Pur accogliendo positivamente la temporanea riduzione delle accise sui carburanti varata dal Governo, il mondo agricolo resta privo di interventi specifici e mirati. È quanto denuncia la Cia-Agricoltori Italiani, attraverso il presidente nazionale Cristiano Fini, che torna a sollecitare misure urgenti per il comparto.
“L’agricoltura resta tra i settori più esposti e vulnerabili alle crisi belliche ed energetiche – afferma Fini –. Per questo chiediamo con urgenza un credito d’imposta per l’acquisto di gasolio agricolo nei prossimi mesi, insieme a una strategia strutturale e di lungo periodo che parta anche dal Consiglio Ue in corso a Bruxelles”.
La richiesta non è nuova: Cia l’aveva già formalizzata in occasione della conversione in legge del Dl Bollette, subito dopo lo scoppio della guerra in Iran, con un emendamento specifico attualmente all’esame della Commissione Bilancio della Camera.
Il contesto, sottolinea l’organizzazione agricola, è particolarmente critico. Il settore primario continua a fare i conti con gli effetti dei cambiamenti climatici, con una filiera che fatica a riconoscere il giusto valore ai produttori e con un’escalation dei costi energetici. Le tensioni in Medio Oriente hanno aggravato ulteriormente la situazione, facendo lievitare i prezzi di gasolio, energia e fertilizzanti, questi ultimi sempre più difficili da reperire.
Secondo Cia, il rischio concreto è quello di compromettere la continuità aziendale di molte imprese agricole, con ricadute dirette sulla tenuta economica, sociale e ambientale di interi territori, in particolare nelle aree rurali e più fragili del Paese.
Da qui l’appello anche all’Europa. “Abbiamo aspettative importanti dal Consiglio europeo – conclude Fini – affinché si agisca in modo coordinato, accelerando sul dossier fertilizzanti, valutando eventuali deroghe al CBAM e introducendo misure straordinarie a sostegno del reddito degli agricoltori”.
A confermare la crescente vulnerabilità del comparto sono anche i dati Istat. Tra il 2010 e il 2021, la spesa media annua per energia motrice si attestava intorno ai 3,2 miliardi di euro. Nei tre anni successivi, segnati dalle crisi geopolitiche ed energetiche, i costi sono però schizzati: oltre 6,3 miliardi nel 2022, 5,5 miliardi nel 2023 e 4,4 miliardi nel 2024.
Complessivamente, nel triennio 2022-2024, l’agricoltura italiana ha sostenuto un aggravio superiore ai 6,5 miliardi di euro rispetto alla media del decennio precedente, considerando carburanti, energia elettrica, combustibili per il riscaldamento e lubrificanti. Un peso crescente che rende sempre più urgente un intervento concreto e strutturale a sostegno del settore.