La Cassazione ha assolto il colonnello Lorenzo Sabatino nell’ambito del processo sui depistaggi legati alla morte di Stefano Cucchi. L’ufficiale, che aveva rinunciato alla prescrizione, è stato prosciolto perché il fatto non costituisce reato: la Quinta sezione penale della Suprema Corte ha accolto la richiesta della procura generale, che aveva contestato la solidità della condanna emessa in appello.
Per tutti gli altri la situazione rimane invariata: i ricorsi di De Cianni e Di Sano sono stati rigettati, mentre per il generale Casarsa, Cavallo e Soligo resta la prescrizione.
È l’ultimo atto – almeno per ora – del lungo processo sui depistaggi che seguirono la morte di Stefano Cucchi, il trentunenne romano arrestato nell’ottobre 2009 e deceduto una settimana dopo all’ospedale Sandro Pertini. Una vicenda che ha attraversato l’Italia per oltre un decennio, diventando simbolo delle storture che possono annidarsi dentro le istituzioni.
Il procedimento, istruito dal pm Giovanni Musarò, aveva messo sotto accusa una catena di condotte — falso, favoreggiamento, omessa denuncia, calunnia — che secondo l’accusa servirono a coprire quanto accaduto a Cucchi dopo il fermo. Una storia in cui la verità ha faticato enormemente a farsi strada, e che ancora oggi, a sentenza definitiva, lascia un senso di incompiuto.