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Valerian e la Città dei Mille Pianeti, Luc Besson parla del film

Il regista francese parla alla stampa italiana del suo lungometraggio con Cara Delevingne e Dane DeHaan

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di Chiara Laganà | 2017-09-20 20/09/2017 ore 19:19

I due giovani protagonisti di Valerian. Luc Besson ha presentato il suo film alla stampa

Luc Besson presenta alla stampa italiana Valerian e La Città dei Mille Pianeti. Il regista francese di Léon, Nikita e Il Quinto Elemento ha parlato della sua ultima fatica cinematografica.

Besson, accolto fra gli applausi, ha subito scherzato: “Vi devo ringraziare per questa calda accoglienza, non mi succede spesso di essere accolto così dai giornalisti, non mi accadeva dal 1841, grazie mille per davvero”.

Valerian – La Città dei Mille Pianeti è tratto da un fumetto ideato da Pierre Christin e illustrato da Jean-Claude Mézières, un fumetto che era piaciuto moltissimo a Luc Besson bambino, il regista francese li legge ancora oggi a 58 anni:

“Sì, certamente li leggo ancora oggi, è buffo perché spesso sento i giornalisti dire che sono infantile, ma mi sento molto adulto. Dirigere un film per quattro anni e gestire 2mila persone per cinque anni e avere cinque bambini a casa dimostrano che sono profondamente adulto, ma non ho mai dimenticato il piccolo Luc, abbiamo un’ottima relazione, ci parliamo spesso, è un ragazzo molto carino, gentile e mi aiuta molto. Un filosofo, non so se era italiano, diceva che il bambino è il papà dell’uomo, beh, vado molto d’accordo con mio padre”.

Il regista Luc Besson per realizzare il suo ultimo film non si è ispirato ad altri capostipiti del genere:

“Quando ho iniziato a lavorare al film, ho evitato di rivedere dei film di fantascienza è molto importante perché bisogna liberarsi la testa di tutto ciò che si è assorbito in precedenza. Ho lavorato con sei artisti disegnatori per più di un anno senza sceneggiatura. Il primo movimento era chiedersi come sarà il 28esimo secolo? Come saremo? Come saranno gli alieni? Abbiamo esplorato creativamente tutto. Ho scelto sei disegnatori su 2mila, grazie a un concorso, non potevano parlarsi e avevano contatti solo con me, una volta alla settimana, su Skype perché erano di Paesi diversi. Non conoscevano né la storia, né il titolo del film perché volevo proteggere la storia. Dopo un anno sono venuti con i loro disegni, molti erano folli, veniva voglia di chiamare la neuro! Poi ho iniziato a scegliere cosa volessi nel film. Il secondo anno ho chiamato un altro gruppo di sei disegnatori, questa volta hanno lavorato con la sceneggiatura e insieme, e così il film iniziava a definirsi”.

Un critico americano ha definito i film di Luc Besson come “resistenza alla degradazione umana”, come molti dei suoi lungometraggi le donne sono le protagoniste, questa volta è toccato a Cara Develingne:

“Sulla degradazione umana, la comprendo, se io lotto contro questo, è qualcosa di molto naturale e istintivo. Lotto contro la mia stessa degradazione, cerco, quando mi guardo allo specchio voglio farlo senza vergognarmi di me stesso. Il potere delle donne, le donne sono l’avvenire degli uomini, ho un profondo rispetto per le donne.

Il regista ne sa qualcosa visto che ha diretto fantastiche eroine:

“L’uomo continua a difendersi e lo fa usando i muscoli e la violenza, le donne usano il proprio cervello e il proprio cuore, trovo che questo è molto più sano e rappresentano un ottimo esempio per gli uomini. Le donne, per quel che ne so, non hanno mai dichiarato una guerra, sono favorevole al trasferimento di poteri alle donne perché sono molto più brave di noi! Al contrario… noi giochiamo meglio a calcio!”.

