Shopping smisurato a Roma, assessore Veloccia studia nuove metrature dei negozi

Secondo la proposta dell'assessore Maurizio Veloccia di portare il limite massimo di metratura per i negozi nel centro storico fino a 1.000mq farebbe sparire i negozi di paccottiglia e bangla-market e farebbe arrivare in Città una gran quantità di super-brand

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A volte dal Campidoglio sgorgano le “pensate” e le proposte più strane e sorprendenti che mente politico/amministrativa possa generare; ed è così anche questa volta con la dichiarazione dell’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia circa la metratura che dovrebbero avere i negozi del centro storico. Secondo l’assessore sarebbe cosa buona e giusta che gli spazi commerciali in questione avessero superfici superiori alle attuali, fino a 1000mq perché, così e secondo lui, sparirebbero i negozietti di cianfrusaglie e anche quei mini mini market che infestano la Città.

Va detto che le licenze ai bangla-market sono stati, con piena coscienza, rilasciate proprio dal comune che ora ne prova sdegno ma che, di contro, ha incentivato quelle poche edicole rimaste a vendere qualunque souvenir pur di sopravvivere. Assessore, mi creda, la paccottiglia è la stessa, precisa identica; allora o Roma si dichiara città souvenir free, o ognuno campa come può e soprattutto seguendo la domanda commerciale dei turisti.

Secondo Veloccia questo incremento di metratura sarebbe un incentivo per i grandi brand ad aprire nuovi e scintillanti monomarca di cui la nostra Città gli pare carente. Se per Città intende via Condotti, purtroppo, arriva in ritardo perché non ci sono più spazi liberi, se, invece, vuole allargare il bacino di fruibilità allora deve cominciare da molto lontano intervenendo sulla qualità attuale dei negozi di via del Babuino e di quello sfacelo che è via del Corso.

Prima di questa esaltante dichiarazione la metratura massima dei punti vendita era di 250 mq, portarla a 1000 è un bel salto e visti i prezzi che girano in centro, per di più aumentati del 22% negli ultimi anni, ci dobbiamo aspettare o una mano santa, proprio dal Campidoglio per sanare la differenza dell’affitto, o l’arrivo di un colosso qualsiasi. E, a questo punto, sarà necessario farci andar bene tutti, ma proprio tutti.

Tante le contestazioni a questa sortita dell’assessore, da parte di gruppi di commercianti e di sindacati di categoria che meglio di tutti conoscono la realtà del centro storico.

La Capitale, ahimè, ha fondato le sue fortune, quasi esclusivamente, sui lasciti monumentali di chi ci ha preceduto non riuscendo a concepire anche un proprio lato commerciale di alto livello.

Sono tantissime le capitali e non che hanno realizzato, senza traumi, la quadratura fra arte/cultura e shopping, pensate a Parigi o a Londra o anche solo a Milano dove il quadrilatero della moda è uno dei sistemi trainanti della città.

Altra obiezione al pensiero dell’assessore Veloccia: oltre ai bei negozi che ha immaginato ha, per caso, trovato un accordo con l’assessore alla mobilità così da rendere l’accesso al centro almeno possibile? Se non ci sono mezzi pubblici o taxi la gente non si sposta e non c’è grande marchio che valga la pena di muoversi. Ecco allora che l’e-commerce cresce a dismisura e batte qualunque spazio su strada.

E tanto per chiudere in bellezza vorrei far presente all’assessore la situazione drammatica della Galleria Alberto Sordi, dove di spazi liberi ce ne sarebbero a volontà, ma oltre a quella decina di naufraghi presenti, nessun grande/medio brand si è mai fatto avanti per aprire vetrine e mettere insegne. Perché non ripartire, proprio, da quello che viene definito “il salotto” di Roma?

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