La desertificazione commerciale colpisce Roma proprio al cuore: troppi negozi chiudono e le vie di sera sono buie e tristi. Se il Campidoglio non corre ai ripari la Capitale sarà un guscio vuoto
Non c’è niente da contestare a quanto dichiarato da Confcommercio quando descrive, con preoccupazione, quel fenomeno che si definisce “desertificazione commerciale”.
Gran brutta cosa la chiusura di un negozio, ma quando questo fatto va moltiplicato per N volte vuol dire che la Città, la nostra Città, sta decadendo nel buio di vetrine spente e vuote.
Il centro storico dovrebbe essere il cuore pulsante di Roma ma, purtroppo questo cuore dà segni di vita solamente grazie ai gruppi di turisti e poi, spariti quelli, a noi cittadini resta davvero ben poco.
Il presidente di Confcommercio Roma, Pier Andrea Chevallard nota come questa continua riduzione del numero dei negozi è un segnale d’allarme grave che coinvolge, non solo la cittadinanza ma, soprattutto l’immagine stessa della Città. Voi andreste a visitare una grande capitale ben sapendo che le possibilità di shopping o solo di sbirciamento terminano tassativamente alle 19, se non prima e che troppi negozi osservano la famosa pausa pranzo? E questa sarebbe l’offerta irresistibile del nostro centro storico? Se a queste abitudini di tutto comodo ci aggiungiamo: trasporto più che inadeguato, ztl penalizzante, posteggi inesistenti, taxi fantasma, vedete bene che nel possibile acquirente salgono rabbia e sconforto, tali da fargli scegliere il meno soddisfacente ma più comodo on line. Poi, se proprio uno vuol provare e toccare l’oggetto del desiderio va al centro commerciale. E con questo finisce la favola del negozio di prossimità come quella del super brand, perchè per confondere sempre più le acque del girovagare e acquistare, il mondo delle transazioni si è inventato anche gli outlet dove le grandi marche assumono prezzi meno rovinosi pur mantenendo evidente lo stile e il nome del brand.
Roma, poi, non ha tante strade dedicate allo shopping di qualità che spesso si riduce ai 300 mt di via Condotti, davvero pochini per quella che amiamo definire “caput mundi”. Via del Babuino ha perso praticamente la sua allure e, a qualche nome valido, si affiancano ormai sempre più spesso, negozi/finti outlet se non, addirittura buchi con merci tipiche dei mercati; la sera poi, la strada, è buia, triste e buona solo per i mezzi Ama.
Confcommercio propone una Agenda urbana capace di coordinare le politiche di rigenerazione urbana, valorizzare i distretti del commercio e promuovere una logistica sostenibile, tutte cose che sono state suggerite più e più volte al Campidoglio e che sono state regolarmente disattese; come effetto di questa sordità istituzionale a Roma, negli ultimi cinque anni, sono stati chiusi circa 15.000 negozi, secondo le stime di Confartigianato, senza contare la violenta decrescita del numero degli ambulanti. E’ evidente che la Capitale non ha bisogno della Bolkestein per segare le gambe al commercio e alla qualità della vita dei cittadini.
Salgono, intanto, con un certo successo servizi di alloggio e ristorazione che sono cresciuti del 5,8% con circa 18mila attività in più concentrate in particolare sul fronte della ristorazione (+17,1%). Un mondo nuovo che si regge sul continuo via vai di turisti che ignorano gli alberghi tradizionali (9,5%) preferendo altre forme ricettive (+ 92%.) e che spendono poco e niente sul fronte del commercio.
La desertificazione commerciale, così come si annuncia, porterà anche disamore e degrado, buio e declino in chi ha amato e creduto nella nostra Città