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Venezia 75, giorno 5: The Sisters Brothers, Charlie Says, le recensioni

Abbiamo anche visto il doc italiano in concorso What You Gonna Do When The World’s On Fire? – Che fare quando il mondo è in fiamme?

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di Chiara Laganà | 2018-09-11 2/09/2018 ore 19:30
(ultimo aggiornamento il 11 Settembre 2018 alle ore 9:48)

I fratelli protagonisti di The Sisters Brothers, splendido western di Audiard © Hermann Kermit Warm Credit: Magali Bragard / Annapurna Pictures

Il quarto giorno di Venezia 75 è segnato dal convincente The Sisters Brothers, primo film western e in inglese per il regista francese Jacques Audiard. Al Lido è stato anche presentato il primo italiano in Concorso What You Gonna Do When The World’s On Fire? – Che fare quando il mondo è in fiamme?, il documentario fiume di Roberto Minervini. Nella sezione Orizzonti, presentato da cast e regista Charlie Says, un film che analizza la storia di tre ragazze della Manson Family.

The Sisters Brothers ci porta nell’Oregon di fine 800 – anche se la coproduzione è stata girata quasi interamente nel Nord della Spagna e in Romania – dove i due fratelli Sisters, Charlie ed Eli (due strepitosi Joaquin Phoenix e John C. Reilly), sono killer di mestiere: uccidono per lavoro e non hanno nessun tipo di rimorso. Si muovono verso Sud per compiere una nuova missione: uccidere Hermann Ward con l’aiuto di John Morris. Ward, un chimico, ha trovato una formula chimica che può essere una svolta per i cercatori d’oro e sogna di andare a Dallas per vivere in una società dove tutti sono uguali, ma a quale prezzo? 

Divertente, esteticamente perfetto, l’esordio in inglese e nel genere del western per Audiard è finora uno dei film che ci ha convinto di più al Festival. The Sisters Brothers riesce a essere un western con i dialoghi e i momenti tipici del cinema francese. Ispirato all’omonimo romanzo di Patrick deWitt (Arrivano i Sister, edito da Neri Pozza) un western “pre-Freudiano” come l’ha definito lo stesso regista, dove i killer si intrattengono in lunghissime conversazioni e riescono a versare qualche lacrima solo per i propri cavalli, dove si sogna una società migliore citando Henri David Thoreau:

“Sono due fratelli che parlano, parlano e finiscono per dirsi cose che non si sono mai detti. Normalmente avverrebbe in un salotto, ma qui avviene a bordo di un cavallo. I Fratelli Sisters sono dei chiacchieroni ma anche dei killer incalliti, la bellezza del libro è nel mix fra i due”.

Un mix reso ancora migliore dalle quattro ottime interpretazioni di Reilly, Phoenix, Riz Ahmed e Jake Gyllenhaal. 

È stato presentato il primo titolo italiano in concorso: il documentario What You Gonna Do When The World’s On Fire? di Roberto Minervini. Un ritratto in bianco e nero di una comunità della Louisiana, brutalmente scossa da una serie di omicidi avvenuti nell’estate del 2017. 

Un intreccio delle loro storie: Judy che lotta contro la gentrificazione e per non chiudere il bar; due fratelli diventano grandi fra discorsi e violenza; Big Chief vuole mantenere viva la tradizione del Mardi Gras e un gruppo affiliato alle Black Panthers. Anche sul documentario di Minervini pesa “l’elevata lunghezza” che ha colpito molti dei titoli in programma a Venezia 75. 

“Con What You Gonna Do When the World’s on Fire? – Che fare quando il mondo è in fiamme? ho voluto scavare alla radice della disuguaglianza sociale nell’America di oggi, concentrandomi sull’irrisolta, cronica questione razziale nei confronti degli africani americani. La mia speranza è che il film susciti un dibattito necessario sulle attuali condizioni dei neri americani che, oggi più che mai, assistono all’intensificarsi dei crimini motivati dall’odio e delle politiche discriminatorie”.

Nella sezione Orizzonti, convincente Charlie Says, l’ultimo film di Mary Harron dedicato a tre delle donne della Manson Family: Sadie, Lulu e Katie. Le tre ragazze, appena ventenni, vengono condannate prima a morte e poi all’ergastolo e stanno scontando la loro pena in un carcere femminile della California, una giovane psicologa e volontaria decide di indagare sul loro passato pre e post familia.

Il film di Mary Harron convince e indaga in modo introspettivo e no sull’incubo di tre ragazze normalissime plagiate da Charles Manson, interpretato da Matt Smith:

“È facile vedere queste tre ragazze come mostri, come distanti, ma sono ragazze comuni ed è questo che disturba più di tutto. Com’è stato possibile che tre ragazze perfettamente sane e belle abbiano commesso crimini così orrendi? Volevo che lo spettatore le vedesse come esseri umani e immaginasse, che cosa avrei fatto io se avessi vissuto questa situazione? Ma se sei in viaggio con Leslie, Pat e Susan, devi anche fare i conti con la brutalità di quei delitti. Non puoi solo mostrare delle ragazze carine in prigione”.

Ed è proprio questa la forza del fiilm di Harron mostrare l’ordinarietà della malvagità.

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Giornalista, Truffaut mi ha fatto innamorare del cinema. Scrivo anche di TV, arte, serie TV, disabilità e musica

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Il Sito è iscritto nel Registro della Stampa del Tribunale di Roma n.10/2014 del 13/02/2014
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