Nella comunità dei venezuelani di Roma i sentimenti sono contrastanti: entusiasmo per la cacciata del dittatore Nicolas Maduro, ma anche apprensione per il futuro del Venezuela.
La chiesa dei venezuelani a Roma
L’ultimo censimento parla di circa 2.500 cittadini del Venezuela nel Lazio, concentrati per l’80 per cento a Roma. Per lo più frequentano la chiesa di Nostra Signora di Coromoto, ai Colli Portuensi, dove oggi, domenica 4 gennaio, si dovrebbe tenere una preghiera per la pace nel Paese.
Quale il futuro del Venezuela?
Una serie si associazioni di sinistra hanno inscenato ieri sera una protesta vicino all’ambasciata USA a via Veneto, esponendo uno striscione “Giù le mani dal Venezuela”. L’associazione Piccola Venezia, che raggruppa molti della comunità a Roma, è discretamente ottimista sul futuro del Paese perché il regime di Maduro in questi anni ha oppresso il Paese. Ma il vero interrogativo di molti è: quale futuro avrà il Paese? Ci sarà un controllo degli USA? Saranno indette presto elezioni democratiche? La vera risorsa del Venezuela, il petrolio, da chi sarà gestita?
Sui social chi attacca la sinistra, chi teme il futuro
La discussione corre sui social. Tra i venezuelani in Italia c’è chi accusa “la sinistra di aver rovinato il Paese”. Sul gruppo San Giovanni Appio Latino, Raquel Salvini scrive: “Neanche a me piace Maduro, ma giustificare un pazzo nazista che invase il mio paese per prendersi il petrolio e instaurare un nuovo regime di destra è una follia )complice il nuovo premio Nobel della pace: amica del criminale Nethanyahu e del megalomane roscio per il quale l’unica legge che vale è quella del più forte)”. José Maria Salvador risponde: “Quando c’erano gli americani stavamo tutti benissimo sono stati gli americani ad aiutare gratis mio padre , gli italiani stavano tutti benissimo c’era ricchezza e poi è arrivato il finto comunismo e è crollato tutto, potevamo uscire tranquilli quando non c’erano i finti comunisti al potere con la loro squadra di tagliatori di teste poi sono arrivati loro e la vita dei migranti e anche dei venezuelani stessi non valeva più niente, erano disposti a tagliarti anche un braccio per prenderti un anello e un orologio”.