Presentata l'indagine congiunturale. I principali fattori di criticità che hanno colpito negativamente le imprese nel 2025 sono l'incremento dei prezzi di materie prime e semilavorati, indicato dal 66,9 per cento delle imprese, l'aumento dei costi energetici, segnalato dal 65,1 per cento delle pmi
Un Lazio che un po’ va e un po’ non va. Il 40,9 per cento delle imprese del Lazio nel 2025 ha registrato un aumento del fatturato, mentre il 29,6 per cento ha subito una contrazione. È quanto emerge dall’indagine di Federlazio, realizzata a maggio scorso su un campione di 500 società e presentata stamattina nella sala del consiglio della Camera di commercio di Roma.
Il 29,5 per cento, infine, ha dichiarato di aver mantenuto i ricavi stabili. Nel dettaglio, la contrazione del fatturato nel 2025, segnalata dal 29,6 per cento delle imprese, ha interessato in particolare il settore dei trasporti e della logistica, dove il 52,5 per cento delle imprese ha dichiarato una diminuzione dei ricavi, e quello manifatturiero, con il 37,1 per cento delle società che hanno segnalato un calo degli introiti.
I principali fattori di criticità che hanno colpito negativamente le imprese nel 2025 sono: l’incremento dei prezzi di materie prime e semilavorati, indicato dal 66,9 per cento delle imprese, l’aumento dei costi energetici, segnalato dal 65,1 per cento delle pmi, l’inflazione, indicata dal 54,3 per cento, le difficoltà derivanti dai conflitti internazionali, segnalate dal 47,3 per cento delle società. Dal 2024 al 2025 le imprese che indicano criticità a causa delle guerre in corso sono triplicate. Non a caso, in un anno nel Lazio le imprese hanno triplicato gli investimenti in efficienza energetica, che passano da un impatto del 3,8 per cento del 2024 sul totale a un impatto dell’11,4 per cento.
Infine, il 14 per cento delle imprese del Lazio teme che, dalla guerra in Iran, possano scaturire effetti tali da mettere a rischio l’intera attività. Dal confronto tra i dati di inizio marzo e quelli di maggio 2026 di Federlazio emerge infatti che la quota di imprese che subisce effetti negativi giudicati di medio-lungo periodo è esplosa, passando dal 4,2 per cento al 27,2 per cento. In questo contesto il 14 per cento degli imprenditori (rispetto al 4 per cento di marzo) teme contraccolpi tali da mettere a rischio l’intera attività aziendale.