Stellantis e la notte di Cassino. Uno stabilimento fantasma

Il 13 aprile sarebbe dovuta ripartire, ma all'ultimo il gruppo ha deciso di rinviare la ripresa delle linee al 20 aprile, alimentando nuove preoccupazioni tra lavoratori, sindacati e aziende dell’indotto

photo credit: https://www.stellantis.com/

C’è un che di surreale intorno allo stabilimento Stellantis di Cassino. Il 13 aprile sarebbe dovuta ripartire, ma all’ultimo il gruppo ha deciso di rinviare la ripresa delle linee al 20 aprile, alimentando nuove preoccupazioni tra lavoratori, sindacati e aziende dell’indotto. Una situazione che si inserisce in un quadro già fortemente critico. Secondo gli ultimi dati, nei primi tre mesi del 2026 lo stabilimento ha lavorato meno di 20 giorni complessivi, con appena circa 2.500 vetture prodotte: numeri tra i più bassi nella storia del sito industriale.

Le conseguenze si fanno sentire soprattutto sull’indotto. Per circa 60 lavoratori delle imprese legate a servizi e logistica si avvicina la scadenza del 30 aprile, quando potrebbero scattare i licenziamenti. Una prospettiva che aumenta l’allarme sociale in un territorio fortemente dipendente dalla fabbrica. Non si tratta di un episodio isolato: nelle ultime settimane si sono susseguiti stop e rallentamenti produttivi, con reparti fermi e continui rinvii delle attività, segno di una crisi strutturale che coinvolge l’intero comparto automotive locale. E pensare che il sito di Cassino, uno dei principali poli industriali del Lazio e attivo dal 1972, rappresenta un punto strategico per l’economia del territorio, ma oggi appare tra i più in difficoltà del gruppo, con volumi produttivi in forte calo e prospettive ancora incerte.

Insomma, il silenzio che avvolge lo stabilimento Stellantis di Cassino sta diventando un rumore assordante: la crisi dell’indotto ha ormai superato i livelli di guardia, trasformandosi in un’emorragia occupazionale che non accenna a fermarsi e che vede nei prossimi giorni vedrà consumarsi un nuovo, drammatico passaggio. Tra oggi e il 17 aprile sono infatti previsti gli incontri decisivi per i lavoratori di Logitech, Trasnova e Teknoservice, tre realtà storiche dei servizi legate a doppio filo alla fabbrica di Piedimonte San Germano. Tuttavia, l’aria che si respira è gelida: appare ormai scontato che la proroga per queste aziende non arriverà, mettendo a rischio immediato altri ottanta posti di lavoro che andrebbero a sommarsi a un bilancio già tragico.

 

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