Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, lamenta il fallimento del Consiglio di Sicurezza e condanna le “divisioni” che lo “paralizzano”. “Il Forum più importante per la risoluzione pacifica delle dispute internazionali è paralizzato da divisioni geostrategiche – ha detto Guterres al Forum di Doha -. E questo sta compromettendo soluzioni dall’Ucraina a Myanmar, al Medio Oriente”. Secondo Guterres, “l’autorità e la credibilità del Consiglio sono state gravemente compromesse”.
Parole che arrivano dopo il veto Usa a una risoluzione per un cessate il fuoco a Gaza. “Avevo ribadito il mio appello per un cessate il fuoco umanitario – ha detto Guterres che nei giorni scorsi ha invocato l’articolo 99 della Carta dell’Onu -. Purtroppo il Consiglio di Sicurezza non ci è riuscito, ma questo non lo rende meno necessario. Posso quindi promettere che non mi arrenderò”.
Netanyahu e il ‘no’ agli appelli per il cessate il fuoco
Respinge intanto gli appelli a porre fine al conflitto a Gaza il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che considera le esortazioni in tal senso “incoerenti” con il sostegno all’obiettivo dichiarato da Israele di “eliminare” Hamas dopo il terribile attacco del 7 ottobre in Israele. Il gruppo ha preso il controllo dell’enclave palestinese nel 2007.
Riferendo al governo, riporta il Jerusalem Post, Netanyahu ha affermato di aver detto ai leader di Francia, Germania e altri Paesi che “non possono da un lato sostenere l’eliminazione di Hamas e dall’altro fare pressioni su di noi per porre fine alla guerra, cosa che impedirebbe l’eliminazione di Hamas”. Netanyahu, riporta ancora la stampa israeliana, ha anche ringraziato il presidente americano Joe Biden per il veto Usa alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu.
La previsione: “Duri scontri per altri due mesi”
Gli intensi scontri nella Striscia di Gaza tra le forze israeliane e Hamas potrebbero andare avanti ancora “per altri due mesi”. E’ la valutazione di fonti israeliane citate dall’emittente pubblica Kan, passati ormai più di due mesi dal terribile attacco del 7 ottobre in Israele e dall’inizio delle ostilità tra Israele e Hamas con le operazioni di Tsahal nell’enclave palestinese.
L’offensiva delle forze di difesa israeliane nella Striscia sta intanto provocando il cedimento dell’ala militare dell’organizzazione, secondo le informazioni fornite dai vertici miliari di Israele. Da giorni si inseguono le news relative alla resa di centinaia di miliziani: il copione, a quanto pare, continua a ripetersi quotidianamente.
Sarebbero decine infatti i miliziani di Hamas che si sono arresti alle forze Israeliane dopo aver perso ogni contatto con la leadership dell’organizzazione nella Striscia che “ha smesso di esercitare funzioni di comando e controllo”. Lo ha reso noto la radio di Tsahal. Le forze israeliane hanno “identificato cambiamenti nel comportamento dei vertici di Hamas”, ora nascosti a Khan Yunis, città del sud assediata dai militari israeliani, che hanno scelto di concentrarsi sulla loro sicurezza personale piuttosto che continuare impartire istruzioni. L’Institute for the Study of War ha precisato che sette battaglioni di Hamas si sono già arresti e altri sei “sono prossimi al collasso”.
Qatar in pressing per nuova tregua
“Continueremo a fare pressioni sulle parti, nonostante l’obiettivo di ognuna di esse sia distruggere l’altra”, ha intanto detto il premier e ministro degli Esteri del Qatar, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani al Forum di Doha, secondo le dichiarazioni riportate da al-Jazeera in cui ha denunciato come a Gaza sia in atto un “disastro umanitario senza precedenti”.
Il Qatar è stato protagonista dell’impegno nella mediazione per un cessate il fuoco a Gaza e per il rilascio di ostaggi tenuti prigionieri nella Striscia.
Secondo Al Thani, riporta al-Jazeera, la situazione a Gaza fa sì che persone in tutto il mondo si pongano “domande legittime sulla natura dei sistemi internazionali”, interrogativi che a suo avviso “diventano sempre più importanti e pressanti mentre continuiamo a vedere scene orribili da cui a volte siamo costretti a distogliere lo sguardo”.
“Continua il nostro impegno, come Stato del Qatar, insieme ai nostri partner. Non ci arrenderemo”, ha detto ancora Al Thani secondo al-Jazeera. Anche se, ha ribadito, “il proseguimento dei bombardamenti” israeliani a Gaza “non fa che ridurre per noi questa finestra” di opportunità di esito positivo sulle prospettive di un nuovo accordo per una pausa nelle ostilità tra Israele e Hamas.
Israele chiede a residenti Khan Younis di evacuare
L’esercito israeliano ha intanto dato istruzioni ai residenti di Khan Younis, la seconda città più grande della Striscia di Gaza, di evacuare nell’area umanitaria di Al-Muwasi. L’Idf ha infatti lanciato quello che ha definito “un appello urgente” affinché i civili lascino gran parte dell’area dentro e intorno alla città, dove sono in corso aspri combattimenti.
Tuttavia, spiega la Cnn, non è chiaro quante persone potrebbero essere a conoscenza delle istruzioni delle Idf data la mancanza di reti di comunicazione e disponibilità di Internet in gran parte di Gaza.
Le forze israeliane confermano intanto di aver attaccato in 24 ore “oltre 250 obiettivi” nella Striscia mentre proseguono gli scontri. Tra gli obiettivi colpiti nella notte, anche una struttura di Hamas a Khan Younis e diversi tunnel, come evidenzia il Times of Israel. Effettuati blitz in siti di Hamas a Gaza, dove le Idf affermano di aver distrutto armi e cunicoli sotterranei e di aver ucciso uomini armati.
Nella notte, secondo le forze israeliane, un jet ha anche colpito un sito usato da Hamas per le comunicazioni nei pressi di una moschea nel sud di Gaza. Nelle ultime 24 ore sono stati anche confermati attacchi contro tunnel nella zona di Khan Younis con l’impiego di munizioni guidate e l’eliminazione in un’operazione effettuata da un drone di una cellula di Hamas. Blitz anche in un centro di comando di Hamas a Shejaiya, nel nord.
“Guerra con Hezbollah inevitabile”
“Le Idf sono pronte per un conflitto su più fronti”, ha detto Avigdor Lieberman, ex ministro degli Esteri e della Difesa israeliano e fondatore del partito Israel Beytenu, in un’intervista alla radio 103Fm. “Dobbiamo completare la guerra a Gaza e prepararci per un’altra al nord, è inevitabile”, ha affermato nelle dichiarazioni rilanciate dal Jerusalem Post con un evidente riferimento al confine con il Libano e agli Hezbollah libanesi.