Amnesty, diritto a manifestare minacciato in tutto il mondo

Crescono divieti, demonizzazione e militarizzazione polizia

(ANSA) – ROMA, 19 LUG – Il diritto a manifestare è minacciato come mai prima e in modo crescente in tutte le regioni del mondo, secondo Amnesty International, che lancia una campagna globale, chiamata “Protect the Protest”, per contrastare gli sforzi, sempre più estesi e intensi degli Stati per erodere questo diritto umano fondamentale.
    “Dalla Russia allo Sri Lanka, dalla Francia al Senegal e dall’Iran al Nicaragua – si legge in una nota dell’organizzazione per i diritti umani -, le autorità statali usano una gamma crescente di strumenti per reprimere il dissenso organizzato. I manifestanti in tutto il mondo stanno affrontando un potente mix di divieti, con un numero crescente di leggi e altre misure per limitare il diritto alla protesta; di abuso della forza con la progressiva “militarizzazione” delle forze di polizia; limiti sempre più ristretti all’aggregazione e sorveglianza mirata; interruzioni di Internet e censura online; e abusi e stigmatizzazione. Inoltre i gruppi emarginati e discriminati subiscono sempre più limitazioni.
    La campagna di Amnesty – si legge nella nota – sfiderà gli attacchi alle proteste pacifiche, si schiererà con coloro che sono presi di mira e sosterrà le cause dei movimenti sociali che spingono per il cambiamento dei diritti umani.
    “È tempo di alzarsi in piedi e ricordare ad alta voce a coloro che sono al potere il nostro diritto inalienabile di protestare, esprimere lamentele e chiedere il cambiamento liberamente, collettivamente e pubblicamente”, ha detto, citata nella nota, Agnès Callamard, Segretario generale di Amnesty International.
    Tre sono i principali strumenti individuati da Amnesty. Il primo, legislazione restrittiva, divieti e u7n uso sempre più esteso del ricorso ai poteri di emergenza. Poi c’è la “demonizzazione” dei manifestanti, che spesso vengono chiamati “terroristi” o “rivoltosi” e bollati come “minaccia per l’ordine pubblico”. Infine c’è la “militarizzazione della polizia”, con un uso spesso improprio di armi non letali e con l’aumento di mezzi militari. (ANSA).
   

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