Roma: il ‘’piano decoro ’’ non riscatta la criticità del traffico e dei rifiuti

Gli accordi quadro per la qualità urbana sono un’importante decisione, sia pure tardiva, della giunta Gualtieri che però non si è dimostrata altrettanto impegnata sul fronte della mobilità e della pulizia della città

I cassonetti dei rifiuti in piazza Vittorio Emanuele, a Roma.

Fra un anno scade la consiliatura del sindaco Roberto Gualtieri e ai nastri di partenza per i prossimi tre anni c’è l’atteso ‘’piano decoro, che vale 9 milioni di euro e che vuol dire, finalmente, un continuativo pronto-intervento per sistemare le buche, la pavimentazione e la pulizia delle strade, gli arredi urbani come le panchine, nonché l’illuminazione spesso guasta.

In particolare il territorio capitolino è stato diviso in due macro-aree. Nel quadrante Est rientrano dal I al VII municipio, mentre nel quadrante Ovest dall’VIII al XV.  

A inizio 2026 era già stato formalizzato un accordo quadro sulla manutenzione ordinaria del verde e affidata per un triennio a una società privata, per un valore di circa 289.000 euro, la riparazione con interventi ‘’a chiamata’’ di panchine, cestini e giochi per bambini.

Finora le competenze sul decoro erano frammentate, con pessimi risultati, tra svariati dipartimenti (Ambiente, Infrastrutture, Politiche Abitative) e i singoli Municipi. Mancava una regia unica. Finché la Giunta Gualtieri ha compreso la necessità di centralizzare le procedure, portando prima all’approvazione del progetto istitutivo nel corso del 2024 e poi alla nascita effettiva dell’Ufficio di Scopo “Qualità Urbana”, finalizzato proprio a pianificare e centralizzare gli accordi quadro pluriennali.

All’inizio del mandato, l’amministrazione ha affrontato le criticità del decoro stradale e del verde tramite appalti singoli, “accordi ponte” o delibere di somma urgenza (piani straordinari stradali “a pacchetti”). Solo dopo aver stabilizzato i flussi di cassa e aver verificato l’inefficacia degli interventi spot, il Campidoglio ha strutturato i bandi pluriennali di manutenzione ordinaria entrati in vigore per il triennio successivo. 

Perché si sono attesi oltre tre anni prima di avviare una seria programmazione del decoro urbano, che è un importante biglietto da visita della Capitale? 

Nei primi due anni (2022-2023), l’amministrazione – spiegano gli ambienti capitolini – ha dovuto concentrare la capacità progettuale degli uffici sulla scadenza tassativa dei fondi del PNRR e sulla programmazione dei cantieri del Giubileo. Gli uffici tecnici si sono focalizzati sulle grandi opere infrastrutturali indifferibili (come i sottovia e i grandi nodi di scambio). Questo ha drenato il personale e le risorse amministrative necessarie a istruire gare complesse e di lungo periodo per la manutenzione diffusa.

Mostrare oggi una città in forte movimento, con accordi quadro attivi e fondi stanziati, permette alla coalizione uscente di presentare la propria ricandidatura sotto il segno della concretezza e della “continuità” del lavoro iniziato. Inoltre strumenti come gli accordi quadro triennali servono proprio a evitare che la manutenzione si blocchi durante il cambio di amministrazione o la campagna elettorale, garantendo una copertura legale ed economica anche a chi governerà successivamente.

Non sono stati invece affrontati in modo strutturale il traffico e la nettezza urbana, i due nodi storicamente più critici e percepiti come irrisolti dai cittadini. La Giunta Gualtieri avrebbe potuto implementare soluzioni diverse fin dall’inizio del mandato, superando l’approccio basato sui grandi cantieri emergenziali e accontentandosi di una strategia soprattutto concentrata quasi interamente sulla costruzione del futuro, come il Termovalorizzatore di Santa Palomba (previsto per il 2028).

 

Nel frattempo, per evitare le cicliche crisi di accumulo, si sarebbero potute attivare leve gestionali immediate. Invece di mantenere la raccolta centralizzata, si sarebbe dovuto accelerare il decentramento operativo dei mezzi e del personale nei singoli Municipi, ottimizzando i percorsi di raccolta in base alle specificità dei quartieri. Programmare inoltre lavaggi stradali notturni sistematici combinati con il divieto di sosta temporaneo e alternato. Questa pratica, comune in altre metropoli, impedisce alle auto di bloccare la pulizia dei bordi stradali e dei tombini. Infine sostituire la raccolta “porta a porta” commerciale e i cassonetti stradali tradizionali con cassonetti interrati a scomparsa nelle aree monumentali, riducendo l’impatto visivo e i sacchi abbandonati.

 

Anche sul fronte della mobilità i cantieri aperti in contemporanea per il Giubileo hanno congestionato la viabilità principale senza che si sia fatto nulla per mitigare la paralisi e migliorare la mobilità quotidiana, che avrebbe potuto essere facilitata dal cosiddetto 

  • asservimento semaforico per i mezzi pubblici, un controllo elettronico rigoroso delle corsie preferenziali o piani di Mobilità Aziendale (Smart Working coordinato)

 

Mentre la scelta di immettere in servizio centinaia di nuovi autobus elettrici (BEV) acquistati da ATAC tramite i fondi del PNRR, a fronte di una rete di ricarica non ancora completata nei depositi, ha generato forti polemiche a causa del divario temporale tra i tempi di consegna dei mezzi e la complessità dei lavori infrastrutturali

Ii piano Full-Green/ Bus Elettrici di Roma Capitale prevede l’arrivo di 411 bus elettrici entro il 2026. L’Unione Europea impone scadenze rigidissime per l’acquisto e l’immatricolazione dei mezzi (i primi 110 già in attività andavano registrati entro dicembre 2024). Se il Comune avesse atteso il completamento di tutte le infrastrutture elettriche prima di ordinare i bus, avrebbe perso i finanziamenti europei. 

L’amministrazione ha quindi scelto di acquistare subito le vetture, gestendo i ritardi dei cantieri in parallelo. Per tamponare la carenza di colonnine nei depositi principali in attesa del loro completamento, l’amministrazione e ATAC stanno vagliando soluzioni ponte, come la ricerca di ulteriori aree logistiche esterne dotate di allacci idonei o la rimodulazione dei bus elettrici sulle linee più brevi e pianeggianti della città, tenuto anche conto che l’aria condizionata aumenta il consumo di energia e rende più frequente le ricariche. 

 

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