Ostia antica, ritrovate nel Tevere tre colonne di marmo

Prima campagna di tutela subacquea, con i carabinieri

(ANSA) – ROMA, 08 GIU – Tre grandi fusti di colonne in marmo sono stati individuati nelle acque del Tevere all’altezza della fossa Traiana, il canale artificiale scavato dall’imperatore Traiano per mettere in collegamento il porto di allora con il Tevere e che corrisponde all’odierno canale di Fiumicino. Il ritrovamento è il frutto della prima campagna portata a termine dall’archeologa subacquea Alessandra Ghelli – neo responsabile del Servizio tutela del patrimonio subacqueo appena istituito dal Parco archeologico di Ostia antica – con l’ aiuto del Nucleo carabinieri subacquei di Roma e del Nucleo Tutela del patrimonio culturale di Roma. Le colonne, che devono ancora essere recuperate, si trovano ad una profondità di cinque metri. Pur parzialmente interrate nel letto e nell’argine, superano il metro di diametro e i due metri e mezzo di lunghezza.
    Nelle prossime immersioni, spiega Alessandro D’Alessio, direttore del Parco archeologico di Ostia Antica, si proverà a prelevare dei campioni per determinare il tipo di marmo e la sua provenienza. Intanto, a dispetto della visibilità quasi inesistente dell’acqua in quel punto del Tevere il cui fondo è pieno di rifiuti, carcasse animali, detriti, fango, le tre colonne sono state fotografate e censite nella Banca dati dei Carabinieri dei beni culturali (Tpc) ai quali spetta il compito di controllare che non si tratti di opere trafugate. La presenza in acqua delle colonne potrebbe però più facilmente spiegarsi con il naufragio di un’imbarcazione nell’antica Roma. Il Tevere, ricorda era allora molto usato per i trasporti di merce e materiali. Nei primi secoli dopo Cristo, sottolinea D’Alessio, “la Roma imperiale era senza dubbio l’approdo più ambito, il più fiorente dei mercati per i marmi provenienti dalle cave disseminate lungo tutto il Mediterraneo, dalla Spagna al Mar Nero, passando per le coste egiziane. A volte una piccola parte dei carichi affidati al trasporto fluviale contro corrente lungo il Tevere, destinato alla stazione dei marmi al Testaccio, andava soggetto a incidenti di percorso e una volta finita fuori bordo diventava difficilmente recuperabile, specie se di dimensioni imponenti come le nostre colonne”. (ANSA).
   

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