Secondo il regista, Valerian e la Città dei Mille Pianeti parla anche della sovranità dei popoli e può aiutare a insegnare la storia:

“Il vero soggetto del film sono tutti quei popoli e Paesi che abbiamo massacrato in nome della religione, dell’economia o del progresso, per esempio gli indiani d’America e gli indigeni del Sud America o gli ebrei. Ho notato, grazie ai miei figli, se parlate loro di storia, se dite loro, durante l’ultima guerra sei milioni di ebrei sono stati sterminati… Finiscono per addormentarsi, perché pensano di essere a scuola. Ho scelto di realizzare i miei film in modo diverso. Un giorno mio figlio mi ha detto: È orribile che abbiano ucciso sei milioni di Pearl. E io gli ho risposto: È già successo. Ed è rimasto sorpreso ed è così che s’interessano alla storia, dunque si può dire che realizzo film da 180 milioni di dollari per educare i miei figli!”.

Il regista racconta che qualcosa di simile era già successo con Arthur e il popolo dei Mimimei:

“Quando ho fatto questo film, deliberatamente ambientalista e fatto per volevo sensibilizzare i bambini su questo tema. Un giorno, un mio amico mi ha chiamato e mi ha detto: Grazie per il tuo film, perché i miei figli adesso camminano sul muro di cinta e non vogliono più camminare sul prato perché credono di uccidere dei Minimei! Quel giorno mi sono detto: ho vinto!”.

Valerian e la Città dei Mille Pianeti potrebbe essere il primo capitolo di una saga:

“Mi piacerebbe molto fare una saga ispirata a Valerian, ho materiale per fare altri film. Ne farei tre o anche 25, ma questo non dipende da me, se questo film avrà un grande successo in Italia. Sorgono poi problemi economici che non mi riguardano direttamente, io mi occupo del lato artistico. Comunque per arrivare ad avere altri film bisogna che il primo abbia successo”.

Nel fumetto di Valerian, il personaggio femminile Laureline ha i capelli rossi, ma a Cara Delevingne non stavano bene:

“Ho fatto delle prove con Cara con i capelli rossi, ma non le stavano per niente bene. E lì mi sono un po’ preoccupato perché mi sono detto adesso mi chiederanno perché non ha i capelli rossi. E se le avessi messo una parrucca rossa, tutti quanti avrebbero detto: È sì, come Leelo nel Quinto Elemento! E per questo motivo ho scelto la soluzione migliore: far recitare Cara con i suoi capelli naturali”.

Valerian e la Città dei Mille Pianeti è un film di fantascienza, ma la tecnologia ha messo dei limiti al regista?

“Se la tecnologia è ben utilizzata è pazzesca. Oggi l’unico limite è l’immaginazione, ma ne ho un po’… quindi per me le cose vanno bene. Parlando di questo, quello che rimprovero ai film americani sui supereroi degli ultimi sei anni, è quasi sempre lo stesso modello, è la stessa storia, lo stesso cattivo, sono gli alieni… e addirittura lo stesso fornitore di calzamaglie. Tutto ciò sembra funzionare, sono felice per loro, ma io personalmente dopo appena cinque minuti mi annoio”.

Valerian e la Città dei Mille Pianeti è dedicato al padre di Luc Besson:

“Alla fine, il film è dedicato sia a mio padre che al piccolo Luc. È stato mio padre a regalarmi il fumetto di Valerian quando avevo dieci anni e all’epoca non avrei mai pensato di fare un film tratto da questa storia. Puetroppo è scomparso durante la lavorazione del film e non sono riuscito a mostrarglielo. Mi è dispiaciuto che non l’abbia potuto vedere, ma ho sentito dire che lassù hanno delle sale 3D e non c’è neanche bisogno di occhialetti. Spero che organizzino una proiezione lassù, magari con David Bowie e altri penso che sarebbe bellissimo”.

