Sono 26.685 le siringhe utilizzate dai tossicodipendenti e avviate alla pattumiera nei primi sei mesi dell’anno a Roma grazie al progetto “Dove la butto”, promosso dall’unità itinerante di Villa Maraini Croce rossa italiana, con il sostegno del Comune di Roma e la collaborazione della società comunale Zetema. Nel dettaglio si tratta di 23.450 siringhe usate, tra quelle rese e quelle raccolte dagli operatori, e di 3.235 siringhe abbandonate in strada, scovate grazie alle segnalazioni dei cittadini di sette municipi che sono stati coinvolti nella campagna.
Il progetto ha permesso anche di salvare 18 persone dall’overdose in strada e di avviare ai servizi di fuoriuscita dalla dipendenza 19 persone. In tutto gli operatori di Villa Maraini hanno intercettato 37.096 persone che potrebbero aver bisogno di aiuto, hanno fornito 2.980 informazioni su Hiv ed Epatite C, servizi socio-assistenziali e numeri di telefono, hanno svolto 2.220 colloqui di accoglienza, ascolto e primo supporto psicologico, hanno somministrato 24 test rapidi e gratuiti Hiv e Hcv. Inoltre nei primi sei mesi del 2025 sono stati distribuiti anche: 37 fiale di naloxone; 38.146 siringhe sterili, 6.593 kit polmonari, 1.811 preservativi, 6.336 beni alimentari di base distribuiti (latte, biscotti, pasta, pane, scatolame).
I dati sono stati presentati oggi, nel corso di un evento al Teatro Biblioteca del Quarticciolo di Roma. “Per giocare un ruolo sociale di promozione della salute pubblica, bisogna andare incontro a quegli abusatori di sostanze, così patologici, che ancora non hanno la forza di chiedere aiuto. Quindi questa campagna ci ha dato la possibilità di stare ancor di più in strada e di salvare 18 persone da morte per overdose”, ha detto Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini e presidente emerito della Croce rossa italiana.
“Ho conosciuto Villa Maraini grazie al suo camper a Tor Bella Monaca e ho capito il lavoro di prossimità che fate, per arrivare a quelli che chiamo i crocefissi dalla droga, per colpa dei crocefissori che sono i grandi narcotrafficanti. Ecco per me siete come un esercito della salvezza, perché molti di voi si sono salvati dalla droga e ora aiutano gli altri a salvarsi”, ha sottolineato don Antonio Coluccia.