La sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia — bocciata col 53,7% dei no — accelera la resa dei conti interna al governo. Nel giro di poche ore si sono dimessi il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e il capo di gabinetto del ministero Giusi Bartolozzi. E ora Giorgia Meloni preme apertamente per le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè.
La nota di Palazzo Chigi non lascia spazio a interpretazioni: la presidente del Consiglio «auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal ministro del Turismo Daniela Santanchè». Un invito che nei fatti suona come un ultimatum, tanto più significativo perché arriva mentre Meloni si prepara a partire per Algeri per una missione diplomatica delicata.
Le dimissioni di Delmastro
Delmastro e Bartolozzi hanno formalizzato il passo indietro dopo un incontro nel tardo pomeriggio con il ministro della Giustizia Carlo Nordio negli uffici di via Arenula. Il sottosegretario, considerato uno dei fedelissimi della premier, era finito sotto pressione per le polemiche legate al ristorante “La bisteccheria”, gestito insieme alla figlia del prestanome del clan Senese. Nelle sue dimissioni definite «irrevocabili», Delmastro ha ammesso una «leggerezza»: «Pur non avendo fatto niente di scorretto, me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della nazione».
Il caso Santanchè
Più complicata la partita con Santanchè. Secondo quanto filtrato, subito dopo le dimissioni dei primi due sarebbe stato recapitato alla ministra un messaggio diretto: la situazione è insostenibile, serve un passo indietro. La risposta sarebbe stata un no. Da qui la decisione di Meloni di autorizzare la nota pubblica — giudicata «insolita» negli stessi ambienti parlamentari — che di fatto chiede le dimissioni della ministra davanti all’opinione pubblica.
Fino a poche ore prima, l’entourage di Santanchè continuava a ripetere: «Domani al lavoro come sempre». Poi l’accelerazione. La giornata della premier è stata interamente assorbita da incontri con lo stato maggiore di Fratelli d’Italia, con l’obiettivo dichiarato di dare un segnale di «rigore» dopo il ko referendario e di chiudere rapidamente i dossier interni che coinvolgono esponenti del governo in vicende giudiziarie.
Oggi intanto Nordio è atteso alla Camera per il question time, dove dovrà rispondere proprio sul caso Delmastro. A pesare sulla decisione del sottosegretario di farsi da parte ci sarebbe stata anche la possibilità di nuove rivelazioni e intercettazioni che avrebbero potuto essere portate in commissione Antimafia.