Categorie: Economia urbana

Roma mette un freno agli affitti brevi: allo studio tetti per il centro storico

La Capitale prepara un nuovo quadro di regole per case vacanza, bed and breakfast e affittacamere. Con la revisione delle Norme tecniche attuative del Piano regolatore il Comune apre alla possibilità di contingentamenti nelle aree a maggiore pressione turistica, a partire dalla città storica. L’obiettivo è tutelare la residenzialità e contenere l’impatto sul mercato degli affitti.

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Roma prepara il riordino degli affitti brevi. Il Comune sta lavorando a un regolamento che potrebbe introdurre forme di contingentamento per le attività extralberghiere nelle zone dove il fenomeno ha raggiunto livelli di maggiore concentrazione, in particolare nel centro storico e nell’area compresa entro le Mura Aureliane.

La disciplina è ancora in fase di approfondimento tecnico e sarà definita sulla base di alcuni indicatori, tra cui l’indice di saturazione del territorio. Al tavolo partecipano l’amministrazione capitolina, l’Avvocatura, docenti della Sapienza e tecnici dei dipartimenti Urbanistica, Patrimonio e Turismo.

«Siamo a un passaggio storico per Roma e per la pianificazione urbanistica della città», ha spiegato l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia, sottolineando la necessità di preservare l’identità della città storica e, allo stesso tempo, favorire il ritorno della residenzialità.

Le nuove regole urbanistiche

La revisione delle Norme tecniche attuative del Piano regolatore generale introduce già alcune limitazioni ai cambi di destinazione d’uso verso le attività turistico-ricettive. Viene inoltre creata una specifica sottocategoria urbanistica per le attività extralberghiere.

In pratica, case vacanza, affittacamere e bed and breakfast vengono ricondotti fuori dalla categoria residenziale e classificati come attività commerciali a vocazione turistica. Inoltre, gli immobili che passano da destinazione non residenziale a residenziale non potranno essere utilizzati successivamente per attività ricettive.

La nuova disciplina lascia inoltre spazio a ulteriori misure restrittive che potranno essere introdotte con il futuro regolamento comunale, in attesa di un intervento normativo nazionale dedicato alle grandi città d’arte e ai capoluoghi metropolitani.

La pressione sugli affitti residenziali

Il tema degli affitti brevi si intreccia con la crescente tensione sul mercato abitativo romano. Secondo l’ultimo osservatorio di Immobiliare.it sugli affitti transitori delle camere nelle grandi città, Roma è tra le poche metropoli dove i prezzi continuano a salire: nell’ultimo anno il costo medio di una stanza singola è aumentato del 7%, raggiungendo 615 euro al mese.

La Capitale si colloca così al terzo posto tra le città analizzate, dietro Milano e Firenze. Nel centro storico il canone medio arriva a 733 euro mensili, con una crescita del 9,1% su base annua. Seguono Parioli-Flaminio, con 730 euro al mese (+7,9%), e l’area Corso Francia-Vigna Clara-Fleming-Ponte Milvio, salita a 724 euro (+31,4%).

Il nodo della trasformazione urbana

Per il Comune la revisione delle regole rappresenta uno strumento per governare la crescita delle attività extralberghiere e distinguere con maggiore chiarezza la funzione abitativa da quella ricettiva.

«Introduciamo maggiore chiarezza e certezza delle regole», ha aggiunto Veloccia, indicando tra gli obiettivi della riforma la rigenerazione urbana, il recupero del patrimonio edilizio esistente e la tutela del territorio. La sfida resta quella di trovare un equilibrio tra lo sviluppo turistico della Capitale e la disponibilità di abitazioni per chi vive in città.