Elena Cappellini arriva alla Galleria Vittoria: quando il nero diventa luce

Sette anni di ricerca informale in mostra a Roma. Materia, stratificazioni, gesti: "Radici di Libertà" è una pittura che non racconta ma emerge dal gesto, facendosi spessore e immagine

C’è un momento, nella vita di un artista, in cui la sicurezza diventa una gabbia. Elena Cappellini l’ha capito quando ha smesso di rappresentare il mondo per com’è e ha iniziato a dipingere il mondo per come lo sente. Da quel momento, la sua pittura è cambiata: niente più immagini fedeli e piacevoli, ma superfici che si addensano, si graffiano, si stratificano. Come se la tela fosse una pelle che conserva memoria.

“Radici di Libertà”, la sua prima personale curata da Tiziana Todi, inaugura mercoledì 18 febbraio alle 18:00 alla Galleria Vittoria di Roma e raccoglie sette anni di lavoro, dal 2017 al 2024. Non è una retrospettiva. È piuttosto un percorso dentro un processo: quello di un’artista che ha deciso di abbandonare le certezze e lasciarsi guidare da qualcosa di più viscerale, meno controllabile.

La memoria qui non è nostalgia. È materia concreta che si deposita sulla tela, emerge dal gesto, si fa spessore e ritmo. Cappellini dice di essere partita dalla necessità di “distruggere quella sicurezza” che la teneva legata a una pittura più descrittiva. Ha guardato al Romanticismo, allo Sturm und Drang, a quell’idea di arte come rivelazione interiore più che come rappresentazione del visibile.

Il risultato sono opere in cui la distinzione tra fondo e figura scompare. La superficie diventa un campo unitario, abitato interamente. E il nero – elemento centrale della sua ricerca – non è un colore d’atmosfera ma un’ossatura che addensa lo spazio e lo carica di tensione psicologica.

“Oggi l’equilibrio sarà il fine ultimo e supremo – scrive l’artista – una ricerca che si focalizzerà sulla composizione e la sintesi visiva”. Ma è un equilibrio conquistato attraverso l’accumulo, l’abrasione, la sedimentazione. Come nei titoli delle opere: Dreams from the Past (2017), Disconnected Memories (2020), La persistenza del ricordo (2023), fino a La funzione del presente (2024), dove la tecnica mista trasforma la superficie in un archivio stratificato.

“La memoria non viene illustrata, ma costruita”, ha spiegato la curatrice Tiziana Todi. “Qui la materia conserva la storia del gesto e la trasforma in struttura. La pittura diventa un luogo di resistenza silenziosa, dove l’opera resta autonoma perché necessaria”.

Nata a Roma nel 1987 e cresciuta a Colonna, nei Castelli Romani, Cappellini si è formata al Liceo Artistico Giorgio de Chirico e all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove ha conseguito la laurea specialistica in Pittura. Vive e lavora a Roma. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 6 marzo 2026.

© StudioColosseo s.r.l. - studiocolosseo@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014