Vinitaly: Alfonsi, “la nostra presenza segnale importante verso produttori di Roma e Lazio”

"Il settore vitivinicolo è un asse portante sia per lo sviluppo agricolo sia per il settore del turismo della Capitale", ha detto l'assessora all'Agricoltura partecipando alla 54edizione della fiera del vino più famosa d'Italia.

Vinitaly: assessora Agricoltura Roma, presenza segnale importante per sviluppo settore
Roma, 11 apr 12:00 – (Agenzia Nova) – “La nostra presenza come Roma Capitale alla 54ma edizione di Vinitaly, vuole essere un segnale importante di attenzione nei confronti dei 58 produttori di Roma e Lazio con cui lavoreremo per fare sistema attraverso la nostra food policy“. Lo dichiara in una nota Sabrina Alfonsi, assessora all’Agricoltura, ambiente e ciclo dei rifiuti di Roma Capitale.

“Il settore vitivinicolo è un asse portante sia per lo sviluppo agricolo sia per il settore del turismo della Capitale. Abbiamo aderito nuovamente non a caso – dopo 4 anni di assenza – all’associazione Città del Vino, con l’obiettivo di sostenere e promuovere le eccellenze enologiche e le produzioni dei vigneti urbani ed extraurbani. A questa si aggiunge, tra l’altro, l’adesione all’associazione nazionale città dell’Olio, la promozione del primo Festival del carciofo romanesco e l’istituzione di un Consiglio del Cibo, tutte azioni che puntano alla valorizzazione e allo sviluppo delle produzioni del più grande comune agricolo d’Europa e a rafforzare la rete dei produttori e del comparto della ristorazione con una ricaduta importante sui settori dell’enogastronomia e dell’enoturismo”.

Coldiretti, da Lugana a Grillo la top ten vendite

La spinta all’autosufficienza alimentare si allarga anche alle vigne e gli italiani riscoprono i vini autoctoni che occupano tutti i primi dieci posti delle bottiglie che hanno fatto registrare il maggior incremento dei consumi in volume, con il Lugana lombardo ad aumentare le vendite del 34% nell’ultimo anno, davanti all’Amarone (+32%) e al Valpolicella Ripasso (+26%) entrambi veneti. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Infoscan Census relativi all’anno terminante a gennaio 2022, diffusa in occasione del Vinitaly con l’esposizione delle bottiglie che hanno messo a segno le migliori performance a Casa Coldiretti di fronte all’ingresso della struttura fieristica .

La speciale top ten evidenzia risultati sorprendenti con un profondo cambiamento nelle abitudini di consumo degli italiani che in tempo di pandemia e tensioni internazionali – sottolinea la Coldiretti – premiano anche negli acquisti di vino le produzioni legate al territorio, da quelle più blasonate a quelle che negli ultimi anni hanno saputo conquistarsi un fiorente mercato. Nella classifica dei primi dieci vini che nel periodo considerato in Italia hanno fatto registrare il maggior incremento delle vendite, infatti, nessuno è internazionale.

Nel tempo della globalizzazione gli italiani bevono “patriottico” come dimostra il fatto che al quarto e quinto posto ci sono il Nebbiolo piemontese (+22%) e il Vermentino della Sardegna (+22%), davanti alla Ribolla del Friuli Venezia Giulia (+19%), al Sagrantino dell’Umbria (+16%), alla Passerina marchigiana (+14%), con Brunello di Montalcino della Toscana e Grillo di Sicilia a chiudere la top ten entrambi con una crescita del 13%. Complessivamente l’ultimo anno fa segnare un incremento del 2,1% in valore delle vendite di vino nella Grande distribuzione, secondo l’analisi Coldiretti su dati Iri Infoscan Census, trainato soprattutto dagli spumanti che mettono a segno un balzo del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Si tratta della conferma – sottolinea la Coldiretti – della alta qualità offerta lungo tutta la Penisola grazie alla biodiversità e alla tradizione millenaria della viticoltura tricolore. “Il futuro dell’agricoltura italiana ed europea dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività territoriali che sono state la chiave del successo nel settore del vino dove hanno trovato la massima esaltazione” ha affermato Ettore Prandini, presidente della Coldiretti, nel sottolineare che si tratta di “un patrimonio del Made in Italy che va valorizzato e difeso anche a livello internazionale”.

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