Roma sprofonda, Ispra aggiorna la mappa delle cavità sotterranee

Un nuovo studio ha mappato oltre 450 chilometri quadrati del sottosuolo romano, individuando migliaia di cavità, cunicoli e ambienti ipogei che contribuiscono alla formazione delle voragini nella Capitale. Le aree più esposte sono quelle dell’est e sud-est cittadino, da Appio Latino a Centocelle. Gli esperti avvertono: conoscere la “città sotto la città” è fondamentale per prevenire rischi urbanistici e sismici.

Uno studio aggiornato dell’ISPRA sulle cavità sotterranee di Roma spiega le cause delle numerose voragini che negli ultimi anni interessano la città. La ricerca, coordinata dalla geologa Stefania Nisio, intervistata da Roma today, ha mappato circa 450 chilometri quadrati di territorio raccogliendo, in quasi dieci anni di lavoro, migliaia di dati su cunicoli, catacombe e altri ambienti ipogei attraverso fonti storiche e indagini sul campo.

Lo studio distingue tra cavità puntuali, lineari e poligonali e aggiorna la cartografia del 2017, fornendo anche strumenti utili per prevedere il rischio di sinkhole antropogenici, soprattutto in aree dove la presenza di cavità si combina con infrastrutture sotterranee come reti idriche e sottoservizi.

Le zone più esposte risultano essere soprattutto l’est e il sud-est della Capitale — Appio Latino, Tuscolano, Prenestino, Centocelle, Appia Antica e Tiburtino — territori caratterizzati da terreni piroclastici e da antiche attività estrattive. Fenomeni analoghi sono presenti anche a Portuense, Monteverde Vecchio, San Giovanni e Flaminio.

Tra le novità dell’aggiornamento figurano nuove indagini nei parchi pubblici, come Appia Antica, Tor Marancia e Monte Cucco. Secondo ISPRA, conoscere il sottosuolo romano è ormai fondamentale non solo per prevenire voragini, ma anche per valutare i rischi legati a terremoti e urbanizzazione, in una città costruita sopra una vasta rete sotterranea.

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