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Il voto in Umbria allontana il ‘’Patto per Roma’’

Il grande successo del centrodestra non influenzerà il governo,  ma il clima che ha generato fra M5S e Pd e al loro interno non è favorevole alla Capitale

Beppe Leone
di Beppe Leone | 2019-10-29 29/10/2019 ore 9:00

 

 

Il voto regionale umbro, con il grande successo del centrodestra oramai a guida salviniana,  probabilmente non provocherà sconquassi a livello nazionale;  il governo giallo-rosso di Giuseppe Conte continuerà ad operare almeno fino all’indomani di domenica 26 gennaio, quando si recheranno alle urne i cittadini dell’Emilia Romagna per eleggere il nuovo presidente e consiglio regionale.

Allora sì, se dovesse vincere di nuovo la coalizione formata da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, sarebbero dolori per premier, Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti.

Ma se la consultazione di domenica 27 ottobre non avrà conseguenze immediate sull’esecutivo di centrosinistra (il presidente del Consiglio ha già messo avanti le mani dichiarando che il voto in Umbria non può essere considerato un test sulla attuale formula di governo) certamente le avrà sulla nostra regione e, soprattutto, sulla Capitale.

Infatti, solo qualche giorno fa avevamo scritto della necessità di un “patto per Roma” che doveva interessare non solo Pd e M5S, ma anche le forze di opposizione, in primis la Lega, per risolvere i tanti e gravi problemi della Capitale che – lo dimostrano le amministrazioni di diverso colore che si sono avvicendate in questi ultimi anni – non possono essere affrontati e risolti senza il concorso di tutti.

I risultati in terra umbra, almeno stando alle prime reazioni dei partiti – in particolare di quelli che sostengono il governo – vanno in direzione contraria rispetto a quanto da noi auspicato.

Dal fronte pentastellato (il M5S esce fortemente ridimensionato dalle urne dimezzando i voti che aveva preso appena sette mesi fa nelle elezioni europee) già si parla di “esperimento fallito” e, quindi non più ripetibile in altre regioni italiane.

Matteo Renzi (Italia Viva), che non ha partecipato con il proprio simbolo alle elezioni di domenica, ha parlato di gravi errori compiuti dai suoi alleati di governo nel parlare di “alleanze organiche” e con la “foto opportunity” di Narni che ha coinvolto il governo nella debacle.

Il Pd riflette e addebita la colpa della sconfitta alla precedente gestione renziana del partito. Le opposizioni di centrodestra non aspettano l’ora di dare il colpo di grazia ai “giallo-rossi”.

In questo clima, parlare ancora di stipulare un “patto per Roma”  sembra irreale, per cui ci dovremo rassegnare al lento declino della Città con i cinquestelle arroccati nella difesa della loro amministrazione e di Virginia Raggi e tutti gli altri, compreso il Pd di Zingaretti, ad opporsi  a qualsivoglia iniziativa pentastellata.

E a pagare saremo sempre noi: i cittadini.

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A proposito dell'autore

Beppe Leone
129 articoli

Beppe Leone è giornalista professionista dal gennaio del 1977. Laureato in Scienze Politiche presso l'Università "la Sapienza di Roma", è stato capoufficio stampa della Camera dei Deputati dal giugno del 2008 al 31 dicembre del 2013. In precedenza è stato caporedattore centrale e a capo del Servizio politico dell'Agenzia giornalistica Asca.

© 2Media Srls - 2media@pec.it
Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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