Space Oddity di David Bowie apre il film:

“Visto che sono qui a Roma, ne approfitto… magari vado in Vaticano e spero che mettano una buona parola”.

Valerian e la Città dei Mille Pianeti deve molto anche a James Cameron e al suo Avatar:

“Gli devo molto, ma non sono l’unico. È stato un precursore, ha veramente anticipato i tempi: la tecnologia che si vede in Valerian è la stessa che ha usato lui in Avatar. Senza di lui non avremmo potuto farlo, come molti artisti è anche generoso. Prima di lavorare a Valerian, mi ha invitato sul set di Avatar e prima di realizzare il mio film, gli ho scritto per chiedergli consigli tecnici. Lui è uno di quei fratelli maggiori che aiuta quelli più piccoli e so che non l’ha fatto solo con me”.

Il regista aggiunge che era molto spaventato quando il collega americano ha visto il film:

“Abbiamo organizzato delle proiezioni stampa in tutto il mondo, ma quella che mi ha fatto più paura è quella in cui c’era lui”.

Nel film è presente anche una parentesi ecologica, il regista ha spiegato che si trovava già all’interno del fumetto:

“C’era già nel fumetto di Valerian ed era realmente importante per gli autori, esisteva già da 30 anni! In un filmbisogna trovare, secondo me, il giusto equilibrio: se se ne parla troppo diventa controproducente. Bisogna sempre trovare l’equilibro fra i vari elementi ed è la parte difficile, ho provato a sensibilizzare senza insistere e ho provato a fare del mio meglio”.

Al centro della parentesi ecologica, c’è nuovamente il popolo dei Pearl, ma a Luc Besson interessavano per un altro motivo:

“Per me il messaggio importante veicolato è che i Pearl non hanno l’istinto di vendetta. È molto nuovo, qualsiasi altro essere umano avrebbe pensato alla vendetta e di distruggere la Terra. Quando ci succede qualcosa, la prima risposta è quella di vendicarsi: pensiamo agli Avengers, i Vendicatori della Marvel, che partono per distruggere ed è lì che interviene la potenza degli Stati Uniti per impedire che ciò avvenga. La cosa più importante è che questo popolo che ha perso tutto non prova a vendicarsi, hanno compreso che si è trattato di un incidente e vuole solo recuperare la propria terra, questo è un messaggio molto improntate, soprattutto per i più piccoli: la vendetta non è per forza una risposta”.

Il regista scherza poi: “E lo dico di fronte a una platea di italiani… se conosciamo un po’ la vostra natura, se hai rubato una gallina ci vogliono cinque generazioni per dimenticarlo, è un messaggio importante per i vostri figli! Sto scherzando, non vi vendicate!”.

Besson ha definito il suo film l’anti-Marvel: “Non è anti-americano, sono dei film che vedono l’alieno come il cattivo, io sono contro questa filosofia, per me si deve vivere insieme, il film parla di questo. I veri cattivi siamo noi, quelli che inventano la pennicellina e la bomba atomica, l’altra storia è l’amore fra Valerian e Leveline”.

Nel film Luc Besson ha puntato su due volti nuovi Cara Delevingne, Dane Daahan e in un bellissimo cameo Rihanna:

“I due attori, seppure super giovani, sono davvero bravi. E avevo questa voglia: volevo prendere due attori giovani per rinnovare un po’ le schiere di attori, ci sono sempre le stesse star negli ultimi 30 anni e ci tenevo a cambiare un po’ le carte in tavola. Se guardiamo la Formula 1, per esempio, ci sono piloti che hanno 17 anni, quindi penso sul serio che nel 28esimo secolo ci saranno dei piloti di aerei caccia di 12 anni. Lo vedo con i miei figli, a 6 anni quando ho problemi con il computer mi aiutano. I protagonisti giovani sono normali per l’evoluzione della storia, tutto procede con maggiore rapidità”.

