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Pino Daniele – Il Tempo Resterà, in sala il 20, 21 e 22 marzo

Il documentario sul cantante diretto da Giorgio Verdelli, distribuito da Nexo Digital in più di 450 sale. Il ricordo della sua band

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di Chiara Laganà | 2017-03-20 20/03/2017 ore 13:53

Pino Daniele in uno dei suoi live © Roberto Panucci

Pino Daniele – Il Tempo Resterà è un film dedicato al cantante napoletano e sarà in sala il 20, il 21 e il 22 marzo, distribuito da Nexo Digital e prodotto in collaborazione con Rai Cinema. La regia è di Giorgio Verdelli, che aveva diretto lo speciale dedicato al cantante scomparso il 4 gennaio 2015 Unici, che l’ha presentato a Roma qualche giorno fa insieme ad alcuni storici membri della band che accompagnava Pino Daniele sul palco: Tullio De Piscopo, Joe Amoruso, James Senese, Tony Esposito e l’attore Enzo Decaro.

Pino Daniele – Il Tempo Resterà è un omaggio toccante al cantante con le sue canzoni, i suoi live, la sua voce, i suoi amici e collaboratori e la sua città: Napoli. Viene ricordato da una serie di artisti del mondo della musica e non solo: Ezio Bosso, Stefano Bollani, Jovanotti, Clementino, Giorgia, Ciro Ferrara, Giuliano Sangiorgi e la voce narrante del documentario Claudio Amendola.

La storia di Pino Daniele, il suo viaggio è legato a una corsa di un vecchio bus partenopeo che collegava il centro città alle periferie. Il regista Giorgio Verdelli ha già diretto uno show televisivo e ha scritto un libro sul cantante napoletano: una voce spezzata.

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La band a Napoli

Pino Daniele – Il Tempo Resterà parla del cantante: “Questo film è stato richiesto, in varie occasioni ho avuto complimenti e apprezzamenti anche da Mario Martone e Paolo Sorrentino. Unici si chiudeva con Pino e la sua band nei pressi del Maschio Angioino e mi hanno detto, questo è cinema se non lo fai tu lo farà qualcun altro”.

Dopo 7 minuti di montato, Claudio Amendola è stato convinto a partecipare al progetto. “Lo ringrazio, in un’ora e mezza e ha fatto tutto, c’è una cosa che è la discriminate fondamentale è l’amore per la musica che aveva Pino e che hanno tutti, l’aver inventato un suono. Tullio parla di linguaggio, come nel linguaggio di Pino c’erano delle composizioni jazzistiche, o James che ricorda che era talmente forte che la gente si metteva a piangere. L’idea del bus mi è venuta perché ero con loro e ho capito cosa fosse la musica con loro: con Tony, Joe, James”.

Una stagione musicale indimenticabile: “Abbiamo avuto una stagione straordinaria, se andate a vedere i concerti dell’81, cantavano canzoni dal vivo di 12 minuti, ho voluto inserire Che te ne fotti, un pezzo che non si mette e mi è dispiaciuto averlo stoppata. Un pezzo di 4 minuti che dal vivo durava 12 minuti, quando James faceva l’assolo si sapeva quando iniziava, ma non quando finiva”.

“Era un fatto naturale, la più grande sensazione che ho provato con Pino, quando abbiamo fatto i primi concerti vedere una parte dle popolo che piangeva, ho pensato: sta succedendo qualcosa di terribile”, ha ricordato James Senese.

“Con lui, noi abbiamo trovato la nostra anima, abbiamo scoperto un sentimento nascosto che non c’era dal ‘700. Pino ha fatto tutto questo”, ricorda Joe Amoruso. Napoli e il suono di Napoli sono i protagonisti del film: “Questa musica è dominante, noi eravamo tutti napoletani, avevano una sola anima, questa forza è stata talmente terribile”.“La forza del gruppo, la forza maggiore era il live”, ha aggiunto Tullio De Piscopo. “Ho inserito solo canzoni live, grazie alla parte tecnica e il suono è pazzesco. Quella band di Vai Mo’ è la più grande band italiana di tutti i tempi. Chi ha visto quei concerti, ha visto qualcosa di irripetibile”.

Pino ha avuto molte collaborazioni nel futuro, ha incontrato molti musicisti negli anni a venire. Negli anni ’80, il più giovane era Pino, la nostra consapevolezza di essere affermati ha dato anche a Pino, l’esordiente, il grande genio, gli ha dato una spinta notevole. Era molto timido, quando metti sul palco gente come me, Tullio, Jimmy. Gli assoli era trasgredire una regola degli anni ’80, si stava diffondendo un’omologazione musicale, i pezzi dovevano durare pochi minuti. Gli anni ’70 erano finiti e si stava cercando il successo del mercato. Il palco era un luogo inter play, l’assolo finisce quando deve finire, la musica finisce quando deve finire. Non devono essere tre minuti. È stato importante quando è stata ripresa, nonostante abbia avuto collaborazioni mondiali, Pino ha riconosciuto che quello era il fulcro del movimento”, ha aggiunto Amoruso.

“Era inteligentissimo, aveva capito che era il momento di fare la musica. Questa è la sua grande forza, ci aveva fatto usare il meglio di noi. Pino manca, manca… Suoniamo anche con altri, ma non ci trovaviamo”, ricorda Tullio De Piscopo.

