La crisi del commercio: in Italia negli ultimi 11 anni hanno chiuso 111mila negozi

Soprattutto nei centri storici, dice un'indagine dell'Ufficio studi di Confcommerico. È cresciuto, invece, il numero di attività legate all'accoglienza (alberghi e b&b) e alla ristorazione

Turisti e commercianti al centro storico di Roma.

Negli ultimi 11 anni in Italia sono scomparsi oltre 111mila negozi al dettaglio e 24mila attività di commercio ambulante. È cresciuto, invece, il numero di attività legate all’accoglienza (alberghi e b&b) e i ristorazione. È quanto fotografa l’analisi Demografia d’impresa nelle città italiane, realizzata dall’Ufficio studi di Confcommercio in collaborazione con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, presentata oggi.

Dal 2012 al 2023, si è registrato anche un calo dell’8,4 per cento delle imprese italiane (alberghi e pubblici esercizi) mentre sono cresciute del 30,1 per cento quelle straniere: non a caso, metà della nuova occupazione straniera nell’intera economia (+242 mila occupati) è proprio in questi settori (+120mila).

La riduzione di attività commerciali è più accentuata nei centri storici rispetto alle periferie, sia per il Centro-nord che per il Mezzogiorno. Cambia anche il tessuto commerciale all’interno dei centri storici con sempre meno attività tradizionali (carburanti -40,7 per cento, libri e giocattoli -35,8 per cento, mobili e ferramenta -33,9 per cento, abbbigliamento -25,5 per cento) e sempre più servizi e tecnologia (farmacie +12,4 per cento, computer e telefonia +11,8 per cento), attività di alloggio (+42 per cento) e ristorazione (+2,3 per cento).

La modificazione e la riduzione dei livelli di servizio nei centri storici rende sempre più preoccupante il fenomeno della desertificazione commerciale delle nostre città: nei 120 comuni al centro dell’analisi, negli ultimi 10 anni, sono sparite oltre 30 mila unità locali di commercio al dettaglio e ambulanti (-17 per cento) e la densità commerciale è passata da 12,9 negozi per mille abitanti a 10,9 (-15,3 per cento). Per evitare gli effetti più gravi di questo fenomeno, il commercio di prossimità deve puntare su efficienza e produttività, anche attraverso l’innovazione e la ridefinizione dell’offerta. E resta fondamentale l’omnicanalità, ovvero l’utilizzo anche di un canale online ben funzionante (negli ultimi cinque anni gli acquisti di beni su Internet sono quasi raddoppiati passando da 17,9 miliardi del 2019 a 35 miliardi del 2023). La crescita dell’e-commerce è la maggiore responsabile della riduzione del numero di negozi ma resta comunque un’opportunità per il commercio “fisico” tradizionale.

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