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Io sono Tempesta, Luchetti torna al cinema con Marco Giallini ed Elio Germano

Sarà in sala il 12 aprile con Marco Giallini, Elio Germano, Eleonora Danco e uno straordinario gruppo di esordienti. Un film ispirato a Berlusconi e altri imprenditori italiani

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di Chiara Laganà | 2018-04-5 5/04/2018 ore 19:31

Aragoste e vini d'annata per tutti, un gesto empatico di Tempesta © Emanuela Scarpa

Io sono Tempesta è la commedia di Daniele Luchetti e sarà in sala il 12 aprile. Il film racconta di diverse Italie ben rappresentate dai due personaggi principali: l’imprenditore Numa Tempesta (Marco Giallini) e un giovane povero Bruno (Elio Germano), l’incontro fra i due “cambierà” le loro vite. Ai due si aggiunge anche la protagonista femminile Angela (Eleonora Danco), una donna che gestisce un centro d’accoglienza. 

Daniele Luchetti ha preso l’ispirazione per il suo ultimo film da una notizia che riguardava Silvio Berlusconi:

“Siamo partiti da lì, dalla notizia di lui nei centri sociali e poi abbiamo allargato il personaggio, un capitalista simpatico anche perché i più grandi figli di putt**na lo sono. Ho deciso di trattare un tema sociale in maniera diversa dal solito. Questo film non guarda la materia dall’alto verso il basso, l’ho fatto per divertirmi, c’è una commistione fra i personaggi nessuno è cattivo o buono, anzi sono i buoni a diventare figli di putt**na. Il film è un frutto di suggestioni, cose che abbiamo copiato e anche di molte visite nei centri di assistenza delle periferie”.

Al centro del film due personaggi agli antipodi, il ricco e il povero, che come nell’omonimo libro di Mark Twain, si “scambiano” di posto. Il ricco è un imprenditore, il classico self made man, che dorme in alberghi di lusso e deve scontare una pena per evasione fiscale in un centro di accoglienza per gli indigenti a Roma. Il povero è un giovane padre alla quale nulla è andato bene nella vita: la moglie l’ha lasciato e vive di espedienti insieme al figlio. Non solo anche la tematica del rapporto padre-figlio 

“Elio è convinto che problemi non ne ha, anni fa si parlava dell’avvento dei socialismi, oggi gli -ismi non esistono più, è rimasto solo il social, tutti scattano selfie davanti al tramonto perché il tramonto è di tutti. Come tutti sono favorevoli alla flat tax, per anni abbiamo fatto la lotta di classe oggi facciamo la lotta ai mi piace”, spiega il regista.

Elio Germano è al terzo film con Daniele Luchetti dopo Mio fratello è figlio unico e La nostra vita:

“Mi trovo bene con lui, m’interessa poco di cosa parli il film. Anche se questa volta le inquadrature sono più larghe perché ci sono molti attori rispetto ai primi piani degli altri film. Ha questo gusto e modo di lavorare e non abbiamo bisogno di parlaci molto”.

Il “ricco” ha il volto di Marco Giallini, in un personaggio che ricorda molto quelli interpretati da Alberto Sordi:

“L’ho incontrato sul set del mio primo film, ma il personaggio è costruito piano, piano come un vestito che ti cuce addosso il sarto. Mi ha aiutato Daniele, ho imparato molte cose da lui, è uno dei ruoli più belli che abbia mai fatto. Mi piace come l’abbiamo fatto, a Sordi non ci ho pensato, ma siamo figli di quello che abbiamo visto e quindi inconsciamente forse c’è, come c’è Il ferroviere di Germi”.

Il suo Duccio Tempesta non ricalca né Berlusconi, né Ricucci, né altri imprenditori italiani protagonisti di scandali:

“Da loro abbiamo rubato battute, atteggiamenti ma come diceva Truffaut che è più importante l’attore del personaggio. Per me siamo noi Tempesta”, ha specificato il regista.

