Ucraina: il 5/11 manifestazione a Roma per “fermare le armi”

da piazza della Repubblica fino a San Giovanni

Fermare le armi e dare la precedenza ai negoziati. Lo chiede la Rete italiana per la pace e il disarmo, promotrice il prossimo sabato 5 novembre della manifestazione nazionale “Cessate il fuoco subito, negoziato per la pace” insieme alle realta’ aderenti alla piattaforma Europe For Peace.

“Una manifestazione del popolo” l’ha definita Sergio Bassoli, coordinatore della Rete, presentando oggi la mobilitazione in conferenza stampa presso la Sala della Promoteca in Campidoglio.

Il corteo, che dovrebbe partire alle 12.00 da piazza della Repubblica e arrivare a San Giovanni, “sara’ una manifestazione della societa’ civile italiana, promossa da nessun partito politico. Saranno i benvenuti in piazza ma ricordando sempre che e’ la piazza della societa’ civile, con un protagonismo di associazioni, sindacati e singole cittadine e cittadini che vogliono la pace. La minaccia nucleare scuote tutte le coscienze”. L’appuntamento del 5 novembre, che ha superato le 500 adesioni di realta’ associative tra reti nazionali e associazioni locali, sara’ preceduta da tre giornate di mobilitazione in oltre settanta citta’. “Speriamo che anche i sindaci e i gli amministratori partecipino attivamente, grazie anche all’adesione di Arci. Puntiamo molto sulle realta’ locali per arrivare alle istituzioni nazionali” ha aggiunto Bassoli. Proprio Arci, attraverso le parole del presidente Daniele Lorenzi, ha rimarcato come “non devono esserci dubbi di strumentalizzazioni verso questa manifestazione, che e’ della societa’ civile e di nessun altro. Questa mobilitazione andava organizzata molto prima, pero’ ora l’importante e’ esserci. Noi saremo in piazza con uno striscione con la scritta ‘Pace, pane, pianeta’ – ha anticipato – che saranno anche le parole chiave del nostro congresso nazionale, dal primo al quattro dicembre”.

Oltre ad Arci, centinaia di adesioni tra cui Acli, Cgi, Cisl e Uil, Comunita’ di Sant’Egidio, Sbilanciamoci, Anpi. Quest’ultima ha rimarcato che “la pace e’ un bene assoluto” nell’intervento del responsabile esteri Fabrizio De Sanctis, che ha sottolineato come “lo sperpero di risorse cosi’ ingenti negli armamenti e’ una sottrazione di risorse da usare contro la poverta’”. Positiva la lettura di Paolo Impagliazzo della Comunita’ di Sant’Egidio: “A differenza di quanto accaduto con la Siria, oggi il popolo della pace sembra prendere un sopravvento, c’e’ bisogno di dare voce a chi e’ vicino a vittime, rifugiati e profughi chiedendo al tempo stesso il cessate il fuoco”.

Per Flavio Lotti della Marcia Perugia-Assisi “e’ la manifestazione di quelli che sanno che esiste un altro modo, un’altra soluzione. La guerra non ha mai risolto nulla. Sappiamo gia’ che purtroppo dovremo fare altre manifestazioni” mentre Rossella Miccio, presidente Emergency, ha sottolineato come “e’ evidente che dobbiamo ridefinire il concetto di sicurezza globale, che non puo’ essere basato sugli armamenti. Nel 2021 il mondo ha speso piu’ di duemila e duecento miliardi di dollari in armi e non c’e’ la pace”. “Non siamo equidistanti ma equivicini a tutte le vittime” ha invece specificato Giulio Marcon di Sbilanciamoci, ricordando che venerdi’ prossimo partira’ proprio dal Campidoglio una fiaccolata per la pace. “Ci auguriamo una discontinuita’ dal nuovo governo e che si ascolti la piazza, dove ci aspettiamo almeno centomila persone” e’ stato l’auspicio di Emiliano Manfredonia, presidente nazionale Acli. Concordi, infine, le tre sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil nel ricordare come le conseguenze economiche delle guerre ricadano sui lavoratori.

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