Dieci anni sono passati dalla notte in cui la terra si aprì sotto Amatrice, e oggi il paese ha riaperto le sue ferite per commemorarle, insieme alle istituzioni. Francesco Rocca, ora presidente della Regione Lazio, era lì anche allora, “in un’altra veste”, come ha voluto ricordare durante la cerimonia a cui ha preso parte anche la premier Giorgia Meloni. Un dettaglio biografico che pesa, perché rende il suo racconto meno istituzionale e più personale: quello di chi ha visto la stessa piazza svuotarsi dal dolore due volte, a distanza di un decennio, con ruoli diversi ma lo stesso senso di responsabilità.



Nel suo intervento, Rocca ha provato a fare un bilancio onesto. Ha rivendicato l’accelerazione impressa negli ultimi tempi al processo di ricostruzione, richiamando l’ultimo provvedimento adottato dal governo insieme al Commissario straordinario, che secondo lui offre “ulteriori strumenti” per andare avanti. Ma ha anche scelto di sottolineare la mancanza dell’ospedale di Amatrice, il cui completamento resta ancora sospeso.
Rocca ha riconosciuto la lentezza dei lavori e spiegato che la Regione ha già attivato un Comitato dei garanti per provare a sbloccare la situazione. Ha riconosciuto le oggettive difficoltà nel reperire manodopera qualificata nei cantieri, un problema che negli ultimi anni ha rallentato molte opere pubbliche in Italia, non solo nel cratere sismico. Al tempo stesso ha voluto sottolineare gli aspetti positivi: la parte esterna della struttura è ormai conclusa, e il progetto è stato ampliato rispetto a quello iniziale, con l’inserimento di nuove dotazioni sanitarie come una risonanza magnetica e un reparto di dialisi, pensati per rendere l’ospedale più completo di quanto previsto in origine.
Resta, tuttavia, il nodo finale: la ditta aggiudicataria dell’appalto è ora chiamata a chiudere il cantiere. È quello che Rocca ha chiamato “l’ultimo miglio”: il tratto più breve sulla carta, ma anche il più complicato da percorrere, quello su cui, dopo dieci anni, Amatrice non può più permettersi di aspettare.