Secondo gli esperti, non è escluso che gli animali rinvenuti siano nati direttamente all’interno della riserva di Torre Flavia
foto da Facebook
Con l’arrivo dei primi caldi, le tartarughe azzannatrici avvistate nella zona umida di Torre Flavia, a Ladispoli, potrebbero essersi spostate dai canneti verso aree più esposte al sole. Come riporta il dorso locale di Repubblica, però, la presenza di più esemplari nello stesso habitat apre uno scenario ben più delicato: quello di una possibile riproduzione in natura.
Secondo gli esperti, non è escluso che gli animali rinvenuti siano nati direttamente all’interno della riserva. Un’ipotesi che dovrà essere verificata attraverso analisi genetiche, ma che già ora suscita forte preoccupazione tra chi monitora l’area protetta.
A spiegare il quadro è Corrado Battisti, responsabile del sito: i ritrovamenti sono insoliti per un’area così circoscritta e potrebbero essere collegati a una grande femmina recuperata circa tre anni fa. Se questa ipotesi fosse confermata, si tratterebbe della prima generazione di tartarughe azzannatrici riprodottasi spontaneamente in loco.
Anche i Carabinieri Cites invitano alla cautela. Il maggiore Matteo Brovelli sottolinea che non esistono ancora prove definitive di parentela tra gli esemplari, ma le differenze di dimensioni rendono plausibile questa possibilità. Saranno gli esami sul Dna a chiarire se si tratta di individui appartenenti allo stesso nucleo.
Gli animali recuperati sono stati trasferiti al Centro Carabinieri Biodiversità di Fogliano, in provincia di Latina, e non saranno reintrodotti in natura: la specie, infatti, è considerata invasiva e potenzialmente pericolosa sia per l’uomo sia per gli equilibri degli ecosistemi locali.
La tartaruga azzannatrice, originaria di altri continenti, è oggi vietata alla detenzione privata in Italia. Il problema nasce spesso dall’abbandono illegale di esemplari in ambienti naturali, dove possono proliferare senza predatori, entrando in competizione con la fauna autoctona e alterando gli habitat.
Per affrontare la situazione, nelle prossime settimane verranno avviati studi più approfonditi sulla morfologia e sul patrimonio genetico degli esemplari, con l’obiettivo di capire se esista una popolazione stabile nella riserva. Parallelamente, si stanno valutando sistemi di cattura mirati, come le cosiddette “basking trap”, piattaforme galleggianti che sfruttano l’abitudine delle tartarughe di esporsi al sole per intercettarle in sicurezza.
Le autorità raccomandano massima prudenza: in caso di avvistamento, è fondamentale non avvicinarsi né tentare di catturare l’animale. Occorre invece mantenere le distanze e segnalare immediatamente la presenza ai Carabinieri Forestali o al numero unico di emergenza, prestando particolare attenzione anche agli animali domestici.