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Diane Kruger si racconta fra cinema, serie TV e prossimi progetti

L’attrice a Roma per il Rendez-Vous Nuovo Cinema Francese. Ha parlato della serie Tv su Hedy Lamarr, del film di Fatih Akin e sogna di lavorare con Sorrentino

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di Chiara Laganà | 2017-04-10 9/04/2017 ore 16:02
(ultimo aggiornamento il 10 Aprile 2017 alle ore 10:21)

Diane Kruger ® Jean-Baptiste Lemercie, Unifrance

Quando Diane Kruger è arrivata sul terrazzo del Sofitel, l’atmosfera è decisamente cambiata. L’attrice, tedesca di nascita e francese d’adozione con una carriera avviata negli USA, ha illuminato con la sua bellezza e semplicità l’ultimo piano dell’hotel. A Roma perché ospite del Rendez-Vous, il festival dedicato al nuovo cinema francese che chiude oggi, l’attrice ha rilasciato un’intervista a pochi, fra loro anche noi di RadioColonna.

L’attrice ha parlato in francese dei film presentati al Rendez-Vous: Les Adieux à la Reine e Sky. Nel film di Benoît Jacquot, l’attrice interpreta Maria Antonietta.

Benoît Jacquot è un maestro in Francia, per me, che, inoltre, non sono neanche francese, è stato un onore girare con lui. Adoro il suo cinema, ha fatto dei grandi film con le più grandi attrici francesi. Anche se, onestamente, mi preoccupava un po’ interpretarla, non ero tranquilla. Alla fine ho detto sì perché il film non giudica Maria Antonietta, né in un senso, né nell’altro. Penso che molti film hanno già un’opinione, se il regista l’ama o no, per me questo era importante. Al contrario è stata difficile la lingua, è il francese di Molière, non so se riuscite a capire la differenza nel film, non è un francese parlato, e ho avuto molte difficoltà a parlarlo e interpretarlo”.

L’attrice, nata in Germania, ha dei punti in comune con Maria Antonietta: “Mmm, vi devo dire no”, risponde sorridendo. “Forse l’avete letto nella stampa, mia madre si chiama Marie Antoinette e sono nata il 15 luglio, quindi il film accade in quegli ultimi giorni a Versailles. A parte questo, e le origini in comune, a parte questo…”.

Maria Antonietta per Benoît Jacquot, non è il primo ruolo in un film d’epoca per l’attrice, ma preferisce i film di questo genere?

“Mi piace un po’ tutto, dipende dalla storia, ma ho adorato di fare un film iper classico. Ma è anche stato molto buffo recitare in un film come Inglorius Basterds (Bastardi Senza Gloria), un film storico, ma con un cambiamento nella storia”.

Nata in Germania, ha vissuto in Francia e divide il suo lavoro fra l’Esagono e gli Stati Uniti. Diane Kruger è probabilmente una delle attrici più internazionali, si può dire che il cinema è un linguaggio universale o ci sono delle differenze?

“Io penso che le scuole di uomini e donne sono universali, poi ci sono le culture differenti, ma penso che abbiamo tutti le stesse ansie, le stesse gioie, quindi è sicuro che vedo questo come un linguaggio del cinema in generale. Dopo questo penso che ogni Paese fa dei cinema differenti, pensiamo agli USA, il cinema lì è in mano ai grandi studi di produzione, fanno dei film di divertissement per gli adolescenti, ed è la TV a riempire la casella più profonda, ho quest’impressione. Mentre il cinema che amo in Francia è più intimista, quotidiano, nel senso che tratta di storie quotidiane, in cui riesco a immedesimarmi”.

Diane Kruger ha una carriera molto versatile: film low budget, grandi prodotti hollywoodiani e serie TV. Che rapporto ha con la TV e quali sono le differenze con il cinema?

“Ho l’impressione, negli USA, in ogni caso che sono una vera opportunità per gli artisti, anche per i registi, è meno controllato, è meno commercializzato del cinema americano, ne parlo in modo generale. Ho l’impressione che hanno dei mezzi pazzeschi, certe volte spendono 3-4 milioni di dollari per episodio. È lo stesso budget di un piccolo film indipendente americano, e per noi attori, soprattutto per le donne, ci sono dei ruoli incredibili: più profondi, c’è più tempo, è molto visto, osano di più rispetto al cinema, questa è la mia impressione. Mi è piaciuto molto fare TV e cerco di farne”.

L’attrice parla del suo ruolo nel remake americano della serie danese The Bridge. Nata ad Algermissen in Germania, dopo anni vissuti in Francia e negli USA, qual è la vera identità di Diane Kruger se dovesse sceglierne una?

