Nel 2023 in Italia sono state prodotte 29,051 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, un dato in aumento dello 0,7% rispetto all’anno precedente: a livello pro-capite parliamo di una media di 496,2 kg/abitante l’anno, con il Sud peninsulare che ha registrato la quota minima di 448,2 kg/abitante l’anno e il Centro quella massima (530,9 kg). Circa 3,8 milioni di tonnellate di rifiuti sono state trattate in regioni diverse da quelle di produzione, mentre il flusso ha viaggiato principalmente dal Centro-Sud verso il Nord.
Gli attuali impianti di trattamento dei rifiuti urbani sono infatti numericamente insufficienti e mal dislocati sul territorio, costringendo il nostro Paese a continui viaggi dei rifiuti tra le regioni, e talvolta anche all’estero, e a ricorrere in maniera ancora eccessiva allo smaltimento in discarica. Emerge dallo studio Rifiuti urbani, fabbisogni impiantistici attuali e al 2035, realizzato da Utilitalia e giunto alla sesta edizione, che si basa sui dati forniti dal Rapporto 2024 di Ispra che si riferisce ai dati del 2023.
Negli ultimi anni, anche grazie alla spinta del Pnrr, evidenzia Utilitalia, si sta assistendo ad un’inversione di tendenza soprattutto sul fronte degli impianti di digestione anaerobica per il trattamento dei rifiuti organici; ma serve un’ulteriore accelerata senza la quale sara’ impossibile raggiungere i target Ue al 2035 che prevedono, sul totale dei rifiuti raccolti, il raggiungimento del 65% di riciclaggio effettivo e un utilizzo della discarica per una quota non superiore al 10%: al momento siamo ad un riciclaggio effettivo pari al 50,8% e ad un ricorso allo smaltimento in discarica pari al 16 per cento.
Il Nord, secondo lo studio di Utilitalia, ha importato circa 2,3 milioni di tonnellate dalle aree del Centro-Sud e già oggi, grazie ai propri impianti, riesce quasi a conseguire i target di conferimento in discarica (12,5%) e di riciclaggio (52,7%) previsti dall’Ue per il 2035 (già ampiamente superato in quelle regioni come Lombardia e Emilia-Romagna che, oltre a vantare risultati molto positivi nel riciclo, hanno dotazioni adeguate di impianti di termovalorizzazione).
Il Centro, il Sud peninsulare e la Sicilia, al contrario, dato il basso ricorso al recupero energetico, mostrano performance ancora piuttosto lontane dagli obiettivi. Il Centro è stato costretto a esportare il 16% (1 milione di tonnellate) della propria produzione di rifiuti, nonostante avvii già in discarica una percentuale estremamente elevata, pari al 30%, ma non in grado di garantire tutta la richiesta. Il Sud ha invece esportato 1,64 milioni di tonnellate, che corrispondono al 27% della propria produzione di rifiuti ma solo per la disponibilita’ elevata di discarica, ora utilizzata per un’alta percentuale, pari al 31,5%.
La carenza e la cattiva dislocazione degli impianti è dunque la prima causa dei viaggi dei rifiuti lungo la Penisola, con importanti costi in termini economici e ambientali. Per trasportare i 3,15 milioni di tonnellate di rifiuti trattati in regioni diverse da quelle di produzione, nel 2022 sono stati necessari 140mila viaggi di camion, pari a 76 milioni di chilometri percorsi: ciò ha comportato l’emissione aggiuntiva di oltre 50.000 tonnellate di CO2 e 75 milioni di euro in più sulla Tari (il 90% dei quali a carico delle regioni del Centro-Sud). Solo nel 2022, oltretutto, l’Italia ha pagato circa 50 milioni di euro per multe dall’Ue per le inadempienze che sono state contestate sulla gestione dei rifiuti.