L’austerità a Roma: l’incertezza delle guerre richiama il passato e mobilita il presente

Per ogni famiglia i risparmi dell’energia e gli acquisti avveduti diventano un comportamento necessario, mentre dal Campidoglio sono attese migliorie nei trasporti e nel decoro della città.

L’austerità a Roma ha due volti: quello storico del 1973-1974, con le domeniche a piedi e il blocco del traffico per la crisi energetica, e quello metaforico moderno, legato al degrado urbano, ai rifiuti accumulati e a limitazioni sui consumi energetici. A ciò ora si aggiunge l’aumento generalizzato dei prezzi (l’inflazione potrebbe salire al 7 per cento) dovuti ai conflitti in corso in Ucraina e nel Medioriente. Inoltre le stime per il 2026 indicano una crescita del Paese che potrebbe fermarsi allo 0,3%, col rischio di favorire la stagnazione occupazionale.

La prima domenica di austerity, il 2 dicembre 1973, causata dalla crisi petrolifera sembra ormai molto lontana. I romani, come tutti gli italiani, furono costretti a diversi sacrifici. La Capitale si svuotò dalle auto, con strade silenziose in cui si circolava a piedi o in bici. Le misure includevano la chiusura dei distributori di benzina nei festivi e la riduzione dell’illuminazione pubblica.

L’ austerità moderna/degrado la stiamo vivendo dal Covid in poi. Le crisi gestionali della città, come l’accumulo di rifiuti e la carenza di pulizia, particolarmente in zone periferiche, non sono mai rientrate e l’incertezza economica dovuta ai conflitti internazionali sta amplificando questi disagi, aggiungendone altri e generando un impatto negativo su Roma.

La crescita del settore turistico registrata nel post-Giubileo ha subito uno brusca frenata.  Le tensioni internazionali hanno causato la cancellazione di alcune migliaia di camere d’albergo con ricadute sulla ristorazione, mettendo a rischio i contratti stagionali e i posti di lavoro in hotel, bar e ristoranti.

Inoltre l’aumento dei costi energetici e delle materie prime spaventa i commercianti romani. La riduzione del reddito disponibile delle famiglie deprime i consumi, portando a una potenziale riduzione del personale anche nei negozi di vicinato. Tanto più che la crisi del commercio a Roma ha già portato alla chiusura circa 2.000 negozi,  solo tra il 2024 e il 2025, un fenomeno, definito “desertificazione commerciale, che sta trasformando il volto della città,

Mentre le imprese del Lazio segnalano difficoltà operative dovute al rincaro di gas e petrolio che incide sulla competitività di settori come la logistica e i trasporti, dove la carenza di liquidità mette a rischio la stessa stabilità occupazionale. Da tempo anche il Campidoglio ha pianificato risparmi energetici riducendo l’illuminazione pubblica e limitando i mezzi Atac/Ama.

L’impatto dell’austerità a Roma non è uniforme, ma colpisce con intensità diversa a seconda della natura del quartiere. Le aree che soffrono di più sono i quartieri con il reddito più basso, scarsi servizi e un disagio sociale è elevato, come Tufello e Tor Cervara, Santa Palomba (sud), Torre Angela, Borghesiana, Lunghezza e San Vittorino, Corviale e San Basilio. Tutte aree storicamente vulnerabili per il rischio di povertà e criminalità, legata soprattutto alla mancanza di opportunità lavorative.

Il Campidoglio sta rispondendo alla crisi con un piano di investimenti da quasi 7 miliardi di euro per il triennio 2026-2028, puntando su welfare, trasporti e rigenerazione urbana.

In particolare dovrebbe essere migliorata la manutenzione stradale e del verde, nonché  la pulizia urbana. Dovrebbe poi essere potenziato il trasporto pubblico e destinati importanti fondi per l’emergenza abitativa e i servizi sociali. Riguardo al decoro sarebbe prevista una limitazione all’apertura di minimarket e negozi di souvenir nel centro storico per preservarne l’identità, e sono già in corso interventi di restyling per mercati storici in quartieri come Prati e San Giovanni.

Oltre agli interventi del Campidoglio che avranno una ricaduta lontana, nell’immediato per fronteggiare l’austerità e la crisi dei consumi, le famiglie romane possono adottare una strategia basata sull’efficienza domestica, su alcune agevolazioni comunali e su un cambiamento delle abitudini di spesa.

Il “caro energia” è la voce di spesa più pesante. Con lo sportello mobile Informa-Energia del Comune gli esperti aiutano a leggere le bollette e segnalano se si ha  diritto ai Bonus Sociali (elettrico, gas e idrico) che sono stati potenziati per ISEE fino a 15.000€ (o 30.000€ per famiglie numerose). Nei municipi VIII e IX c’è la possibilità di aderire a una CER, Comunità Energetica, che permette di condividere energia prodotta da fonti rinnovabili locali, abbattendo i costi fissi. Inoltre l’uso di valvole termostatiche e la riduzione di un solo grado del riscaldamento (da 20° a 19°) può far risparmiare fino al 10% sulla bolletta annuale.

Con l’aumento dei costi del carburante e le restrizioni della Fascia Verde, la mobilità va ripensata, sfruttando le tariffe Metrebus legate all’ISEE. Per i  figli under 19, l’abbonamento annuale costa solo 50 euro, indipendentemente dal reddito. Coni un abbonamento annuale si ha diritto a voucher per l’uso di bici e monopattini elettrici.

Se non si vuole rinunciare all’auto, meglio controllare la pressione degli pneumatici; una pressione errata aumenta i consumi di carburante fino al 5%.

Il commercio di vicinato è in crisi, ma può ancora offrire vantaggi. Nei mercati rionali (come quelli di Testaccio o Prati) per i prodotti freschi i prezzi sono spesso più bassi rispetto alla Grande Distribuzione.

Inoltre se si usano le applicazioni come Too Good To Go si possono acquistare eccedenze alimentari a prezzi ridotti.  È un modo per risparmiare il 60-70% aiutando i commercianti a non buttare via merce. A Roma è in forte crescita il mercato del second-hand di qualità e i mercatini dell’usato, utili per abbigliamento e articoli per l’infanzia, riducendo l’impatto ambientale e del portafoglio.

Infine per chi si trova in grave difficoltà, la Caritas e diverse associazioni romane gestiscono empori dove fare la spesa gratuitamente tramite una tessera a punti. Numerose poi le iniziative di quartiere dove si scambiano competenze (es. riparazioni domestiche in cambio di lezioni di lingua) senza esborso di denaro.

 

(Realizzato con il contributo dell’Intelligenza Artificiale)

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