“Non so, è difficile dirlo. Non so se riesco, direi erroneamente che sono  tedesca, perché lo sono. Ma è impossibile scegliere, mi sento straniera in Germania, in Francia, negli USA. Non ho nessun tipo di radice, al parte il fatto che sono nata in Germania e il tedesco è la mia lingua materna. Ma, a volte, non mi sento neanche legittima lì”.

Al Rendez-Vous, Diane Kruger ha presentato tre film, che differenza c’è fra un regista che parla di donne e una regista che parla di donne?

“Gli sguardi sono differenti, un uomo ha un modo un punto di vista diverso rispetto a una donna. Ci sono però dei registi uomini, come Benoît Jacquot, che ha realizzato solo dei film sulle donne. Quindi è geniale, perché allo stesso tempo li ama, ha uno sguardo amorevole sulle donne, ma non ha paura di entrare nelle loro isterie, cose che gli uomini, in generale, non amano, mi capisce (sorridendo). Le registi donne con cui ho lavorato, ho l’impressione che sono più esigenti, non c’è nessuna forma di seduzione, si va più rapidamente alla profondità delle cose. È più profondo, manca il lato della seduzione”.

Sky, uno dei film del Rendez-Vous, è coprodotto dall’attrice, vuole ripetere l’esperienza?

“È la prima volta, la regista e io abbiamo realizzato tre film insieme (gli altri due Pieds nus sur les limaces e Frankie, ndr), questo l’abbiamo sviluppato insieme. E ho aiutato soprattutto la fase artistica, l’abbiamo girato negli USA, e ho aiutato al casting e la scelta dei posti. Attualmente stiamo lavorando a una serie TV su Hedy Lamarr, la sua vita. Inizia a prendere forma, noi donne dobbiamo crearci delle opportunità per noi stesse e per altre donne. Come dicevo la televisione diviene un mezzo molto interessante, ci sono più piattaforme, più possibilità, ma ci vuole molto tempo per sviluppare le cose e richiede molte energie. Da due anni e mezzo sono sul progetto di Hedy Lamarr e penso che adesso verrà la luce, ma ha richiesto molte energie”.

Diane Kruger sta lavorando con il regista tedesco Fatih Akin nel film Aus del Nichts, cosa ci può dire di quest’esperienza?

“È il mio primo film in tedesco, strano no? Dopo dieci anni. È stato un vero incontro, ci siamo incrociati a Cannes cinque anni fa e sono andata a dirgli cosa pensavo di lui, perché in Germania è il mio regista preferito. Ha scritto questo film per me e l’adoro: è molto duro. Parla di una donna tedesca che sposa un uomo turco, hanno un bambino. A causa di una bomba, lanciata dai neonazisti, perderà entrambi, ed è basato su una storia vera, il processo è ancora in corso. ”.

Prima di diventare attrice, Kruger ha lavorato come ballerina, c’era già il desiderio di diventare attrice, o è venuto dopo?

“No, non, non pensavo neanche si potesse fare, credevo che per farlo si doveva vivere in una grande città. Bisognava essere scoperta e bisognava anche seguire dei corsi. Arrivata in Francia, mentre lavoravo come modella, ho incontrato altri attori e registi che… Diciamo che non ero molto alta per fare la modella, e quando lavoravo come modella mi hanno sempre detto: Dovresti fare piuttosto l’attrice, e non sapevo cosa volesse dire. È stato proprio arrivando in Francia, scoprendo il cinema francese, mi sono detta perché non provare? Ho terminato la mia carriera di modella, ho fatto un corso e ho preso il coraggio di farlo”.

Diane Kruger ha già lavorato con Gabriele Muccino, ma c’è qualche altro regista italiano con cui vorrebbe lavorare, o vorrebbe girare a Roma?

“Mi farebbe piacere… lavorare con Paolo Sorrentino. Amo i film che ha realizzato, la serie The Young Pope e Youth, La Grande Bellezza”.

In Sky, la regista ha realizzato un film molto intimista. Si è riconosciuta nel personaggio?

“Non, non c’è nulla di me. Si tratta di un personaggio, ma Fabienne dirige come se fosse un documentario è lei che inquadra. Si ha l’impressione, lei è sempre con me quindi ci sono molti momenti rubati, non è il modo classico di dirigere, è lo stile di Malick, lei lavora in modo simile. Siamo tutto il tempo insieme, ci si diverte, si ha l’impressione che sia autobiografico, ma non c’è nulla di me in lei”.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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