La proposta del villino Pincherle come sede alternativa alla nuova costruzione non è una novità per Francesca Cappelletti. La direttrice della Galleria Borghese ha rivelato – in un’intervista al dorso locale de la Repubblica – di averci pensato già nel 2021, quando si esplorò la possibilità di utilizzare l’edificio che si trova dall’altra parte di via Pinciana — quello in cui Alberto Moravia trascorse l’infanzia — per ospitare i servizi che oggi mancano al museo: una sala conferenze, spazi di accoglienza, aree per il restauro e sale espositive per le oltre 200 opere attualmente conservate nei depositi. Il problema è che il villino è di proprietà privata, e acquistarlo non sarebbe un percorso semplice.
L’edificio ha già una storia di salvataggi: nel 2025 l’allora soprintendente Daniela Porro impose un vincolo di tutela che lo sottrasse a una demolizione o a una ristrutturazione radicale. Se lo Stato decidesse di acquistarlo, il problema dell’ampliamento potrebbe risolversi senza toccare il verde storico della villa. Un’ipotesi che oggi raccoglie consensi trasversali, dalle associazioni come Visione Roma fino all’assessora del Municipio I Giulia Silvia Ghia.
Le polemiche però non si spengono. La formula “nuovo edificio in uno spazio contermine”, comparsa nell’avviso pubblico del museo, ha mobilitato un fronte ampio di oppositori — da Italia Nostra a Bianchi Bandinelli, con voci come quelle di Giulio Cederna e Francesco Scoppola — convinti che costruire all’interno di una villa storica tutelata sia inaccettabile. Cappelletti ha cercato di smorzare i toni, precisando che nessuno vuole alterare il contesto e che l’intenzione è esplorare possibilità con cautela e nel pieno rispetto dei vincoli.
Sul numero dei visitatori, la direttrice è stata esplicita: non si tratta di vendere più biglietti. Il tetto di 1.800 persone al giorno resterà invariato, ma l’obiettivo è migliorare la qualità della visita, oggi limitata a meno di due ore, e rendere visibili le opere nei depositi — tra cui una Madonna con Bambino di Perin del Vaga, una copia della celebre Madonna di Casa d’Alba e il Cristo flagellato di Giovanni Baglione. A questo proposito, Cappelletti ha annunciato che entro un mese riapriranno gli spazi appena ristrutturati grazie ai fondi del Pnrr.