Rihanna interpreta Bubble, un personaggio che cambia in continuazione pelle e volto:

“Questo personaggio esisteva già, m’interessava molto perché si trasformava. M’interessava perché è un personaggio che cambia continuamente pelle, ma non ha una sua identità: può essere chiunque, ma non è nessuno. È un po’ il paradosso dell’attore, l’attore interpreta Riccardo III o il Papa e quando rientra a casa gli chiedono di buttare la spazzatura. Questa è la vita, è c’è un problema d’identità, per me Bubble è il paradosso dell’attore. Mi sono chiesto chi avrei voluto a interpretarla e ho pensato subito a Rihanna”.

La cantante era l’unico opzione del regista francese:

“L’ho detto al mio casting director che mi ha chiesto quale fosse la mia seconda scelta. E gli ho detto: perché? È perfetta. Mi ha detto che forse stavo sognando, ma alla le abbiamo
chiesto se volesse venire e ha detto di sì. Non so se l’avete notato, ma quando il personaggio muore, prende le sembianze di Cleopatra, dice una frase di Shakespeare. Posso dire di avere avuto Rihanna che recita Shakespeare in un film sci-fi, è stato fantastico”.

Luc Besson ha iniziato con film molto diversi dagli ultimi legati alle tematiche sci-fi:

“Non l’ho fatto per acchiappare una maggiore fetta di pubblico, questo è qualcosa che pensate voi giornalisti. Ho iniziato negli anni ’80 ed ero giovane e come molti vivo in uno stato di ribellione, appartengo poi a una società fortemente borghese e un po’ dormiente e molto blanda. Quando si è giovani ci si riconosce in questa società e si vuole scuoterla, ed è per questo che ho realizzato quei film là, ho osservato quella società degradarsi e divenire sempre più dura, non solo in Francia, ovunque. Un artista arriva a dirsi non voglio più prendere come obiettivo questa società che già si trova in pessime condizioni, voglio essere più buffo e bello, quindi ho seguito il cammino inverso della società”.

Il film ha avuto una gestazione lunghissima, ma Besson non ha mai mollato:

“Perché non mollare? Non so fare altrimenti. È difficile andare in barca nell’Atlantico e ritrovarsi a scendere, non possiamo farlo: non è un’opzione. La paura per me non esiste. Se si sceglie di andare avanti, una volta che è stata compiuta una scelta, bisogna portarla al termine. Sono contento di aver detto sì”.

Valerian presenta anche molta ironia:

“La derisione è un’arma assoluta, quando vogliamo dire qualcosa di importante o pesante, c’è sempre un po’ d’ironia perché così funziona meglio. È come un quadro, se vedi il nero, bisogna mettere un po’ di bianco accanto per fare contrasto. Nelle situazioni drammatiche amo usare la carta dell’ironia. È come parlare con un vostro amico che per quindici minuti vi racconta tutte le cose brutte che gli sono successe e a un certo punto gli dite: hai della cacca di piccione sulla spalla. Quindi, ecco, la derisione non vi dà il potere di dire qualcosa, ma vi aiuta a rimettere un po’ d’ordine”.

La colonna sonora di Valerian – La Città dei Mille Pianeti è firmata da Alexandre Desplat, il premio Oscar ascoltato anche in The Shape of Water:

“Alexandre è un musicista eccezionale, è la prima volta che lavoravo con lui. Ha moltissima esperienza, ma è molto aperto a collaborare. Solitamente lavoro sempre con Éric Serra, il problema è che lavoriamo insieme da 35 anni, ma siamo come una vecchia coppia, non sappiamo più sorprenderci, per la sua salute e la mia, l’ho tradito con altri musicisti ogni tanto e così è più piacevole tornare a lavorare insieme. Continua a essere il mio migliore amico, lui ha fatto le musiche di Lucy, Léon e altri miei film”.

Valerian – La Città dei Mille Pianeti vi aspetta al cinema da domani 21 settembre.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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