«La magia di Hamleys si è dovuta prendere una pausa inaspettata, grazie per la vostra pazienza». Con questo messaggio il celebre negozio di giocattoli di Roma, aperto meno di due anni fa nella Galleria Alberto Sordi, ha annunciato la chiusura. L’avviso all’ingresso, sobrio e quasi scusante, non faceva trapelare le reali difficoltà: Hamleys, in realtà, non riaprirà più i suoi punti vendita italiani.
La decisione della catena inglese riguarda non solo Roma, ma anche Milano e Bergamo, insieme ad altri 26 negozi sparsi per l’Europa, per un totale di 29 chiusure.
Per la Galleria Alberto Sordi, recentemente rinnovata, la perdita di Hamleys è un duro colpo. Il negozio occupava 1.360 metri quadrati distribuiti su tre piani, sostituendo la storica libreria Feltrinelli, e rappresentava, assieme a Uniqlo, una delle principali attrazioni del nuovo salotto commerciale di via del Corso.
La chiusura comporta anche conseguenze occupazionali: circa 20 lavoratori del punto vendita romano sono stati informati solo pochi giorni prima, senza preavviso. L’Unione sindacale di base ha commentato che, sebbene la società abbia parlato di «temporanea difficoltà economico-finanziaria» e di strumenti per la regolazione della crisi, per i dipendenti la notizia è stata «una doccia fredda, un fulmine a ciel sereno che ha lasciato decine di persone in balia di dubbi, paure e totale assenza di garanzie occupazionali».
Nonostante il fatturato globale di Hamleys fosse in crescita – 53,3 milioni di sterline nell’ultimo esercizio – la storica catena, fondata nel 1760 e considerata il più antico negozio di giocattoli del mondo, saluta così i suoi clienti romani e lascia un vuoto nella Capitale e nella Galleria Alberto Sordi.