“Preparatevi, domani non venite”. È bastato un messaggio comparso sui social per far scattare l’allarme al liceo Anco Marzio di Ostia. La segnalazione è arrivata da genitori e dirigenti scolastici e martedì 6 ottobre ha portato la polizia a presidiare tutte e tre le sedi dell’istituto.
All’orario indicato nei messaggi, fortunatamente, non è accaduto nulla. Ma la vicenda ha riportato nelle scuole romane una paura che nelle ultime settimane si è alimentata anche attraverso il web: minacce, annunci di possibili attacchi e contenuti anonimi che possono raggiungere in poche ore studenti, famiglie e personale scolastico.
La minaccia corre sui social
Al centro della vicenda c’è un profilo Instagram, “Ancomarziospottedofficial”, attraverso il quale sarebbe stato pubblicato un messaggio che invitava gli studenti a non presentarsi a scuola. L’autore aveva indicato anche un orario preciso: martedì 6 ottobre alle 10.30.
Il messaggio era stato diffuso attraverso Tellonym, una piattaforma che consente di inviare comunicazioni anonime. Proprio l’anonimato rappresenta uno degli elementi che rendono particolarmente difficile, almeno nell’immediato, individuare chi si nasconde dietro una minaccia.
La segnalazione ha comunque consentito alle forze dell’ordine di intervenire preventivamente. I poliziotti del commissariato Ostia Lido si sono fatti trovare a scuola nell’orario indicato, controllando i tre plessi dell’istituto. L’esito dei controlli è stato negativo.
Dopo l’allarme, altri messaggi nella chat
Il caso non si è però esaurito con il mancato verificarsi della minaccia. Il giorno successivo, nella stessa chat anonima, sono comparsi altri messaggi, questa volta rivolti proprio a chi aveva alimentato l’allarme.
Il contenuto lasciava intendere che la minaccia fosse stata una provocazione o un tentativo di creare panico: “Mettere voci in giro del genere, cosa avete nella testa. Trovatevi un’altra cosa per passare il tempo”, si legge nel messaggio.
Gli investigatori valutano anche l’ipotesi di un’emulazione. La vicenda di Ostia presenta infatti alcune analogie con quanto accaduto pochi giorni prima al liceo Amaldi di Tor Bella Monaca, dove erano comparse online minacce relative a una possibile strage.
Il ruolo dei social: dalla provocazione all’allarme reale
È proprio la dimensione digitale a rappresentare uno degli aspetti più delicati della vicenda. I social non sono soltanto il luogo in cui vengono pubblicate le minacce: possono diventare il mezzo attraverso il quale queste vengono amplificate, condivise e trasformate rapidamente in un caso di sicurezza pubblica.
Un messaggio anonimo, anche quando non viene seguito da alcuna azione concreta, può infatti produrre conseguenze reali: far scattare l’intervento delle forze dell’ordine, mettere in allerta una scuola, spaventare famiglie e studenti e modificare, anche solo temporaneamente, la normale attività dell’istituto.
Il fenomeno assume una dimensione ancora più preoccupante quando le minacce vengono pubblicate a ridosso di altri episodi simili. In questi casi il confine tra scherzo, emulazione, provocazione e minaccia concreta diventa particolarmente difficile da valutare nell’immediatezza, imponendo alle autorità di prendere sul serio ogni segnalazione.
Una sequenza di episodi
L’allarme di Ostia si inserisce in una sequenza di episodi che nelle ultime settimane ha coinvolto diverse scuole romane.
A settembre, a Centocelle, un tredicenne aveva aggredito una docente con due coltelli. L’episodio era stato trasmesso in diretta su Telegram e, secondo quanto emerso, nelle ore precedenti erano comparsi online messaggi che annunciavano l’intenzione di agire.
Anche in questo caso il web aveva dunque rappresentato un elemento precedente all’azione, rendendo evidente quanto sia diventato importante monitorare non soltanto ciò che accade dentro gli istituti, ma anche ciò che viene pubblicato sulle piattaforme digitali.
La paura resta, anche quando la minaccia non si concretizza
Al liceo Anco Marzio la minaccia non si è trasformata in un attacco. Resta però l’impatto prodotto da quelle parole apparse online e dalla necessità di mobilitare le forze dell’ordine.
La vicenda mostra ancora una volta come un contenuto pubblicato sui social possa uscire rapidamente dalla dimensione virtuale e avere conseguenze concrete nel mondo reale. Per le scuole, questo significa confrontarsi non solo con i rischi tradizionali, ma anche con una nuova forma di allarme digitale, alimentata dalla velocità della rete, dall’anonimato e dalla possibilità di imitare episodi già avvenuti.
Per questo, dietro ogni messaggio che annuncia una possibile strage, anche quando alla fine si rivela infondato, resta la necessità di distinguere rapidamente la bravata dalla minaccia reale. E nel frattempo, per studenti, famiglie e insegnanti, la paura rimane.