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Venezia 74, giorno 3: Lean On Pete e i divi Jane Fonda e Robert Redford

Presentati oggi anche This is Congo, Human Flow sui migranti, uno dei papabili vincitori. Le parole dei protagonisti

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di Chiara Laganà | 2017-09-1 1/09/2017 ore 17:12

Lean On Pete (Charley Thompson) è il delicato ultimo film del regista Andrew Haigh © Scott Patrick Green

Archiviato il secondo giorno, Venezia 74 si “coccola” oggi i due Leoni d’Oro alla Carriera: Jane Fonda e Robert Redford protagonisti Our Souls At Night. In concorso presentati il delicato e bellissimo Lean On Pete di Andrew Haigh, il regista di Weekend e Human Flow, opera fiume sul dramma dei migranti diretta da Ai Weiwei.

Presentati oggi anche altri due titoli Fuori Concorso: This is Congo di Daniel McCabe e Our Souls At Night (Fuori Concorso) è ispirato al romanzo di Kent Haruf e vede come protagonisti i due Leoni alla Carriera Jane Fonda e Robert Redford.

This is Congo

This is Congo è un documentario firmato dal fotogiornalista americano Daniel McCabe. “Ero già stato in Congo per il mio lavoro, ma volevo tornarci per raccontare questo Paese in modo più dettagliato. La mia idea iniziale era quella di avere un flusso graduale, ma una volta lì è scoppiata una guerra mentre stavo filmando”, ha raccontato in conferenza stampa McCabe.

Con lui anche il produttore Horeb Bulambo Shindano che in Congo ci è nato: “Lavoravo per le Nazioni Unite, ma mi sono dimesso per lavorare a questo progetto: per la prima volta si parlava di Congo e sono stato attratto da quest’avventura”.

Durante le riprese, ci sono stati dei momenti di rischio: “Ci sono volta più di cinque anni per realizzarlo. Io ho rischiato perché ero in giro con Daniel, mentre giravamo è stato colpito da una pallottola”, ha spiegato Shindano. Per McCabe siamo tutti “colpevoli” di fronte alla situazione attuale in Congo. Diversa l’opinione del produttore: “Ho sentimenti contrastanti da congolese, ho l’impressione che il mondo si sia dimenticato del Congo e dell’Africa”.

McCabe mostrerebbe il film ai congolesi, mentre Shindano lo farebbe vedere a tutti. Il passaggio da fotografo a documentarista ha permesso McCabe a raccontare alcuni aspetti diversi e “Mi ha reso più paziente e la mia sensibilità umana è cresciuta”.

Human Flow

Ai Weiwei porta al Festival il suo Human Flow, un documentario girato in 22 Paesi dedicato al dramma della migrazione. Per molti è già il vincitore designato di Venezia 74. Per l’artista cinese si è arrivati a questo punto per colpa della nostra società: “La società democratica può produrre risultati sorprendenti e imprevedibili e ingestibili, così siamo arrivati a questa situazione”.

Per Weiwei questo è un film reale: “Ogni film mente, fa un uso limitato della realtà, mentre Human Flow appartiene alla realtà”. Il montatore Niels Pagh Andersen ha fatto una riflessione sul dramma dei migranti: “Guardiamo queste scene tutti i giorni nei tg, ho fatto un sacco di film sui rifugiati, ma mi chiedo: non siamo tutti umani? Quale immagine del mondo vogliamo dare?”.

Ai Weiwei ha sottolineato quanto ha fatto in questi ultimi anni l’Italia per i migranti: “Ciò che ha affrontato l’Italia e quello che ha fatto è di gran rispetto e sono colpito da nazioni che hanno mostrato una compassione e cha hanno capito il dramma e la risposta è stata ottima. Altri Paesi, che non citerò, non hanno risposto allo stesso modo. L’Italia però non deve preoccuparsi non è l’unica ad avere questa situazione sulle spalle, è un problema che riguarda tutti”.

Weiwei veste nel film il ruolo di guida, l’artista cinese è convinto di non essere il solo a occuparsi di migrazione: “Sono sicuri che molti artisti vorrebbero essere coinvolti, bisogna far sentire la propria voce, evidentemente la mia fa più rumore”.

Lean On Peter – Charley Thompson

Lean On Pete, il film distribuito da Teodora Film con il titolo di Charley Thompson, è tratto da romanzo di Willy Vlautin La ballata di Charley Thompson. A presentarlo il regista Andrew Haigh, il giovane protagonista Charlie Plummer, l’attrice Chloë Sevigny e il produttore Tristan Goligher.

Il libro ha colpito il regista di Weekend e 45 anni: “Ho trovato Charley un personaggio umano, tenero, delicato, un bambino che era sempre più isolato, con una gentilezza e una compassione che per me sono molti importanti”.

Charley è un 15enne profondamente solo e trova un po’ di compassione in un cavallo Lean On Pete che il ragazzo salva dal mattatoio. Curiosamente il titolo inglese è traducibile come: Affidati a Pete. Charlie Plummer per questo ruolo si è preparato leggendo il libro. Andrew Haigh ha sottolineato che Charley è mosso da un bisogno di disprezza: “Di solito si viaggia a Ovest, lui viaggia a Est alla ricerca di stabilità”.

