Il grido di Papa Leone: una via Crucis tra le macerie del mondo

30000 fedeli al seguito della lunga processione della Croce

In un’atmosfera di composta consapevolezza e profonda preghiera, si è svolta ieri sera al Colosseo la tradizionale Via Crucis del Venerdì Santo, presieduta per la prima volta da Papa Leone XIV. Davanti a una folla di circa trentamila fedeli, il Pontefice ha compiuto un gesto dal forte impatto simbolico: ha scelto di portare personalmente la croce per tutte le quattordici stazioni. Vestito con la mozzetta rossa e la stola, il Papa ha trasformato il rito in un atto di assunzione diretta della sofferenza umana, rifiutando ogni retorica per abbracciare la cruda realtà del presente.

Le meditazioni di quest’anno sono state affidate a padre Francesco Patton, ex Custode di Terra Santa, la cui nomina è legata anche alla ricorrenza dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. I testi, radicati nella tradizione francescana e nel Vangelo di Giovanni, hanno offerto una lettura spirituale che non ha evitato di interpellare la realtà odierna segnata da guerre, genocidi e violenze. Le riflessioni hanno dato voce alle “madri che piangono i figli”, alle donne ferite e alle vittime delle ingiustizie, trasformando il cammino del Calvario in un invito alla conversione e al rifiuto di ogni violenza compiuta in nome di Dio.

La giornata del Pontefice era stata segnata da un’intensa attività diplomatica, con telefonate cruciali ai presidenti Isaac Herzog e Volodymyr Zelensky. Durante il colloquio con il leader israeliano, Leone XIV ha sollecitato la riapertura dei canali diplomatici e la protezione dei civili, mentre nella chiamata a Zelensky ha ribadito la priorità delle iniziative umanitarie e della liberazione dei prigionieri. Questi dialoghi hanno fatto da sfondo alle meditazioni serali, dove è risuonato un monito severo verso chi esercita il potere: «Ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto», specialmente quello di iniziare o terminare un conflitto.

Il rito si è concluso con la recita della preghiera di San Francesco “Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio” e con l’antica benedizione biblica che il Poverello d’Assisi era solito usare per i suoi frati: «Il Signore vi conceda la sua pace».

Mentre la città di Roma ha subito importanti modifiche alla viabilità con la chiusura di numerose strade e la disattivazione di fermate del trasporto pubblico per permettere lo svolgimento dell’evento, il messaggio uscito dalle mura dell’Anfiteatro Flavio punta dritto al cuore delle crisi globali. Per Papa Leone XIV, questa prima Pasqua si configura come un momento in cui la fede non è un rifugio asettico, ma un impegno concreto nel “mondo reale, caotico e rumoroso”, dove la speranza deve essere incarnata nonostante l’indifferenza.

© StudioColosseo s.r.l. - studiocolosseo@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014