La giornata del sindaco Roberto Gualtieri è stata lunga. La più lunga da quando ha messo piede in Campidoglio scrive oggi il dorso locale di Repubblica. Prima, in mattinata, il confronto con la maggioranza. Poi la prova dell’aula Giulio Cesare. Quindi ore di interventi a favore e contro il piano con cui il sindaco promette di chiudere il disastrato, di fatto inesistente, ciclo dei rifiuti di Roma. A fine giornata, terminato anche il pit stop che lo ha portato alla presentazione del libro del ministro Dario Franceschini alla Galleria Alberto Sordi, è il momento di tirare le somme.
“Abbiamo presentato un piano organico e completo. Una svolta storica per la città, per il Paese”, spiega l’inquilino del Campidoglio. Un progetto con una grossa sorpresa. Quando tutti si attendevano l’annuncio della location della nuova discarica, è arrivata la notizia del termovalorizzatore. Una scelta, assicura a Repubblica il primo cittadino, più che ponderata.
“Abbiamo lavorato intensamente in questi mesi, analizzando le caratteristiche del ciclo dei rifiuti di Roma. Abbiamo raggiunto questa soluzione dopo una serie di valutazioni molto approfondite, tenendo conto di tutti gli ultimi sviluppi tecnologici. La dotazione impiantistica che abbiamo scelto ci permetterà di raggiungere l’obiettivo “discarica zero”, come chiede l’Europa”.
Qui si apre la spaccatura. La giunta e il Pd capitolino sono compatti, non hanno dubbi sulla decisione del sindaco. Le opposizioni, invece, attaccano a testa bassa. Ricordano a Gualtieri che il termovalorizzatore non era nemmeno previsto nel programma elettorale.
“Abbiamo sempre detto che avremmo realizzato impianti per la chiusura del ciclo – replica a Repubblica il primo cittadino dem – con le migliori tecnologie possibili. Nel mio discorso in consiglio comunale per la presentazione delle linee programmatiche ho indicato chiaramente la necessità di potenziare la valorizzazione energetica dei rifiuti, a partire dal termovalorizzatore Acca di San Vittore. Vedo linearità e serietà nella nostra scelta. E sento la responsabilità di chiudere questa saga che dura da troppi anni. Non posso accettare che Roma non risolva questo problema, che resti una capitale costantemente a rischio a causa di un’assenza di impianti che continua a drenare risorse. Voglio essere l’ultimo sindaco di questa città a dover passare parte importante delle proprie giornate a cercare sbocchi costosissimi per i rifiuti in giro per l’Italia e per l’Europa”.
Tempi e costi. Da ex ministro dell’Economia e oggi tanto da sindaco che da commissario straordinario per il Giubileo del 2025, Gualtieri ha già fatto i conti.
“L’impianto avrà un alto margine di sostenibilità e ritorni positivi. Stiamo lavorando con il governo e la Regione per definire il percorso e le procedure straordinarie per garantire massima rapidità per la realizzazione del piano, anche alla luce della scadenza del Giubileo. Orientativamente l’investimento si aggirerà sui 6-700 milioni di euro”.
Uno sforzo importante – scrive Repubblica – per un impianto che le opposizioni (ma pure qualche consigliere di maggioranza) hanno bollato come “passato” o “medievale”.
“Basta girare per tutte le grandi città europee per vedere che non è così”, replica il sindaco. Che poi, a chi propone come soluzione impianti a dissociazione molecolare, risponde così: “Purtroppo è facile fare riferimenti a tecnologie affascinanti ma che non rappresentano alternative solide e coerenti. Abbiamo preso a riferimento ogni soluzione. Ci siamo confrontati con le esperienze di Torino e Bolzano, Amsterdam e Copenhagen. Le più recenti innovazioni tecnologiche ci permettono di abbattere al massimo le emissioni, eliminando quelle dei tir per il trasporto dei rifiuti, dei Tmb e per la gestione di ipotetiche nuove discariche. La conclusione a cui siamo arrivati è quella più solida. Si tratta di un piano avanzato. Il resto è propaganda”.
Intanto il M5S, dall’assessora regionale Roberta Lombardi in giù, alza le barricate.
“Ho letto la sua dichiarazione e ho ascoltato gli interventi critici in consiglio. Ma quello che viviamo ora è l’espressione di anni di immobilismo. Il piano regionale dei rifiuti è stato condizionato dai dati sbagliati e non corretti forniti da Roma, la responsabilità è dell’amministrazione precedente”.
Prima di chiudere – conclude l’articolo di Repubblica – Gualtieri lancia un monito a se stesso: “Quando abbiamo pensato alla capacità del termovalorizzatore, abbiamo evitato di sovradimensionarla. Tratterà 600mila tonnellate di rifiuti all’anno. Vogliamo vincolarci a un percorso virtuoso di riduzione della produzione dei rifiuti, evitando di sederci sul nuovo impianto. L’obiettivo è portare un modello virtuoso di economia circolare anche a Roma”.