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Adesso tocca a me, la docu-fiction su Paolo Borsellino su Rai 1

Il 19 luglio, in occasione dei 25 anni dalla strage di via D’Amelio, alle 21:30. Con le testimonianze di colleghi, amici e di Antonio Vullo, l’unico sopravvissuto

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di Chiara Laganà | 2017-07-18 18/07/2017 ore 17:56

Adesso tocca a me, la docu-fiction dedicata a Paolo Borsellino con testimonianze e finzione

Adesso tocca a me andrà in onda il 19 luglio su Rai 1 in occasione del 25esimo anniversario della strage di via D’Amelio in cui persero la vita Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzi Li Muli, Walter Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu Antonio Vullo, uno dei protagonisti dell’intensa docu-fiction Adesso tocca a me.

Adesso tocca a me è stata presentata a Roma dal presidente del Senato, Pietro Grasso, della Rai, Monica Maggioni e dal DG Mario Orfeo. Presenti anche Antonio Vullo, il regista Francesco Miccichè e Cesare Bocci che interpreta Paolo Borsellino.

La prima a prendere la parola è Monica Maggioni, il presidente della Rai saluta Pietro Grasso ringraziandolo della sua presenza: “La Rai racconta questi pezzi della storia del Paese, come dicevamo 55 giorni fa a Palermo, sono pezzi fondamentali. Guardando quello che è successo, si tenta di costruire un Paese migliore. È particolarmente emozionante perché c’è una persona come Antonio Vullo. Grazie alla sua storia e la sua capacità di metterci al centro della storia, darci una lettura inedita e così profonda ci restituisce un pezzo della storia di Paolo Borsellino”.

Adesso tocca a me è una frase pronunciata da Paolo Borsellino, in quei giorni “riscopriamo un uomo”. Citando un libro di Pietro Grasso dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: “Quanta vita ci può stare in 55 giorni?”.

Anche il DG Mario Orfeo ha presentato la docu-fiction di Rai 1: “Anche a me piace ricordare il 19 luglio di 25 anni fa, attraverso un’immagine di Borsellino vivo, Borsellino il 23 maggio, 57 giorni prima quando a Capaci morirono Giovanni Falcone, la moglie e la scorta. Il viso di Borsellino quel giorno era quello di qualcuno che doveva raccogliere un’eredità importante, lo metteva in testa, diventava lui il nemico della mafia e sarebbe stato un po’ più solo”.

Mario Orfeo, come molti, è stato toccato da quei 57 giorni: “Avevo 26 anni, quelli più o meno della mia età, avevano le istituzioni rappresentate dalle scuole, i media, dalla famiglia”.

La parola passa poi a Pietro Grasso, il presidente del Senato che era un giovane collega di Paolo Borsellino: “Parlo sempre con emozione di questi momenti e questi temi. Il 19 luglio è una data particolare che dà l’immagine di un luogo, di un albero, dove oggi c’è un albero d’ulivo che scandisce il tempo”.

Nel ricordo di Pietro Grasso, un ritratto inedito di Paolo Borsellino che sognava di “fare il portiere di una casa”. O il “senso di colpa dei sopravvissuti” che l’accomuna ad Antonio Vullo:

“Sul lavoro era un bulldozer, non si fermava mai, superava le difficoltà delle delusioni. Dopo la morte del nostro amico Giovanni, si dette da fare in modo frenetico. Cercava, cercava la verità, e forse un’idea se l’era fatta, ma era troppo presto per avere riscontri. Doveva andare a depositare quest’idea di verità a Caltanissetta, ma non ci fu il tempo”, ricorda commosso Pietro Grasso.

Il presidente del Senato ricorda Paolo Borsellino al funerale di Giovanni Falcone: “Di fronte alle bare con le toghe e i berretti della polizia per gli agenti della sforza e ammonì tutti noi magistrati giovani: Chi vuole andare vada, chi resta sappia che questo è il nostro destino”.

La parola passa poi a Tini Andreatta, per il direttore di Rai Fiction Adesso tocca a me riprende il filone dell’impegno e del racconto civile, tanto caro alla linea editoriale del servizio pubblico. “Lo è nella chiave di questo film, cercare di raccontare i valori, in cui a prescindere dalle idee politiche, possiamo riconoscerci, raccontando delle figure che non sono distanti da noi, ma sono figure che ereditiamo la capacità di trarne un esempio per il nostro presente”.

