Al momento in cui nel maggio 2017 uccise la sua compagna, Francesco Carrieri “versava in condizioni tali da almeno grandemente scemare la capacita’ d’intendere e volere” e in considerazione della buona risposta alla terapia farmacologia gestita negli ultimi due anni in carcere, “si puo’ escludere la pericolosita’ sociale in senso psichiatrico, a condizione che non interrompa le cure”. Sono le conclusioni cui sono giunti gli psichiatri Gabriele Sani e Massimo Di Genio, incaricati dalla prima Corte d’assise d’appello di Roma di verificare la capacita’ d’intendere e volere di Francesco Carrieri, il direttore di banca romano che il primo maggio 2017 uccise la compagna Michela Di Pompeo, insegnante della prestigiosa Deutsche Schule, nella sua abitazione di via del Babuino, nel centro storico di Roma.
L’uomo e’ stato condannato a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato, dopo una sentenza emessa dal gup capitolino a conclusione del rito abbreviato; adesso aspetta il pronunciamento dei giudici d’appello che arrivera’ a fine novembre. I due psichiatri, secondo quanto si e’ appreso (il processo si svolge a porte chiuse), erano chiamati a confrontarsi con gli accertamenti tecnici disposti ed effettuati in sede d’indagine e nel corso del rito abbreviato. In sostanza, due consulenti tecnici (i professori Stefano Ferracuti e Maurizio Marasco) conclusero per la parziale infermita’ di mente, mentre il perito nominato dal gup (Gianluca Somma) per la totale capacita’.
Il fatto che i medici avevano valutato l’imputato cronologicamente in tempi diversi – i primi al momento dei fatti, l’altro dopo un anno – ha portato i giudici d’appello a disporre la perizia collegiale oggi discussa in aula. Era il primo maggio 2017 quando, al culmine di una lite, Carrieri colpi’ la compagna con un peso da palestra, uccidendola sul colpo. Fu lo stesso Carrieri, dopo l’arresto, ad ammettere la sua responsabilita’. Secondo quanto al tempo si apprese, disse di avere colpito la compagna al culmine di una lite scaturita dal suo timore di essere lasciato solo.