La signora Maria sta per buttare la pasta. Ma, zac, la corrente va via. E rimane al buio, con l’acqua in ebollizione e un condimento che probabilmente non servirà a nulla. Il signor Rossi è appena uscito dalla doccia, accende l’asciugacapelli ma, zac, la corrente va di nuovo via. E rimane con la testa bagnata. Fortuna che è estate. I coniugi Bianchi sono in salone, guardano un film ma, zac, la corrente va di nuovo via. E allora comincia il martirio, perché con il condizionatore spento è una via crucis. Tanto valeva farsi una sauna. Mario, 30 anni, sta facendo una call con il suo capo. Ma, zac, altra interruzione dell’energia. E allora tocca attaccarsi al cellulare, se si hanno abbastanza giga. Succede nella Roma dei black out e delle estate sempre più tropicali e, almeno da un punto di vista meteorologico, decisamente poco vintage.
Che succede? Succede che tutti hanno il condizionatore acceso, c’è troppa domanda di energia e il sistema non regge. E si torna agli anni 50, con la speranza di trovare un cassetto con dentro una candela, magari regalo della nonna che ha fatto la guerra e le serate al buio se le ricorda ancora. Sono giorni che a Roma, da Nord a Sud, da Est a Ovest la corrente elettrica va e viene. Specialmente la sera, quando si torna a casa dal lavoro e si ha voglia di refrigerio. Ma il sollievo dura poco. Troppo poco. Il risultato sono operatori telefonici assaltatati dai cittadini imbufaliti e squadre di tecnici che si aggirano per la città alla ricerca di questa o quella cabina dei cavi dove mettere le mani. A volte risolvono il problema, altre volte no. D’altronde, a giugno l’impiego di energia a Roma era già a livelli già altissimi: 2.000 megawatt al giorno in un sistema metropolitano tarato su 2.100.
Una persona che l’energia e i suoi arcani li conosce fin troppo bene, dà la spiegazione. Che suona più o meno così. “In questi periodi molto caldi ci sono picchi di assorbimento di potenza. La distribuzione di tutta questa energia è fatta tramite cavi che hanno una sezione ed un certo isolamento. Il passaggio della corrente provoca il riscaldamento del cavo per effetto joul. Se la corrente è al limite di quella sopportabile o anche oltre ci sono degli scenari da considerare. Per esempio i cavi vecchi. Il caso peggiore. Installato 30 anni fa non resistono perdono le qualità isolanti e scaricano verso terra causando il guasto e l’interruzione della linea. Inoltre sui cavi vecchi passano carichi che non sono quelli del periodo di quando installati. Pensiamo a tubi di acqua vecchi che si bucano. In questo caso perdi acqua. Con la corrente c’è la scarica elettrica ed il guasto perché intervengono protezioni altrimenti si innescano altri fenomeni”.
Non è finita. “Se poi manca potenza perché la richiesta e maggiore dell’offerta allora è un problema di generazione di energia elettrica con scenari diversi che non ricorrono in questo caso. La rete è vecchia ed il carico elevato con l’aggravante delle elevate temperature la porta al limite dell’affidabilità con i guasti ripetuti. La riparazione dei guasti è aleatoria perché bisogna investire per rifare le reti vecchie, isometriche, sovraccariche”. Già, investire. Eccolo il problema.