Un comitato per ribadire la propria estraneità all’associazione mafiosa stabilita dalla Corte d’Appello di Roma sul processo di Mafia Capitale. È questa l’iniziativa intrapresa da alcuni imputati nel processo che stabilirà – dopo il terzo grado di giudizio – la presenza o meno di una mafia autoctona attiva tra politica, cooperative, colletti bianchi e criminalità a Roma. Fanno parte del comitato Claudio Bolla, Claudio Cardarelli, Carlo Guarany e altri imputati – in passato legati alle coop di Salvatore Buzzi – ritenuti colpevoli dalla Corte d’Appello di associazione a delinquere di stampo mafioso prevista dall’articolo 416 bis del codice penale.
L’11 settembre 2018, la terza sezione della Corte d’Appello di Roma ha ribaltato la decisione del primo grado – che stabiliva la presenza di due associazioni a delinquere distinte ma non mafiose – riconoscendo invece l’associazione a delinquere mafiosa. L’indagine ‘Mondo di Mezzo’ è una storia di mafia o di corruzione? In attesa della decisione della Cassasione, alcuni imputati si sono organizzati per far conoscere all’opinione pubblica la loro verità e le proprie tesi difensive. E lo hanno fatto con modalità diverse, in parte supportati dal Partito Radicale e da Nessuno Tocchi Caino, realtà storicamente garantiste e attente a dar voce a imputati e condannati. Bolla e Guarany, per esempio, sono intervenuti al congresso del partito di Marco Pannella e Rita Bernardini che si è svolto a fine febbraio a Roma.
Caldarelli, difeso dal presidente della Camera Penale di Roma Cesare Placanica, ha scritto un libro sulla vicenda processuale che lo riguarda e che è stato presentato assieme al proprio legale, al giornalista del Corriere della Sera Giovanni Bianconi e a Sergio D’Elia, il fondatore di Nessuno Tocchi Caino. Il Comitato Antimafia Capitale si riunirà in occasione del convegno “Corruzione=Mafia? – Riflessioni sulla sentenza Mafia Capitale e la Spazza Corrotti” previsto per il 28 marzo, alle ore 10,00, presso la sede del Partito Radicale a Via di Torre Argentina.