“Ogni volta che pensiamo che le cose non possono essere più apocalittiche a Gaza, lo sono”. E’ quanto scrive su X Martin Griffiths, responsabile Affari umanitari delle Nazioni Unite, secondo il quale nella Striscia “non c’è alcun posto sicuro, non gli ospedali, non i rifugi, non i campi profughi, nessuno è al sicuro, non i bambini, non gli operatori sanitari, non gli operatori umanitari”.
Intanto le Forze di difesa israeliane stanno pensando di allagare la rete di tunnel di Hamas nella Striscia di Gaza con acqua di mare. Lo rivela il Wall Street Journal, secondo cui nei giorni scorsi cinque grandi pompe idriche sono state installate a nord del campo profughi di al Shati, ognuna delle quali capace di pompare migliaia di metri cubi di acqua di mare. Israele ha informato gli Stati Uniti che stanno lavorando a questa opzione e che stanno studiando la fattibilità del piano e i fattori ambientali.
Idf: raid nel quartier generale di Hamas a Jabalyia
Le truppe israeliane sono avanzate a Jabaliya, nel nord di Gaza, con raid contro il quartier generale della sicurezza di Hamas. A dare notizia dell’operazione sono state le forze di Difesa, spiegando che la 162ma Divisione ha iniziato ad operare in profondità a Jabalyia dopo aver completato le manovre di accerchiamento del suo campo profughi. Negli ultimi giorni, le truppe hanno lavorato alla distruzione delle strutture usate da Hamas, hanno localizzato razzi ed altre armi, hanno organizzato raid contro gli uomini di Hamas.
Secondo le Forze di difesa, in un’operazione congiunta condotta con lo Shin Bet, i riservisti della 551esima brigata e i commando Shayetet 13 hanno fatto irruzione nel quartier generale della sicurezza di Hamas a Jabaliya e hanno trovato armi, varie attrezzature e intelligence. Le forze aeree hanno continuato ad effettuare attacchi a Gaza: le Idf hanno dichiarato ieri di aver colpito un gruppo di agenti di élite della Nukhba di Hamas durante un’operazione congiunta con la brigata dei paracadutisti.
Secondo l’agenzia di stampa Maan almeno 15 palestinesi sono rimasti uccisi nel bombardamento israeliano contro alcuni edifici a Jabaliya, che ospita il più grande campo profughi nella Striscia di Gaza. La Maan ha denunciando tra l’altro che ci sono notizie di morti e feriti in un altro bombardamento a Gaza City e che l’esercito israeliano avrebbe effettuato un nuovo attacco con munizioni al fosforo bianco a nord e a est della città di Khan Younis, situata nel sud della Striscia.
Nel frattempo altri tre soldati israeliani uccisi nell’operazione nella Striscia di Gaza. Lo hanno reso le Forze di difesa israeliane (Idf), secondo cui si tratta di un ufficiale e due militari del 53mo battaglione della 188ma Brigata corazzata. Sale così a 78 il numero dei soldati israeliani morti da quando è iniziata l’offensiva di terra a fine ottobre.
Wafa: Idf ha ucciso almeno 50 persone a Nuseirat e a Khan Younis
Almeno 50 persone sono state uccise negli attacchi israeliani contro il campo profughi di Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza, e a Khan Younis, nel sud dell’enclave. Lo ha riferito l’agenzia di stampa palestinese Wafa, secondo cui decine di feriti sono stati portati d’urgenza all’ospedale Nasser di Khan Younis.
Usa: Hamas non vuole rilasciare donne perché teme denunce stupri
Hamas non vuole liberare le altre donne che tiene sequestrate dal 7 ottobre per paura che denuncino casi di stupro da parte dei miliziani. A dichiararlo è stato il portavoce del Dipartimento di stato americano Matthew Miller: “Il motivo per cui questa pausa umanitaria è fallita è che non vogliono che queste donne possano parlare di quello che è successo durante il loro periodo di prigionia”, ha dichiarato in conferenza stampa.
Miller ha spiegato di non avere alcun motivo per dubitare delle informazioni relative agli stupri commessi da Hamas, sottolineando che i miliziani hanno commesso “ogni tipo di atrocità” dal 7 ottobre. “La pausa umanitaria, che ha portato al rilascio di ostaggi, è stata negoziata in termini molto chiari e prevedeva che la liberazione di donne e bambini fosse prioritaria, ha poi ricordato. Verso la fine della tregua, Hamas continuava a trattenere le donne di cui era prevista la liberazione. Hanno rotto l’accordo, hanno inventato scuse per giustificarsi”.
“Nessuna di queste scuse era credibile”, ma “certamente uno dei motivi per cui molte persone credono che si siano rifiutati di rilasciarle è che non volevano che si sentisse quello che queste donne avrebbero avuto da dire pubblicamente”, ha concluso.