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Il Permesso – 48 ore fuori, Claudio Amendola parla del suo film

Secondo lungometraggio da regista per l’attore romano, presentato anche dalla co-star Luca Argentero

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di Chiara Laganà | 2017-03-29 29/03/2017 ore 16:37

Claudio Amendola interpreta e dirige il film

Secondo lungometraggio per Claudio Amendola: Il Permesso – 48 ore fuori racconta la storia di quattro detenuti del carcere di Civitavecchia alle prese con il loro permesso “premio”. La sceneggiatura è firmata da Giancarlo De Cataldo, Roberto Jannone e dallo stesso Amendola che è anche uno dei protagonisti. Completano i cast Luca Argentero, Giacomo Ferrara e Valentina Bellè. Luigi, Donato, Marianna e Angelo sono tutti reclusi nello stesso carcere e gli sono state concesse 48 ore di permesso.

A proporre il soggetto a Claudio Amendola, alla seconda prova della regia dopo La mossa del pinguino, il produttore Claudio Bonivento, con cui l’attore e regista collabora da molto tempo: “Claudio mi ha dato una sceneggiatura che ho letto tutta da un fiato, quattro storie molto interessanti, una struttura con un linguaggio molto bello e poi perché ho riconosciuto il genere di film che mi ha fatto diventare un attore. Un genere che Claudio mi ha fatto fare per tantissimi anni, mi ha offerto un ruolo diverso, il primo nel 1986 con Soldati e poi da lì Mary per sempre, Ultrà, La scorta, i film della Labate: sono i film che mi hanno creato come attore, ma sono anche i film con cui sono cresciuto, con mio padre, tutta quella cinematografia ci sono cresciuto con Scorsese e Cimino”.

La Mossa del Pinguino, del 2013, lo aveva entusiasmato per “la delicatezza e perché era una storia dedicata all’amicizia, qui ho letto roba mia, roba che conosco, mi sono trovato molto a mio agio a raccontarla”. A firmare Il permesso – 48 ore Giancarlo De Cataldo, autore di Romanzo Criminale e di Suburra: “Ho avuto un incontro con Benevento, Iannone e Claudio che è entrato in uno schema già avviato. Ho scritto il soggetto: quattro persone che hanno un permesso e lasciano il carcere e hanno lo stesso tempo per perdersi o riacchiappare la vita. Bonevento ha lavorato molto per realizzare questo film. È un film molto nelle mie corde, con Roberto ci conosciamo da La Squadra, poi finita la scrittura, il film è del regista, del direttore della fotografia, degli attori, del musicista, del montatore, del ragazzo che porta i cestini. Il film si stacca da te, se riesce a coinvolgerti allora è anche tuo”.

“Sono quattro storie d’amore, sotto la violenza, in certi momenti molto duri e aspri, ma sono quattro persone che scoprono l’amore. Claudio ha suo figlio, i due ragazzi s’innamorano, Luca Argentero agisce per amore. È un modo distorto di esprimere i sentimenti, ma profondamente autentico”, aggiunge Jannone.

Al secondo film, Claudio Amendola si dirige mentre interpreta il personaggio di Luigi: “Temevo il confronto fra attore e regista, mi chiedevo se avessi avuto la serenità per giudicarmi e per riconoscere sbagli, lacune e difficoltà. Lo devo a tre persone Maurizio Gambesi, Simone Spada e quando giravo d’attore veniva Francesca, mia moglie sul set, lei era la vera mentore e forse la più severa. Mi sono fidato di loro e mi hanno concesso di non pensare a fare il regista in quei giorni”.

La preparazione fisica di Luca Argentero

Luca Argentero è Donato, un silenzioso detenuto dal fisico scolpito: “È stato strano non lavorare sulle parole, ho fatto commedie e sono più legate al testo. Questo è un percorso che un attore si deve augurare, deve andare più in là. Tanto è vero che dopo questo film ho già girato due commedie. Non mi sono rifugiato scappando dalla commedia all’action, anzi… sorridere mi fa piacere”.

“Ho visto quest’esperienza come un regalo: mi alleno di mio, mi piace stare in forma, la condizione fisica mi è stata richiesta da Claudio. Donato è uno che ha fatto pugilato per una vita e quindi continua ad allenarsi, ho scoperto che a 40 anni il fisico reagisce in un altro modo, però è stato molto divertente, l’ho vissuto come un regalo. Svegliarmi alle 7 del mattino è fare qualcosa che avrei fatto comunque, è stato divertente. Mi unisco a Claudio, si è fidato a un gruppo. Il merito è di Maurizio Nardi, l’acconciatura di Giorgio Gregorini, il Premio Oscar, e mi ha aiutato tantissimo”.

Il fisico di Argentero nel film

Assente Valentina Bellè, l’attrice protagonista del film, scelta appena entrata in ufficio da Claudio Amendola. “Nella costruzione abbiamo affrontato il tema del passato, ma volevamo dare l’idea che il passato fosse alle spalle, ma che fosse una sorta di scimmia che sta sulle spalle”, ha spiegato De Cataldo. “C’era un piccolo prologo in cui si raccontavano le loro storie, ma volevo partire dal cancello in poi”.