La docu-fiction è perfetta per raccontare queste storie: “È uno dei linguaggi più forti e di maggiore impatto perché due linguaggi quello della fiction e del documentario si moltiplicano e possiamo raccontare la verità umana dei protagonisti della nostra storia, vederne gli aspetti fondamentali e insieme, attraverso la testimonianza di queste persone che hanno conosciuto queste persone e grazie anche alle teche si dà a questa storia una verità più ruggente”.

Le persone intervistate nella docu-fiction Adesso tocca a me sono:
PIETRO GRASSO
Presidente del Senato

ANTONIO VULLO
Ex poliziotto della scorta di Paolo Borsellino. Vive a Palermo

RITA BORSELLINO
Sorella di Paolo. Vive a Palermo in via D’Amelio.

SALVATORE BORSELLINO
Fratello di Paolo.

ATTILIO BOLZONI
Giornalista de La Repubblica

DON CESARE RATTOBALLI
Parroco della Parrocchia Annunciazione del Signore di Palermo

DOTT ALFONSO SABELLA
Magistrato e giovane collega di Paolo Borsellino a Palermo. Ora lavora alla Procura di Napoli

DOTT. SERGIO LARI
Magistrato. Procuratore Generale della Corte d’Appello del Tribunale di Caltanissetta.
Lavora a Caltanissetta.

DOTT VITTORIO TERESI
Magistrato. Vive e lavora a Palermo

UMBERTO LUCENTINI
Giornalista de IL GIORNALE DI SICILIA.
Vive e lavora a Palermo

AVVOCATO ROSALBA DI GREGORIO
Avvocato. Vive e lavora a Palermo

DOMENICO GOZZO
Magistrato della Procura di Palermo.
Vive e lavora a Palermo

BENEDETTO MARSALA
Ex Poliziotto della scorta di Paolo Borsellino
Vive a Palermo.

“Abbiamo scelto per lo spot, andato in onda, il discorso che Borsellino fa agli scout. È un momento della nostra docs-fiction in cui si saldano in modo speciale i due linguaggi. Noi partiamo dalla straordinaria intercettazione di Cesare Bocci e arriviamo al discorso vero di Borsellino vero che dice che Giovanni Falcone è ancora vivo. È un discorso particolarmente importante perché pronunciato dagli scout, se è importante, il nostro racconto e il servizio pubblico lo è per i giovani”, ha sottolineato Tini Andreatta.

Adesso tocca a me arriva fino ai giorni nostri, raccontando anche gli atti del processo Quater. Tini Andreatta spera che la docs-fiction arrivi nelle scuole.

Ad aggiungere veridicità al racconto la voce di Antonio Vullo, unico sopravvissuto alla strage di via D’Amelio: “Il suo ruolo di sopravvissuto, è una parola che pronunciata da lui mi h fatto venire i brividi. Sopravvissuto vuol dire anche testimone, attraverso questa fiction vogliamo dare una testimonianza importanza”.

Adesso tocca a me riprende il linguaggio della docu-fiction già utilizzato in Io sono Libero, prodotto dedicato a Libero Grassi. Andreatta garantisce che sarà riutilizzato in alcuni progetti che andranno in onda su Rai 1.

Adesso tocca a me è stato prodotto da Aurora Film di Gianandrea Pecorelli che aveva già prodotto Io sono Libero: “Quando Tini Andreatta ci ha chiesto di produrre la docu-fiction di Io sono Libero, non nascondo che ero rimasto un po’ perplesso”. Grazie al lavoro di un team di ricerca è nato Adesso tocca a me.

“Siamo orgogliosi del lavoro di Libero Grassi, quando riceviamo richieste per trasmettere il nostro prodotto nelle scuole, nelle parrocchie e nella scuola per gli ufficiali di Polizia. La docs-fiction alza il livello della produzione italiana”, ha spiegato il produttore Pecorelli. “Possiamo promettere quest’impegno alzando di più il nostro lavoro finale”.

Anche Andrea Fabiano ha presentato Adesso tocca a me: “È una testimonianza della nostra continuità”. Secondo il direttore di Rai 1 “noi abbiamo il dovere di andare avanti nel rinnovare la conoscenza di quello che è successo o di creare la conoscenza di quello che è successo per le molte persone che non erano nate nel 1992. Il nostro obiettivo è alzare l’asticella, come stimolo per lo sviluppo della coscienza civile di questo Paese. Anche per dare risposta al futuro di questo paese, credo che il nostro impegno debba anche servire a questo”.

