A Roma esplode il Buy Now, Pay Later. Il credito al consumo erode le famiglie

Nella Capitale l'indebitamento supera i 93 miliardi. E il meccanismo compra ora, paga dopo cresce del 25%. Report Censis-Confcommercio

A Roma, l’indebitamento delle famiglie è un’emergenza economica e sociale rilevante: i dati stimano un fardello di circa 93 miliardi di euro totali. E purtroppo l’accesso al credito facile sta peggiorando la situazione. Pagare in tre rate senza interessi direttamente dall’app, mentre si mette nel carrello uno smartphone o un capo d’abbigliamento. In pochissimi anni il Buy Now, Pay Later (BNPL), ovvero il credito istantaneo incorporato negli acquisti online, si è trasformato da novità di nicchia a modalità ordinaria per milioni di italiani. A Roma in un anno questo meccanismo è cresciuto del 25%. A fare luce sul fenomeno è l’ultimo focus Censis–Confcooperative, intitolato significativamente “Il debito invisibile”.

La carica del click: i numeri del boom

I dati mostrano un travaso netto dal credito al consumo tradizionale verso le nuove formule digitali:

  • Una crescita a tre cifre: Tra il 2022 e il 2025 il volume di credito erogato tramite BNPL è cresciuto del 127%, mantenendo un ritmo serrato anche nell’ultimo anno con un +23%.
  • Il crollo dei piccoli prestiti: Nello stesso arco temporale, i prestiti tradizionali sotto i 1.500 euro si sono ridotti del 29%. Il BNPL, di fatto, li sta sostituendo.
  • La spinta sotto i 1.000 euro: Nella fascia di spesa fino a 1.000 euro, il BNPL viene scelto nel 60,3% dei casi, superando nettamente il credito finalizzato tradizionale (che si ferma al 45,7%).

Identikit del nuovo debitore: giovani e “nuovi entranti”

Il debito silenzioso è quello che non si percepisce mentre lo si contrae. Il BNPL elimina lo sportello, le firme e le attese: scompare così il momento psicologico in cui si realizza di stare accendendo un prestito.

Questo meccanismo così penetrante fa breccia soprattutto tra i più giovani: nella Generazione Z il BNPL rappresenta ormai il 18,1% degli strumenti di credito utilizzati. Ma il dato più confortante (e al contempo rischioso) riguarda i cosiddetti “nuovi entranti”: il 19% dei richiedenti è privo di una storia creditizia alle spalle. Si tratta di persone – quota che scende all’8% per cifre sotto i 1.500 euro – che si affacciano per la prima volta al mondo del debito tramite lo shopping online, senza aver mai avuto un rapporto esplicito con una banca.

Il rischio sistemico è l’accumulo silenzioso. L’utilizzo simultaneo di più micro-rateizzazioni su piattaforme diverse sfugge ai tradizionali indicatori di vulnerabilità finanziaria. Il debito si accumula rata dopo rata, spesso per l’acquisto di beni a rapido deprezzamento (elettronica e prodotti per la persona coprono infatti il 53,4% del mercato), e diventa visibile solo quando smette di essere sostenibile.

Imprese: la stretta del credito e il paradosso della sopravvivenza

Se sul fronte dei consumatori il credito è diventato fin troppo accessibile e “invisibile”, sul versante delle imprese la situazione è opposta e fotografa un progressivo deterioramento.

Il 38,6% delle aziende italiane con almeno 50 addetti giudica la situazione economica attuale peggiore rispetto al trimestre precedente, con picchi di forte sofferenza nel Mezzogiorno (43,7%). I dati della BCE sul secondo trimestre 2026 confermano un ulteriore inasprimento dei criteri di offerta sui prestiti. Di conseguenza, la domanda di finanziamenti per investimenti fissi cala, mentre aumenta quella per liquidità e capitale circolante: un chiaro segnale di imprese che corrono ai ripari per gestire l’emergenza piuttosto che per pianificare lo sviluppo.

Il paradosso del credito selettivo

La stretta creditizia colpisce in modo asimmetrico i soggetti più deboli. Tra il 2024 e il 2025 i prestiti alle imprese ad alto rischio si sono contratti del 2,2%, con una forbice che si allarga al -6,6% per le microimprese vulnerabili.

Attualmente, la quota di debito detenuta dalle imprese considerate vulnerabili dalla Banca d’Italia si attesta al 35%, con il rischio di salire di ulteriori 5 punti percentuali in caso di scenari economici avversi.

«Il paradosso è crudele: il credito si contrae esattamente per chi ne avrebbe più bisogno per attraversare la crisi», commenta Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative. «Ci si indebita per sopravvivere, non per crescere. Non è un allarme per il futuro: è una fotografia del presente che rischia di complicarsi ulteriormente con la politica monetaria restrittiva della BCE».

La vulnerabilità finanziaria percepita dagli istituti di credito rischia così di trasformarsi, per paradosso e per assenza di sostegno, in una crisi reale ed esiziale per il tessuto produttivo minore del Paese.

 

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