Roma: Trionfo di visitatori per l’Ecce Homo al Senato

Ancora pochi giorni a Roma per ammirare il capolavoro di Antonello da Messina, acquistato dal Ministero della Cultura per 14,9 milioni di dollari e ora parte del patrimonio artistico italiano

Grande successo di pubblico sta riscuotendo l’Ecce Homo, il capolavoro di Antonello da Messina, che fino al 7 aprile sarà possibile ammirare a Palazzo della Minerva, esposto nella sala Capitolare della Biblioteca del Senato con ingresso gratuito e senza prenotazione. 

La piccola tavola opistografa dipinta in tempera grassa è databile intorno al 1465, con misure incredibilmente ridotte di soli 20,3 x 14,9 cm con uno spessore di 1 cm, e presenta due dipinti: sul recto l’Ecce Homo dall’intensa espressività e sul verso San Girolamo penitente raffigurato in un paesaggio di gusto nordeuropeo, risultando essere l’unico esemplare di questa iconografia rimasto, fino a oggi, in mani private. 

Sembra che all’inizio del Novecento l’opera fosse conservata in Spagna, per entrare a far parte della collezione newyorkese Wildenstein. Fu presentata e descritta per la prima volta da Federico Zeri nel 1981, in occasione di un convegno dedicato al pittore: “era quindi un quadro da portarsi in viaggio. Il proprietario era devoto a San Gerolamo e, baciandolo di continuo, per anni e anni, ne ha distrutto la figura”. Infatti, il dipinto viene collocato nell’ambito della devozione privata ed è probabile che venisse portato in un piccolo contenitore di stoffa o di cuoio per poter rivolgere le preghiere sia al Cristo sofferente sia all’eremita penitente. 

Il 5 febbraio 2026 la piccola tavola era stata presentata da Sotheby’s a New York per essere venduta all’asta con una stima 10-15 milioni di dollari, ma è stata acquistata dal Ministero della Cultura per 14.900.000 dollari, a seguito del parere favorevole espresso dai Comitati tecnico-scientifici riuniti il 27 gennaio 2026. 

L’opera rappresenta un unicum nel panorama artistico del Quattrocento italiano,dichiara il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli punto fondamentale nella strategia di ampliamento e valorizzazione del nostro patrimonio culturale, da mettere a disposizione dei cittadini italiani e dei visitatori provenienti da tutto mondo”. 

Il dipinto è arrivato in Italia il 25 marzo 2026 e, dopo l’esposizione a Roma fino al 7 aprile, troverà sede espositiva permanente al Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila – MUNDA, appena riaperto nel Castello cinquecentesco dopo il terremoto del 2009, inoltre grazie ad un itinerario espositivo toccherà i principali musei italiani così come sono le indicazioni del Ministro Giuli: “Vogliamo che questo quadro manifesti la missione del Ministero della Cultura. L’opera restituirà valore alla collettività e rafforzerà il patrimonio della Nazione, per questo viaggerà per essere conosciuta e incontrata da pubblici diversi.”

Il dipinto costituisce il più antico esempio noto del tema dell’Ecce Homo di Antonello da Messina, soggetto destinato a godere di ampia fortuna devozionale, di cui sono note altre le cinque versioni. Ma si tratta anche dell’unica dipinta su entrambi i lati e che riporta sul parapetto, invece del cartiglio, l’iscrizione “IN R I”, che compare anche nell’opera giovanile Madonna col Bambino del Museo Regionale di Messina. 

Le due immagini sono legate da un significato comune: la Passione di Cristo, indicata dagli elementi iconografici tradizionali della corona di spine, le gocce di sangue e la corda, trova corrispondenza nella penitenza di San Girolamo, considerato dalla tradizione cristiana – come san Francesco – un esempio di imitazione della sua vita e sofferenza.

Questa tipologia di opere si inserisce nel clima della devotio moderna, movimento di rinnovamento spirituale nato nei Paesi Bassi nel XIV secolo e diffusosi in tutta Europa, che vedeva il fedele dedito alla meditazione silenziosa e alla preghiera intensa. Nell’Ecce Homo Antonello da Messina è riuscito a rappresentare con intensità l’espressione emotiva e sofferente del Cristo che con i suoi occhi lucidi, la bocca socchiusa, il pianto trattenuto, diventa uno strumento meditativo capace di instaurare con l’osservatore un rapporto di immedesimazione che trascende il semplice atto contemplativo.

Così Antonello da Messina, che nel Rinascimento italiano ha rivoluzionato il ritratto, spesso di tre quarti, fondendo l’introspezione psicologica con precisione realistica di scuola fiamminga, anche in questo esemplare mostra tutta la sua bravura, che nelle ridotte dimensioni si accentua nella perizia tecnica e di dettaglio. 

 

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