Il permesso Belle

Valentina Bellè è Marianna, ragazza di ottima famiglia finita in carcere

Giacomo Ferrara, Samurai in Suburra, dove ha lavorato con De Cataldo e  : “È un criminale, ma forse è il più buon dei quattro, è finito in carcere per una stupidaggine che si fa in giovane età. Capisce che in carcere può cambiare vita, si mette a studiare perché vuole che la sua vita cambi. È stato divertente lavorare, il gioco che si è creato con Claudio e i compagni di viaggio era quello di divertirsi in scena. Li ringrazio per l’aiuto, io sono un pesce fuor d’acqua, io sono abruzzese e questa cosa dell’essere romano verace me l’hanno data loro”.

Giacomo Ferrara, da Suburra a Il permesso

“È un regista generoso, ci lascia fare, ma ha la parola giusta al momento giusto”, continua il giovane attore. “Con Luca ci siamo beccati solo una volta, non era la scena del pestaggio”. Giacomo Ferrara, inizialmente, era stato scelto nel ruolo del figlio di Claudio Amendola: “Luca è nato sulla penna, in pochi potevano riuscire a ottenere quel risultato fisico, un giorno è venuto da me e mi ha parlato del personaggio.


Giacomo doveva fare mio figlio, ha accettato di farlo senza provino. Ho chiesto poi ad Angelo di fare la spalla ai provini per cercare il protagonista e poi lui in un minuto e mezzo mi ha fatto cascare il mento. Valentina è entrata in ufficio, ha fatto quattro metri e ho detto: stop è lei. E poi ci sono i ruoli piccoli: Antonino Iuorio, Valentina Sperlì e grazie a Ivan Franek. Con Alessandra ci siamo emozionati, grazie, bravi tutti. Mi hanno fatto un regalo enorme”.

Claudio Amendola e Ivan Franek in una scena del film

“Quando nascerà un produttore illuminato forse dirigerò anche Francesca in un film. Mi piace da impazzire fare il regista, soddisfa in pieno il mio misurato ego, e poi è un ruolo che mi piace, mi piace rispondere a tutte le domande, mi piace dirigere gli attori, scambiarsi la pelle. Noi siamo un po’ particolari, cercare le debolezze e le virtù è bellissimo durante e prima. Prima con gli sceneggiatori, dopo con il mix, le musiche, il montaggio”, ha affermato Amendola.

Bonivento ha prodotto un film di cuore: “Non faccio più polemiche, è un progetto legato alla sensibilità e alla delicatezza. Come produttore ci ho messo delicatezza, eleganza, sensibilità. Secondo me non si parla molto di gratitudine: sono grato a tutti loro, ognuno di loro mi ha dato la possibilità di fare questo film. De Cataldo mi ha portato 8 pagine di soggetto il 3 dicembre del 2014, avevo talmente fame di fare film che dissi subito di sì, ma specificai che non avevo la possibilità di farlo allora, ha dimostrato di avere tanta pazienza. Questo è un film de core, è veramente così”.

Il film è girato a Roma e a Pescara, Amendola voleva un posto di mare che non fosse stato spesso rappresentato sul grande schermo: “Volevo un posto di mare, volevo che la storia di Luca fosse al mare, è il secondo film che si gira lì. Mi è piaciuto il ponte, l’ansa, i colori bellissimi: era la meno raccontata… e speriamo nei parenti di Giacomo”.

L’attore interpreta un perfetto romano: “Ho solo avuto un problema con Ciao e Boccuccia de Fragola. Era una frase che mi disse la madre di un amico, stavo a cena a casa sua mangiavo e lei mi disse: Boccuccia de fragola, mamma te imboccava con una tegola. L’intonazione non gli veniva. Ciao, poi, sono troppe C, strascina, in montaggio siamo impazziti. Mi ha ricordato quello che mi successe in Mary per sempre, tutti ragazzi palermitani, i miei nonni lo erano. Qualche piccola differenza in Giacomo la notavo”.

“Aiuta un po’ questa cosa, lui si sente esterno al gruppo”, aggiunge Giacomo Ferrara. Assente la protagonista femminile: “Lei non puzza di galera e non vuole rientrarci”.

Romanzo Criminale e Suburra, De Cataldo è esperto di criminalità romana: “Abbiamo dato degli accenni, credo si capisca, ci siamo tenuti fuori. La realtà del carcere è fatta di esseri umani che vanno. Mi piace i momenti di tolleranza zero, mi piace che sia passato un messaggio di tolleranza. O che ciascuno è responsabile del suo destino, sono persone che ho incontrato, magari sono i vostri vicini di casa. C’è uno che ha seguito l’etica della malavita e traditrice, un vecchio criminale che vede con terrore ripercorre le sue ombre, un personaggio contadino, c’è una ragazza eccentrica che finisce in galera. Ho conosciuto questi tipi, li ho conosciuti. Claudio ha costruito molto questo in scena”.

“Assente giustificata perché sta girando in Sardegna, mi ricordo il suo ultimo provino, ci guardavamo e pensavamo: che fortuna. La definisco un’attrice scorretta, dice le battute in un modo che non ti aspetti, ma sempre corretto. Ha poi le doti di quelle attrici, quindi sono molto contento: questo è il suo primo film al cinema e voglio arrorare questa scoperta”, ha aggiunto Claudio Amendola.

“Sarebbe bello pensare a una storia diversa, ma mi piace lasciare così questi personaggi”, ha risposto Amendola a una possibilità di sequel. “Sono archetipi, non rispondo a una storia individuale vera”, ha concluso De Cataldo.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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