James Senese ricorda la telefonata che ricevette da Pino Daniele nel 1976: “Mi chiamò e mi disse: voglio suonare il basso con te. È venuto e gli ho chiesto, ma tu ce li hai soldi? Mi disse no e gliel’ho comprato io. È stato alla stazione Centrale per due anni, e lui non voleva andarsene da lì. Lui lì aveva trovato una parte di se stesso, al Palazzetto dello sport di Genova prima di andarsene piangeva. È u  aneddoto particolare, Pino è rimasto nella mia anima. Pino sta ‘ca (indicando il cuore), io lo vedo, voi non lo vedete”.

Tony Esposito racconta come conobbe Alan Sorrenti, “era un periodo di fermento pazzesco a Napoli. Anche Pino era figlio di tutto ciò, questo è stato un background importante. In quel periodo c’è stata una serie di circostanze, una serie di napoletani quasi scelti. Abbiamo messaggio un messaggio attraverso la nostra musica. È successo tutto nel momento perfetto, abbiamo fatto di tutto per lasciare qualcosa alle nuove generazioni. Spero si ripeta con altri talenti o artisti”.

Alla guida di questo viaggio nella musica di Pino Daniele, a bordo di un bus Enzo Decaro: “Il valore di questo lavoro non è solo Il Tempo che Resterà, non è solo il documentario. Ma c’è un grande valore, viene fuori il pensiero di Pino. Un pensiero che va dall’io al me, dal me al sé, una persona che cerca l’essenza delle cose. Torniamo da dove veniamo, un pensiero ben inquadrato in quegli anni, la fine degli anni ’70 sono stati un piccolo Rinascimento. Tasso e Guercino non erano Michelangelo, questo è stato un vero rinascimento culturale. È stato un bombardamento di idee, aspirava molto all’alto, pur venendo dal basso. Poi viene fuori l’unicità, un poeta che ha incontrato un grande musicista, tutte due insieme”

Per l’attore “è un po’ seccante” non sapere cosa riserva per noi il futuro dell’artista: “Possiamo accontentarci di quuesta grossa seccatura tecnica che non ci sia più pensando a quello che ci ha lasciato, c’è stato e resterà”.

Pino Daniele – Il Tempo Resterà ha la voce di Claudio Amendola, l’attore è un grande fan del cantante: “Sono uno suo fan sfegatato, ognuno di noi faceva il tifo per una squadra che ha perso sempre, per ognuno di voi, ma che aveva finalmente fatto campagna acquisti. Sono stato fan di tutti loro come se fossero i Led Zeppelin, Black Sabbath, la cosa degli assoli era quello che riconoscevamo. A un certo punto entrava Jimmy Page e si faceva il suo assolo. C’è un disco, credo sia Vai Mo’, in cui Pino dice Tullio ed entri con 27 minuti di assolo, 27 minuti meravigliosi. Quando io dico, ce l’abbiamo pure noi, voglio dire era un gruppo non rock, ma quella nota blues, non c’era nessuno che suonava la chitarra come lui”.

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Claudio Amendola presta la voce al documentario

Amendola parla anche di una delle scene del documentario: “Vedere queste immagini, la casa di Massimo Troisi, la foto di Francesca, mi ha emozionato. Siamo andati insieme all’ultimo concerto al Palaeur, una settimana prima che ci lasciasse, Pino aveva la voce di prima, di sempre. Quel concerto mi sono fatto un regalo incommensurabile, ho il pass attaccato al muro. Avere avuto 14 anni quando uscì Una tazzulella e caffè. Ricordo quando mettemmo questo titolo a Fregene nel jukebox, siamo impazziti. Da lì, ho comprato più musicassette e cd, credo di aver speso una fortuna, ne sono orgogliosissimo”.

Pino e la band per l’attore romano: “Sono stati un ponte per tutti i non napoletani per approcciare, apprezzare, conoscere, amare quella città e quel popolo. Sono stato fortunato perché grazie a mia madre avevo conosciuto una Napoli diversa da quella che ci raccontavano, il colera, la camorra, invece a un certo punto è arrivato un indiano che ci ha raccontato il cuore di Napoli, ci ha fatto apprezzare i colori, questo è il grande regalo che Pino ha fatto a tutta l’Italia”.

“Ho cercato, dove possibile, di non battere strade troppo battute. Ogni cosa ha una ragione per cui sta lì in quel momento, io ho messo Schizzechea, un pezzo bellissimo, perché subito dopo cita Ezio Bosso. C’è un filo, c’è una ragione”, ha spiegato il regista.

Pino Daniele – Il Tempo Resterà è un bellissimo racconto, fatto di sprazzi di concerti live, scelti dal regista per un motivo: “Il concerto di Pescara del 1980 è stato scelto per ragioni musicali e tecniche, tutti i pezzi sono montati seguendo la tonalità. E ho voluto prendere il repertori da alcuni concerti particolari, assoli di 12 minuti. Ho preso video in tournée, il concerto a Caracalla, c’era Troisi e c’ero anch’io”.

La musica di Pino Daniele sembra passare attraverso una radio: “È qualcosa di voluto, perché all’epoca la musica la sentivamo per radio. Il successo di Pino è nato nelle radio private”. La scelta musicale poi non è mai ovvia: “Non ho messo dentro O’ Scarrafone, ma c’è Maggio se ne va, un pezzo splendido”.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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