Migranti, Meloni e l’assedio dei cronisti in conferenza stampa

La replica della premier ai giornalisti che la incalzano su possibili mancanze del governo dopo il naufragio

“Ci sono 72 morti, ovvio che bisogna porsi domande, ma poiché le risposte sono state chiare…”. Lungo botta e risposta in conferenza stampa a Cutro per Giorgia Meloni, con i cronisti che ‘assediano’ la premier, cui viene contestata la ricostruzione degli eventi del naufragio del 26 febbraio scorso, incalzata, in una situazione confusa e tesa, dalle domande sul perché non siano uscite le motovedette della Guardia costiera.

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“Qualcuno pensa davvero che il governo o le istituzioni italiane non hanno fatto qualcosa che avrebbero potuto fare? Voi dunque state dicendo – sbotta la premier – che c’è stata una volontà?”. Dopo aver incassato il ‘no’ dei giornalisti presenti, continua: “Non c’è stata volontà, perfetto. E’ già un passo avanti… In che cosa allora si ritiene che ci sia stata una manchevolezza oggettiva? Io non ho avuto segnalazioni di nave in difficoltà di navigazione, questo sto dicendo”.

E ancora: “Qualcuno qui ritiene che le autorità italiane non abbiano fatto qualcosa che potevano fare? In questo momento ci sono 20 imbarcazioni che qualcuno sta soccorrendo in acque italiane, voi parlate, giustamente, di un caso in cui non siamo riusciti, ma nessuno si occupa degli altri. Se qualcuno pensa che ci siano istituzioni che si voltano dall’altra parte questo è molto grave, e non per me o per il governo ma per la nazione che rappresento e non accetto queste ricostruzioni”.

“Credo che ci sia una strumentalità nel tentativo di dimostrare che l’Italia non ha fatto qualcosa che doveva fare. Non è un bel messaggio che diamo, anche all’esterno dei confini nazionali. Il ministro Salvini vi ha detto che adesso, in questo momento, l’Italia è impegnata nel soccorso di 20 imbarcazioni, questo accade tutti i giorni. Noi” a Cutro “non abbiamo potuto fare di più di quel che è stato fatto, ma qualcuno pensa davvero che il governo o le istituzioni italiane non hanno fatto qualcosa che avrebbero potuto fare? Se non lo pensate, allora c’è da correggere dei titoli”, ha continuato la premier.

E a chi chiede spiegazioni ulteriori sull’operato del governo, Meloni spiega che Quanto accaduto in questa vicenda si configura come “una fattispecie particolare, perché si trattava di una nave in navigazione da 3 giorni e che per 3 giorni non ha mai avuto problemi. E’ arrivata davanti alle coste calabresi, e qui, a 40 metri” dalla battigia “non c’è mai stata né poteva esserci una comunicazione di possibile naufragio perché non c’era. Cosa è accaduto? Hanno atteso a largo il momento più propizio per sbarcare e non essere intercettati perché si trattava di trafficanti – ricostruisce il presidente del Consiglio -, in quel frangente c’è stato un incidente: si incagliano, la barca è inadeguata e succede il peggio. A quel punto intervengono le nostre autorità. La segnalazione che fa Frontex è di polizia, non di salvataggio, non ti avverte che c’è un problema, tant’è che l’aereo di Frontex se ne va. Questi sono i fatti”.

“La segnalazione che fa Frontex” alla vigilia della strage dei migranti a Cutro “è di polizia, non di salvataggio, non ti avverte che c’è un problema, tant’è che Frontex se ne va. Questi sono i fatti- ribadisce -, certo qualcuno può dire: ‘perché Frontex segnala dopo 3 giorni l’imbarcazione e solo quando è in acque italiane? Uno potrebbe chiederselo, perché prima di arrivare in acque italiane, secondo la geografia, ha attraversato i mari di altre nazioni. Questa è una domanda che io mi sono fatta”.

Ma gli inviati e i corrispondenti locali continuano a non essere soddisfatti dalle risposte della Meloni, che fa confusione sui tempi dell’intervento e sulle miglia di distanza del barcone dalla costa. E allora la premier è costretta a precisare: “La segnalazione di Frontex è arrivata alle 22.36 del sabato sera in prossimità delle acque italiane, mi correggo. Ma questa è una domanda che credo dovreste farvi anche voi”.

Il ministro dell’Interno Piantedosi ricorda quindi di aver ricostruito gli eventi ”in cinque informativa in Parlamento, potete andare a leggerle”. Ma questo non basta a calmare gli animi. Qualcuno si alza, il nuovo capo del servizio stampa di Palazzo Chigi Mario Sechi tenta di riportare l’ordine fino all’ultima domanda. Ma poi alla fine è di nuovo assedio, con i giornalisti che la incalzano sul perché non sia andata al Palamilone a rendere omaggio alle vittime e a incontrare i famigliari. “Ci vado volentieri” taglia corto, prima di ripartire per Roma.

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