Gli scorci futuristi e poetici dalla Metro A di Roma

Operazione involontaria di avanguardia artistica sotto la metropolitana della Capitale

I trasporti pubblici di Roma non riservano solamente brutte sorprese, disagi o situazioni al limite della vivibilità. Alternate da sorprese inaspettate o arrivi improvvisi che smentiscono il pessimismo cosmico che aleggia tra gli utenti del tpl capitolino. Perché tra le due dimensioni, quella dello sconforto e quella dell’esaltazione, ce n’è una intermedia. Un pendolo che ogni tanto si ferma, senza ragione, sfidando le leggi della fisica. È la dimensione  delle visioni mistiche, surreali, dell’immagine fuori contesto, dell’astrazione totale dall’ambiente in cui ci si trova.

È il caso di una foto scattata da Natalia Laterza e gentilmente concessa a Radiocolonna. Quello che sembrerebbe un pasticcio cacofonico in realtà è avanguardia pura, un gioco di parole – frutto del caso, o così ci piace immaginarlo – che colpisce lo spettatore e infonde un senso di ottimismo. Ottimismo surreale, ma pur sempre ottimismo. Di fronte a una scritta che il pendolare vede tutti i giorni e che suscita sentimenti legati alla routine, alla calca, al disagio e ai tratti meno avvincenti della quotidianità, l’involontario gioco di parole distoglie l’attenzione dalla noia quotidiana e lancia un messaggio chiaro: non legare i tuoi pensieri a Termini, Anagnina o Battistini ma pensa a Lucio Battisti.

Battisti ripetuto quattro volte, come il grido ‘campioni del mondo’ dopo che si vince un mondiale. Il tutto eliminando da Battistini la desinenza –nì, che poi sarebbe la risposta che ogni buon pendolare darebbe alla domanda “sei fiducioso/a che la metro arrivi presto?”.

Così, tra scale mobili rotte, passeggeri nervosi e banchine stracolme, la metropolitana di Roma ha offerto lo scorcio poetico e futurista che non ci si sarebbe mai aspettati. Come se a Termini, di notte e con la stazione chiusa, si fosse introdotto furtivo Aldo Palazzeschi intento a dare un seguito al suo “Clof, clop, cloch”.

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