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Villa Borghese, no all’espansione della Galleria: “Così si tradisce la storia del parco”

L’idea di costruire nel giardino della villa tradisce, per Francesco Scoppola, lo spirito dell’accordo del 1903, che consegnò il parco ai cittadini con l’impegno di mantenerlo aperto e gratuito. D

L’ipotesi di costruire nuovi spazi nel giardino di Villa Borghese per ampliare la Galleria Borghese viene definita un grave errore urbanistico e culturale, capace di compromettere l’identità storica e paesaggistica della villa anche senza demolire edifici esistenti. L’intervento viene paragonato a una forma di “autolesionismo”, richiamando anche le riflessioni di Italo Calvino sulla speculazione edilizia.

E’ quanto sostiene Francesco Scoppola, Architetto, già direttore generale Belle Arti e Paesaggio del ministero dei Beni culturali, in un articolo su Repubblica sottolineando che Roma non ha bisogno di concentrare i musei in un’unica area, perché possono funzionare efficacemente anche in sedi distanti tra loro.

Scoppola richiama, poi, i vincoli normativi e storici che ostacolerebbero il progetto: le norme di tutela, il piano regolatore e soprattutto gli accordi del 1903 tra Stato e Comune, con cui Villa Borghese venne ceduta alla città a condizione che restasse gratuitamente aperta al pubblico, salvo una limitata area di cinque ettari eventualmente edificabile.

Secondo Scoppola nel tempo diverse porzioni del parco siano già state sottratte alla libera fruizione pubblica, dal Bioparco ad altri edifici e infrastrutture. Per questo, nuovi interventi edilizi vengono considerati un ulteriore danno per cittadini e turisti, oltre che una violazione dello spirito originario dell’accordo stipulato oltre un secolo fa.