Per Fabiano, mai come in questi mesi la “Rai ha lavorato assieme”, il direttore ha ricordato anche l’appuntamento di venerdì in prima serata con Cosa Nostra dedicato alla caccia al boss Messina Denaro.

La parola passa poi al regista Francesco Miccichè: “Pecorelli e Rai Fiction hanno avuto il coraggio di raccontare questa storia attraverso la docs-fiction, ogni minuto che sta passando ti dà la sensazione che la storia stia accadendo. Non ci si possono perdere strade alternative, questo vuol dire documentarsi molto. Tutto deve essere verosimile, questo non è un genere molto calpestato qui, ma io credo che sia doveroso e opportuno continuare a fare a questo tipo di prodotti perché danno al pubblico un’emozione diversa”.

Il regista ha poi ringraziato Antonio Vullo e ha citato le parole del poliziotto: “Torno spesso a via D’Amelio, ci vado quando non c’è nessuno, perché mi sento vicino a loro e perché un pezzo della mia vita l’ho perso a via D’Amelio. Quando me l’ha raccontato ho pensato a cosa ho perso a via D’Amelio, cosa abbiamo perso il 19 luglio del 1992 lì”.

Antonio Vullo finalmente prende la parola: “Questo è un documento unico, a me ha toccato moltissimo, come parte in causa, ma penso che chi lo vedrà sarà praticamente toccato”.

Vullo, unico sopravvissuto, ha il volto dell’attore Giulio Corso nella docu-fiction, per l’agente la morte di Paolo Borsellino si poteva evitare:

Il regista, Francesco Micciché, ha ringraziato Vullo: “Non è una persona cui piace apparire, essere in prima fila, ha sempre vissuto questi 25 anni nel ricordo e nel tentare di raggiungere la verità, con noi si è concesso e ci ha dato molta libertà. Ringrazio Cesare per la sua interpretazione straordinaria. E nella scena che diceva Tinni è stato straordinario, il discorso di San Domenico è il vero lascito di Paolo Borsellino”.

Molti dei protagonisti della docu-fiction sono giovanissimi: “Un gruppo di ragazzi, la maggior parte di loro non erano nati nel 1992, non hanno vissuto questo ricordo, ma hanno portato un’emozione enorme a questo docufilm. Io, Giovanni, Gianandrea e Fabrizio siamo riusciti a sentire tutti quanti quest’emozione. Ringrazio per il coraggio di raccontare queste storie. In questi 25 anni sono successe tante cose e l’abbiamo raccontate fino in fondo e fino adesso non era stato fatto”.

Cesare Bocci interpreta Paolo Borsellino, per l’attore era fondamentale mettere sullo schermo un’immagine poco nota del giudice, quella pre-23 maggio, quella prima della morte di Giovanni Falcone. L’attore, davvero convincente e commuovente nei panni del giudice, parla delle foto private utilizzate nel docufilm e il rammarico di non aver usato quella che ritrae Paolo Borsellino a torso nudo in bici:

Per l’attore risulta difficile interpretare un personaggio realmente accaduto e, in questo caso, le difficoltà aumentano visto che si tratta di una delle figure più importanti del nostro recente passato:

Antonio Vullo, infine, è d’accordo con la posizione condivisa dal giornalista di La Repubblica, Attilio Bolzoni (Qualcuno dice che ci vorrebbe un pentito di Stato. Probabilmente sì. Per far affiorare una verità più completa su quello che è successo in Italia 25 anni fa), che ci sarebbe bisogno di un pentito di Stato per capire al meglio cosa sia successo.

Adesso tocca a me è la seconda docufiction per la Rai, Tinni Andreatta ha confermato che si andrà avanti con questa forma di racconto televisivo sia per parlare di eroi del nostro Paese, sia per figure di spicco della cultura e dello spettacolo. La docu-fiction dovrebbe tornare su Rai 3, come si è già visto in Scacco al Re. “C’è un altro progetto, presentato ai Palinsesti, e sarà su Mafia Capitale con la regia di Claudio Canepari”.

Adesso tocca a me vi aspetta mercoledì 19 luglio alle 21:30 su Rai 1. Su Rai 3, lo stesso giorno, uno speciale Blob su Falcone e Borsellino. Mentre la giornata sarà seguita in modo speciale da Uno Mattina Estate, Speciale Tg2, TgR Sicilia e Rai News 24.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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