Caldo: Legambiente, Guidonia città più colpita nel Lazio, seguono Tivoli e Monterotondo

L'altissima densità abitativa, il voluminoso traffico veicolare, l'assenza di boschi, la presenza di un'area praticamente desertica fatta di ettari e ettari di cave del vasto comparto del travertino, evidentemente non fanno che accentuare ancora di più la violenza del caldo nel quadrante.

È Guidonia Montecelio, in provincia di Roma, la città più calda del Lazio. È quanto emerge dall’analisi realizzata da Legambiente, in collaborazione con Tgr Lazio, sulle temperature medie nelle 24 ore, registrate in 20 comuni più popolosi del Lazio negli ultimi 50 anni: la comparazione è stata analizzata per salto decennale, nei 4 mesi estivi di giugno, luglio, agosto e settembre del 1975, e poi del 1985, 1995, 2005, 2015, 2025. Per gli ultimi dieci anni, dal 2016 al 2026, la comparazione ha riguardato i mesi di giugno. Guidonia, risulta essere la più calda in assoluto, sia per il dato dei 50 anni considerati, sia se si analizzano le medie del mese di giugno degli ultimi dieci anni, con oltre 25 gradi di media sulle 24 ore e una esposizione a temperature elevatissime notte e giorno.

Il contesto più caldo complessivamente sembra risultare quello di Roma nel quadrante est, di Guidonia, di Monterotondo e della porzione in pianura di Tivoli, dove evidentemente si genera un effetto di ulteriore riscaldamento, dovuto alla mancata refrigerazione proveniente dal mare o dalle montagne abruzzesi, elementi geografici lontani da questo quadrante. L’altissima densità abitativa, il voluminoso traffico veicolare, l’assenza di boschi, la presenza di un’area praticamente desertica fatta di ettari e ettari di cave del vasto comparto del travertino, evidentemente non fanno che accentuare ancora di più la violenza del caldo nel quadrante.

“Le nostre città sono sempre più invivibili di giorno e anche di notte, con temperature infernali, in estati progressivamente più lunghe”, commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio. “Analizzando le temperature di mezzo secolo delle città del Lazio, sono evidentissimi due elementi: da una parte un incontrovertibile innalzamento violento delle temperature, con aumento del numero di giorni caldissimi specialmente a fine primavera, dall’altra l’esistenza di luoghi ormai bollenti dove la temperatura elevatissima sta rendendo le città completamente invivibili in estate – aggiunge Scacchi -. Per affrontare queste gravissime criticità bisogna contrastare incessantemente le emissioni climalteranti, con mobilità collettiva e sostenibile, produzione energetica da solare e fotovoltaico, economia circolare dei rifiuti, riconversione verde dell’ industria”.

“Contemporaneamente però – prosegue Scacchi – bisogna cambiare letteralmente i connotati alle nostre città prima che la crisi climatica lo faccia violentemente per noi: con rifugi climatici e ombreggiature urbane, togliendo migliaia di ettari di asfalto dagli enormi parcheggi neri e bollenti, rafforzando parchi, aree agricole, boschi, rendendo più adatte possibili le alberature stradali alle condizioni attuali, fermando cemento, consumo di suolo e moltiplicazione di nuove periferie, con scelte di abbattimento delle previsioni edilizie dei piani regolatori e politiche per il ripopolamento di piccoli borghi e aree interne”.

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