Anche Marco Giallini ha confermato di non essersi ispirato a nessun personaggio reale per creare Numa Tempesta e si è affidato completamente a Luchetti che ha firmato la sceneggiatura insieme a Giulia Calenda e a Sandro Petraglia. Il regista ha confermato che solo inizialmente Io sono Tempesta era ispirato a Berlusconi:

“Abbiamo preso spunto da lì, ma poi leggendo alcuni titoli di giornali, il film si stava ‘facendo’ da solo ed era tutto già scritto. Ci siamo basati sulle nostre esperienze e quello che veniva fuori dagli incontri nei centri. Per me Tempesta ò ispirato al Don Giovanni di Mozart, un personaggio che non si pente mai”.

Dai centri, Luchetti ha anche preso alcuni dei personaggi del film, la gang di indigenti è formata in parte da attori non professionisti:

“Sono stati i professionisti a doversi adattare agli altri, sono loro che si ‘abbassano’, ma devo dire che sono persone naturalmente divertenti e comici”.

Tempesta vive da solo in un hotel di extra lusso, prima che lo stabile e la catena passi in mano ai cinesi o ai russi, due volte a settimana incontra Radiosa, Klea e Mimosa, tre studentesse di Psicologia che arrotondano facendo le escort. 

L’altra donna del film è Anna, interpretata da Eleonora Danco, centrale nel rapporto fra i due e nel film. L’attrice, che lavora prevalentemente in teatro, ha scelto questo ruolo perché le interessava:

“Mi è piaciuto molto, è una crepa umana, mi interessava anche Tempesta perché abile nel corrompere. Mi piaceva questo rapporto con la lotta che per il mio personaggio è un’ossessione isterica, un po’ come per gli estremisti religiosi e non. Daniele gli ha tolto la morale, quindi non c’è nessun conflitto con il potere”.

Infatti il regista ha deciso di eliminare – senza fare spoiler – ogni happy ending, e il finale, come spesso capita si appresta a interpretazioni. Io sono Tempesta non prende scimiotta neanche un genere di imprenditore italiano, lo spiega Sandro Petraglia:

“Ne abbiamo parlato, ma il film non ha nessuna relazione con la realtà. Non si parla di nessuno in particolare, non è realistico nulla: il Kazakistan (dove Tempesta sta costruendo degli edifici), l’hotel, Tempesta stesso, sembra quasi un film italiano degli anni 60”.

Gli fa eco l’altra sceneggiatrice, Giulia Calenda:“I personaggi che abbiamo creato – aggiunge Calenda – li ho amati tutti nella loro cialtroneria”.

Due grandi cialtroni interpretati da due attori in un “perenne” stato di grazia, anche Elio Germano, come il collega, ha costruito il personaggio liberamente:

“Siamo stati liberi, non c’era realismo, ci siamo inseriti nel sopra le righe”.

Nel film divide la scena con il giovanissimo Francesco Gheghi che interpreta il figlio Nicola, al suo ottimo esordio. Io sono Tempesta si apre con le note di Ho visto un re di Enzo Jannacci:

“L’ho ascoltata molto mentre scrivevamo, e con alcune scene che erano state tagliate al montaggio ho deciso di creare dei titoli di testa del film, è stato anche un omaggio a un artista che ho amato molto”.

Marcello Fonte nel film è Il Greco, l’attore calabrese è molto credibile e ha raccontato un po’ il senso del film:

“Abbiamo lavorato tutti insieme, quello che abbiamo visto è nato nella strada, del sentirsi ricco essendo povero”. 

Io sono Tempesta, che la produttrice Paola Maranga ha definito una “grande commedia all’italiana moderna”, convince però a metà, nonostante un ottimo cast e una buona regia, forse sarebbe stato meglio scegliere una delle tre grandi tematiche trattate.

Io sono Tempesta vi attende al cinema dal 12 aprile distribuito da 01 Distribution.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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