Dopo 31 anni si riapre indagine sull’omicidio di Antonella Di Veroli a Roma

Commercialista uccisa a Roma nel 1994. Familiari, 'fiduciosi'

Un omicidio rimasto irrisolto per 31 anni, sul quale però ora si torna a indagare. La Procura di Roma ha riaperto il procedimento sulla morte di Antonella Di Veroli, la commercialista trovata morta nell’aprile del 1994 nel suo appartamento nel quartiere Talenti. I pm di piazzale Clodio hanno deciso di avviare nuovi accertamenti investigativi alla luce di un’istanza di riapertura delle indagini presentata nell’aprile del 2024 dall’avvocato Giulio Vasaturo, legale dei familiari della vittima. La donna venne uccisa nel suo appartamento di via Federico De Roberto con due colpi di pistola al capo; poi fu chiusa in un armadio, le ante sigillate con del silicone e un sacchetto di plastica le fu posto sulla testa. Un vero e proprio cold case passato alla cronaca come il “delitto dell’armadio”. In base a quanto si apprende, l’ufficio giudiziario guidato da Francesco Lo Voi ha affidato delega ai carabinieri del Nucleo Investigativo. Gli investigatori – così come sollecitato dal legale di parte civile nell’atto trasmesso in procura – sono chiamati ad analizzare una serie di reperti, tra cui dei bossoli di piccolo calibro. Gli inquirenti, inoltre, lavoreranno – sfruttando le nuove apparecchiature investigative – anche su un’impronta individuata su un’anta dell’armadio dove fu trovato il corpo. A scoprire il cadavere, alcuni giorni dopo la morte, furono un fratello e una sorella della vittima, preoccupati per la sua assenza. La donna fu rinvenuta nell’armadio con indosso il pigiama. Di Veroli non morì a causa dei colpi d’arma da fuoco, ma per asfissia, secondo quanto emerso dall’esame autoptico. Quasi subito, le verifiche si concentrarono sulla vita privata della donna, focalizzandosi in particolare su due uomini: il fotografo Vittorio Biffani e Umberto Nardinocchi. Quest’ultimo uscì presto dalle indagini, mentre Biffani – a cui la vittima aveva prestato 42 milioni di lire mai restituiti – venne assolto in via definitiva dalla Cassazione nel 2000, dopo che già nei primi due gradi di giudizio le accuse nei suoi confronti erano cadute. Biffani è morto nel 2003. Sulla riapertura delle indagini, i familiari della commercialista restano cauti, ma non nascondono speranze. “In questo momento non rilascio dichiarazioni per rispetto verso il prezioso lavoro degli inquirenti, nei confronti dei quali io e la mia famiglia riponiamo profonda fiducia e gratitudine”, afferma Carla Di Veroli, sorella della vittima, attraverso il legale.

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