Affitti transitori, a Roma esplode il mercato parallelo delle case temporanee

Oltre 10mila annunci tra piattaforme digitali e Airbnb “longer term”: canoni fino al 42% più alti rispetto agli affitti tradizionali e quartieri sempre più abitati da residenti temporanei

Gli affitti transitori stanno cambiando il volto del mercato immobiliare romano. Nati per rispondere a esigenze temporanee — da uno a 18 mesi — oggi rappresentano uno dei segmenti più redditizi del settore residenziale, sospeso tra locazione tradizionale e affitto turistico. Un modello che piace ai proprietari, alle piattaforme digitali e a una nuova popolazione urbana fatta di studenti internazionali, lavoratori in smart working e nomadi digitali.

Secondo una ricerca dei docenti della Sapienza Università di Roma Gianluca Bei, Barbara Brollo e Filippo Celata, pubblicata sulla rivista Eutopica, nella Capitale si contano oltre 10mila annunci tra Airbnb “longer term” e piattaforme specializzate come Airbnb, Spotahome, HousingAnywhere, Uniplaces e Spacest. Un numero che non include gli annunci presenti sui portali immobiliari tradizionali e che continua a crescere rapidamente.

Per i proprietari il vantaggio è evidente: rendimenti più alti rispetto agli affitti ordinari e meno incombenze rispetto alle case vacanza. I canoni medi superano spesso i 2mila euro al mese, arrivando facilmente a 2.500 euro con commissioni e costi di intermediazione, circa il 42% in più rispetto ai contratti a lungo termine. A questo si aggiungono benefici fiscali come la cedolare secca agevolata e lo sconto Imu.

Il fenomeno sta attirando anche chi in passato aveva investito nei bed & breakfast. «Molti proprietari stanno convertendo gli immobili dal turistico al transitorio perché garantisce alti margini con meno rischi», spiega Dario Pileri, portavoce di ProLocaTur.

La domanda è alimentata da una popolazione sempre più mobile: studenti Erasmus, ricercatori, professionisti stranieri, dipendenti di multinazionali e lavoratori da remoto che scelgono Roma per alcuni mesi. Secondo lo studio, queste presenze temporanee equivalgono ormai a circa il 10% della popolazione residente della città.

Il cambiamento però ha un impatto diretto sul tessuto urbano. Gli affitti transitori stanno avanzando soprattutto nei quartieri semicentrali e universitari, erodendo progressivamente il mercato tradizionale delle locazioni e riducendo il numero di residenti stabili. Il rischio, osservano i ricercatori, è quello di trasformare intere aree in spazi abitati da comunità sempre più “temporanee ed evanescenti”.

Meno famiglie residenti, meno relazioni di vicinato, meno identità di quartiere. In compenso cresce un modello abitativo flessibile e globale, che vende l’esperienza della “vita da local” a chi resta pochi mesi ma è disposto a spendere molto per vivere Roma tra centro storico, rooftop panoramici e appartamenti di lusso.

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