Anche se il personaggio è giovanissimo, Charley Thompson non è un racconto di formazione: “Non l’ho mai visto così, Charlie è in cerca di un’identità e di stabilità”. Charley e Pete attraversano il deserto dallo stato di Washington al Wyoming e il ragazzo si apre al cavallo “raccontandogli la sua vita, nel romanzo è un lungo monologo, ma si apre a lui e gli dice tutti i problemi che ha avuto. Il merito di quella scena è tutto di Charlie, ha reso un cavallo umano ed è una delle mie scene preferite”.

Charley Thompson riprende alcune delle tematiche trattate negli splendidi film precedenti di Andrew Haigh: “Tutto il lavoro che ho fatto è legato a tematiche simili. Le persone comprendono la solitudine e trovano un modo di uscirne. Questa storia però ha al suo interno molto di più di questo, tutto è collegato, si parla anche di società”.

Charlie Plummer recita magistralmente la parte del giovane Charley: “Ho inviato una serie di provini ad Andrew, gliene ho inviato uno un venerdì e non riuscivo ad aspettare la sua risposta e allora gli ho scritto e poi, finalmente, martedì ho saputo che avevo ottenuto la parte”.

“Quando l’ho ricevuta ho avuto una reazione strana perché avevo immaginato Charley proprio così leggendo il libro”, ha svelato Haigh. Charley Thompson è un film profondamente lineare e ha una struttura tipica di un classico: “Mi piace realizzare i miei film in modo lineare, immagino così la storia”.

Our Souls At Night

A 47 anni da A Piedi Nudi Nel Parco, la coppia Jane Fonda e Robert Redford si ritrova sul grande schermo: i due attori sono i protagonisti di Our Souls At Night, un film di Ritesh Batra e che arriverà su Netflix a fine settembre.

Accolti da un lunghissimo applauso, Jane Fonda e Robert Redford hanno spiegato perché hanno accettato di recitare in questo film: “Il mondo è sempre più aperto verso i giovani, non ci sono molti film che parlano degli adulti, e men che meno di storie d’amore fra due persone adulte e poi volevo rifare un film con Jane a 47 anni di distanza da A Piedi Nudi Nel Parco, penso che Our Souls At Night sia un film che soddisfi entrambi”, ha spiegato Robert Redford.

Robert Redford e Jane Fonda non sono solo due sex symbol, sono sempre stati impegnati nell’attivismo. Per Jane Fonda c’è ancora un motivo per scendere in piazza e manifestare: “Dobbiamo salvare il pianeta, il cambiamento climatico viene ignorato dal nostro Paese. Dobbiamo fare qualcosa”. Le fa eco Redford: “Le future generazioni non avranno la Terra se non facciamo qualcosa”.

In A Piedi Nudi Nel Parco la coppia di attori s’innamorava, in Our Souls At Night i due sono ancora innamorati, com’è stato reinnamorarsi l’uno dell’altro? “Rispondo io – prende parola Jane Fonda – è da 47 anni che aspettavo di rilavare con lui, l’ho seguito in ognuno dei suoi film… non è mai troppo tardi ed eccoci qui”.

A dirigerli il regista di Lunchbox, Ritesh Batra, una scoperta del Sundance, il Festival dello Utah fondato dallo stesso Redford: “In America siamo legati alla parola indipendenza, ma quando ho creato il Sundance Lab alcuni giovani artisti indipendenti non riuscivano a far sentire la propria voce”.

Batra afferma: “Sono un prodotto del Sundance Lab, ho fatto questo film per poter lavorare con loro”. Per Jane Fonda i protagonisti di A Piedi Nudi Nel Parco e quelli di Our Souls At Night non sono molto diversi: “Come 47 anni fa, anche qui è lei a prendere l’iniziativa, questo film corona il nostro lavoro. E poi… tutte le persone hanno un rapporto con la sessualità e poi lui bacia benissimo!!!”

Anche la serie TV che interpreta, sempre su Netflix, Grace e Frankie affronta l’argomento. Nel film Matthias Schonearts interpreta il figlio di Jane Fonda: “Ho imparato molto da lui, è un attore straordinario”.

Come cambia l’amore dopo i 70 anni? “Rispondo io! – prende la parola Jane Fonda – Migliora perché non abbiamo più niente da perdere. So cosa vuole il mio corpo, non hai paura di chiedere cosa vuoi. Anche se non si vede del sesso in questo film, ma trovo bello che ancora ne parlino e lo vogliano fare”.

Per Batra è ancora un sogno averli diretti in questo film: “Abbiamo lavorato alla sceneggiatura ed ero con loro due in una camera d’albergo, non potevo credere di essere lì con Robert Redford e Jane Fonda!”.

C’è sempre una voce che Jane Fonda fosse innamorata effettivamente di Robert Redford quando avevano girato 47 anni fa A Piedi Nudi Nel Parco: “Ho capito che era qualcuno d’importante perché le segretarie della Paramount erano impazzite solo perché Robert era lì. Ho iniziato ad avere delle fantasie su di lui, quindi forse ho pensato che avrei voluto stare con lui”. “C’è del non detto.. ed è un bene che rimangano così”, ha spiegato Redford.

Robert Redford conclude la conferenza stampa di Our Souls Night: “Vorrei dire qualcosa sull’invecchiare, da giovani non ne pensiamo. A un certo punto di rendi conto che devi stare attento, ma se non lo sei, ci sono delle conseguenze. C’è qualcosa di triste”.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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