Olga, ginnasta tra due patrie a caccia dell’Oscar

Candidato svizzero a Academy in gara a Alice nella città

(ANSA) – ROMA, 14 OTT – Il Paese dove una ginnasta adolescente di grande talento è nata e cresciuta, l’Ucraina nel pieno delle rivolte di otto anni fa e un approdo che la giovane atleta non conosce, la Svizzera, dove ha la possibilità di allenarsi per realizzare il sogno di andare alle Olimpiadi. Sono le due patrie fra le quali è divisa la protagonista di Olga, l’esordio alla regia di Ellie Grappe, che dopo il debutto alla Semaine de la Critique di Cannes, dov’è stato premiato per la sceneggiatura, ha continuato a raccogliere premi ed è stato scelto come candidato ufficiale svizzero all’Oscar per il miglior film internazionale.
    Ora Olga arriva anche in Italia in gara ad Alice nella Città, la sezione autonoma dedicata alle giovani generazioni della Festa del Cinema di Roma. il racconto mescola la storia di finzione di Olga (interpretata dalla ginnasta Anastasia Budiashkina) alle reali immagini della cosiddetta ‘Rivoluzione della dignità’: i mesi di proteste di piazza iniziate in Ucraina nel novembre 2013 e durate fino ai primi mesi del 2014, nate contro la decisione dell’allora presidente Yanukovych, filorusso, di non firmare un accordo che avrebbe reso più strette le relazioni con l’Unione Europea. Grappe immagina una ginnasta 15enne, stella emergente della squadra ucraina, costretta a lasciare il Paese che ama, dopo che la madre, giornalista in prima fila nel racconto delle proteste, diventa un bersaglio. Olga così si trasferisce nel Paese del padre, la Svizzera, con la prospettiva di poter competere nella squadra nazionale elvetica prima agli Europei e poi, spera, alle Olimpiadi. Un percorso che la porta a un conflitto interiore crescente. il regista, classe 1994, si affida poco alle parole e molto ai ritmi, i silenzi e i suoni di uno sport che non perdona errori, uniti agli echi via telefonino e tv del caos in un Paese tra rivolta civile e tentativi di repressione. “Esploro il potenziale legame tra confini geografici e personali, facendo un film sull’esilio – ha spiegato Grappe – con un’eroina che sente di non appartenere a un luogo ed è combattuta fra diverse tipologie di lealtà”.
    (ANSA).
   

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